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Eventi
17/05/2018

Amy Macdonald e Deborah Mayer al MEF

Due visitatrici speciali alla mostra “Il Rosso & il Rosa”

La mostra “Il Rosso & il Rosa” del Museo Enzo Ferrari di Modena racconta il legame che unisce le donne alle Ferrari e riunisce alcuni modelli più belli e rappresentativi, che in ogni epoca sono stati guidati da grandi protagoniste dello spettacolo, dello sport e del mondo imprenditoriale. È un omaggio a tutte le donne che negli anni hanno conquistato un ruolo crescente nel settore automobilistico come clienti, professioniste e pilote.

Per raccontare il legame fra le donne e le Ferrari, l’evento ha dato voce a due clienti d’eccezione: Amy Macdonald, celebre cantante scozzese, e Deborah Mayer, imprenditrice e pilota GT. Le due ferrariste hanno rappresentato la loro passione per le automobili da una prospettiva femminile ormai non più così singolare, attraverso il racconto di frammenti di vita fatti di puro piacere di guida e sfide adrenaliniche con altri piloti.

La cantante Amy Macdonald durante l'evento al MEF

A testimonianza del legame ininterrotto fra le donne e la Casa di Maranello, la mostra “Il Rosso & il Rosa”, che resterà aperta per tutto il 2018, ha raccolto alcune delle vetture più amate da indimenticabili personaggi femminili. Vetture che sono state ammirate prima di tutto proprio da Amy e Deborah nel corso della loro visita. “Per me la Ferrari è musica”, ha detto la Macdonald. “La mia 458 Italia mi ha dato l’ispirazione per una canzone, ‘Slow it down’. E ogni volta che mi siedo dietro al volante penso che auto come queste assomiglino a un album: è il mix perfetto di tante componenti tecniche e di stile e per realizzarle occorre il lavoro di ingegneri, designer, meccanici. Tutti all’unisono per realizzare un’opera perfetta”.

Deborah Mayer con la 488 Challenge con cui ha gareggiato nella stagione 2016/17 del Ferrari Challenge Europe 

Una sensazione di perfezione che anche la Mayer condivide, soprattutto quando è in pista con le 458 Italia GT3 e 488 Challenge: “Per me la gara regala emozioni davvero indescrivibili, soprattutto nei momenti iniziali: quando infilo il casco, mi metto alla guida, parto e arrivo alla prima curva. Vorrei che ci fossero sempre più donne in questo mondo, che può incutere un po’ di timore visto dall’esterno, ma che in realtà, pur essendo giustamente competitivo è anche molto rispettoso. Non ci sono uomini e donne, ma solo piloti”.