Pistunzen

Il blog di Pistunzen

Per quelli che ancora non lo sanno, Pistunzen è la nostra mascotte. Questo piccolo pistoncino è l'unico che in Ferrari può avere accesso a tutti i segreti della fabbrica di Maranello. Di tanto in tanto gli piace scrivere qualche cosa sul blog, tenetelo d'occhio!

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Fantasmi alla guida

Ebbene si, ci sono ancora. Merito un rimprovero ma voglio provocarvi un po': vi rendete conto che nei prossimi 10 anni arriveranno davvero le automobili che vanno da sole e tu stai su a farti portare, a lavorare o a fare altro…affari tuoi... Mi direte che per un Pistunzen cambia poco. Ma come? Vuoi mettere rispondere ad un pilota bello gasato che ti chiede cavalli o ti strozza la benzina per frenare in fretta... Questa faccenda mi preoccupa un po'. Certo, le Ferrari si guideranno sempre, ma cosa fai poi, ti ingarelli con un'auto guidata da un fantasma?

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Al Museo di Maranello due i veri protagonisti: LaFerrari e Pistunzen

Nella nuova mostra dedicata alle supercar tanti i contenuti tecnici oltre a una straordinaria esposizione sul progetto di stile della nuova vettura. Pistunzen è orgoglioso di essere stato chiamato ad accogliere i visitatori con spiegazioni tecniche semplici e chiare. Questa volta sono proprio protagonista: nella mostra sulle supercar del Museo di Maranello ho un ruolo importante, quello di spiegare le cose tecniche. Per un Pistunzen di Maranello può sembrare quasi naturale essere chiamato a un compito così impegnativo. Non è facile, ma cercherò di cavarmela. Sempre per parlare di cose di famiglia non potete perdervi i miei 12 fratelli che fanno bella mostra di sé nel motore de “LaFerrari” la nuova supercar di Maranello. Il motopropulsore ibrido infatti è presentato in modo spettacolare, scomposto in tutti i suoi diversi elementi e fa perfettamente capire come funziona. Anche se non mi sono molto simpatici, perché non hanno i pistoni, quei due motori elettrici che aiutano i miei fratelli a tirare fuori quasi 1000 cavalli. Vi aspetto al Museo, ci divertiremo.

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Pistunzen ingegnere divulgatore

Nella futura mostra sulle Supercar il simpatico personaggio che rappresenta la passione Ferrari, spiegherà con parole semplici i contenuti tecnologici dell’esposizione Cari Amici, è con grande orgoglio che posso dirvi di essere stato scritturato dal Museo Ferrari di Maranello per spiegare in modo semplice e chiaro (spero di farcela…) la tecnologia delle Supercar Ferrari. Mi ha fatto piacere che la direzione del Museo abbia pensato che un Pistunzen possa essere il personaggio più giusto in una attività di questo tipo. Se avrò successo comincerò a distribuite autografi! A proposito, la mostra sulle Supercar inaugura ufficialmente l’8 marzo e sarà aperta fino a fine settembre. Guardate il sito del museo: museo.ferrari.com

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Quelli del divano e quelli che si sbattono

Sarà perché il mio lavoro mi obbliga a girare sempre al massimo ma non posso capire perché ci sia così tanta gente con la memoria corta. Sono capaci tutti di parlare – culo in poltrona e bicchiere in mano – , di una Ferrari che non andrebbe e non sarebbe capace di dare ad Alonso quello di cui il pilota ha bisogno. Io, che nel motore ci sto da sempre, mi ricordo delle cose che forse qualcuno si è dimenticato: grandi colossi mondiali quali Toyota, BMW e persino Mercedes oggi, con la loro presenza in Formula 1, dimostrano come questa sia difficile, al punto che i primi due se ne sono anche andati, diciamo così, con le pive nel sacco. Allora come si fa a criticare un costruttore che ha il suo pilota in gara per il titolo a due Gran Premi dalla fine? È sempre uno solo a vincere, ma questo è il bello dello sport. Così come è bello, anche se a me ha fatto un po’ male alla biella, vedere una gara straordinaria come quella di domenica scorsa, per recuperare appena tre punti. Sono pochi? Forse, se si considera che a Spa e a Suzuka l’eliminazione di Fernando alla prima curva ne è costati ben di più, tanti che, parola di Pistunzen, oggi metterebbero Fernando saldamente davanti. Ma questo è lo sport e la Ferrari è amata perché sa vincere e perché sa anche perdere. E quelli che sono in poltrona ci stiano, perché noi, qui a Maranello, i pistoni li facciamo girare giorno e notte.

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Felipe ritrovato

La bella gara di Massa in Giappone ha galvanizzato Pistunzen Quando è arrivato a Maranello che sembrava un bambino, Felipe Massa mi era piaciuto subito. Sarà perché è piccolino e anche un po’ cattivello, che l’ho sentito un po’ simile a me. Ero a Fiorano nel 2002 - perché un Pistunzen non può stare lontano dalla pista -, la prima volta che ha guidato una Ferrari Formula 1, e devo dirvi che mi aveva impressionato per la sicurezza che aveva dimostrato fin dal primo giro. Poi, sapete com’è, io sono rimasto il solito Pistunzen e lui è diventato famoso. Non voglio dire che si desse delle arie con me, per carità, però non era più quel ragazzino tra lo sfacciato e l’impaurito che avevo conosciuto il primo giorno. In questi ultimi mesi mi è dispiaciuto vederlo così opaco. Avevo persino pensato che non potesse più tornare il Felipe di un tempo. Invece domenica a Suzuka ha guidato davvero bene. E bisogna sapere, lasciatelo dire a me che di piste me ne intendo, che Suzuka insieme a Spa è quella più impegnativa di tutta la stagione. Bravo Felipe, mi sembra di essere ringiovanito di una decina di anni.

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Qui Radio Pistunzen, in diretta dai box

L’emozione di seguire un Gran Premio ascoltando i colloqui tre box e piloti. Pistunzen vi racconta Monza. Molti sanno che sono un Pistunzen ben introdotto in Ferrari, però credo di fare invidia a qualcuno se dico che il Gran Premio a Monza l’ho visto dai box ascoltando, con le cuffie, le conversazioni dei piloti. Ai miei tempi i piloti dovevano guidare e basta ma adesso sono costantemente in contatto con i box per applicare la migliore strategia di gara. Felipe ha parlato poco, ha fatto una bella gara e la sua macchina ha funzionato a dovere. Fernando, invece, ha parlato molto di più, sia perché aveva l’obbligo di rimontare le posizioni perse per il guasto in prova sia, soprattutto, per le conseguenze della pericolosa uscita sulla terra fatta a più di 300 all’ora quando Vettel, per non farlo passare, ha allargato la traiettoria. In quel momento Fernando ha perso l’abituale calma dicendo: “avete visto cosa mi ha fatto a 340 all’ora!” Il suo ingegnere, Andrea Stella, l’ha subito tranquillizzato dicendo che tutti avevano visto. Infatti, poco dopo, Vettel ha pagato con un drive through. Certo è che quello è stato un momento di grande emozione per un Pistunzen come me, abituato a ogni genere di gara. Ma la cosa più emozionante di tutto il Gran Premio sono stati gli ultimi tre giri. Bisogna sapere che nell’uscita, la molla e l’ammortizzatore posteriore della macchina di Fernando si erano danneggiati, e verso la fine del Gran Premio sia il pilota che i box avevano paura che potesse verificarsi un cedimento, Fernando, anche se aveva la segnalazione dei box, continuava a chiedere quanto mancasse dalla fine, mentre il suo ingegnere si raccomandava di stare lontano dai cordoli per evitare sollecitazioni alla sospensione offesa. Che paura ragazzi. Per fortuna, però, tutto è andato bene. E anch’io che sono di un metallo molto resistente, mi sono emozionato.

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Pancia a terra, Maranello style

Me lo ricordo bene, io, Enzo Ferrari, quando criticava i commentatori del lunedì, che si basano sulle cose fatte mentre lui e la squadra erano condannati - queste cose - a farle. E come adesso: prima “la Ferrari non va”, poi invece “va”, e poi “si potevano cambiare le gomme prima”, e tutte queste cose che noi di Maranello abbiamo sentito raccontare molte volte, e che, se le stessimo a leggere, rischieremmo di non occuparci più di corse. Nella Formula 1 è così, bisogna andare avanti pancia a terra, non ascoltare nessuno e fare ricorso alle proprie competenze. Chi è abituato a stare nel motore e a spingerlo, come me, lo sa. Bravo Domenicali, bravo Pat Fry, bravo Marmorini, bravo Alonso e bravo anche Massa, che ha ritrovato l’orgoglio al quale ci aveva abituati. Pistunzen è contento.

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Pistunzen giornalista

Al Mugello, durante la conferenza stampa, ho intervistato Alonso! L'ho fatta! Ho fatto la domanda a Fernando Alonso, al Mugello, durante la conferenza stampa coi piloti della Scuderia per il Ferrari Passion Day. Guardate la foto e vedrete che sono lì che sbuco da sotto la giacca di Ghini. Ho potuto chiedere a Fernando se i motori della F1 di oggi non siano diversi tra loro per prestazioni, visto che ad ogni gara ce n'è uno che domina. All'inizio la sua risposta mi ha lasciato un po' male: ha detto che i motori, oggi, sono piuttosto livellati e non fanno la differenza e che vittorie di motori diversi in condizioni di gara diverse dipendono da altri fattori. Un colpo duro per un Pistunzen. Poi però Fernando ha aggiunto quello che le mie orecchie volevano sentire: ha detto che se non ci fossero limitazioni di regolamento a Maranello si farebbero i motori migliori di tutti. Come ha ragione! Sono molte le generazioni della famiglia Pistunzen ad aver portato vittorie a Maranello e io sono pronto a continuare…

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Famiglie aperte, risultati incerti

Pistunzen rimpiange in cui beveva lambrusco come molle e ammortizzatori Non ditemi che sono vecchio, ma trovo veramente inaccettabile che di noi Pistunzen oggi ci si dimentichi tanto facilmente. Anni fa il merito della vittoria era quasi tutto nostro che sapevamo far girare l’albero motore più velocemente degli altri e scatenavamo i cavalli che il pilota doveva domare. Adesso si sono messi in mezzo tutti questi personaggi senza forma e identità che si chiamano “alettonzen”, “spoileren”, “nolderen” che si danno un giorno delle arie e l’altro giorno li buttano via mentre noi siamo sempre lì a lavorare per loro. Non parliamo poi di queste mode per cui un giorno spadroneggiano quelli del casato Pushrod, e l’altro quelli del casato Pullrod. Ma quale casato! Ai tempi belli un bicchiere di lambrusco ce lo andavamo a bere con quei simpaticoni degli ammortizzatori fedelmente sposati alle molle che funzionavano sempre come funzioniamo noi. Devo dire che la famiglia dei componenti di un’automobile da corsa è molto ampliata, troppo. E’ vero che adesso sono di moda le famiglie aperte ma un sano Pistunzen come capofamiglia, come succedeva una volta, sarebbe una bella garanzia.

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Questa neve porta bene, lo diceva Pistunzon

Mi ricordo del mio bisnonno, lui si che aveva conosciuto Enzo Ferrari. Altro che Roma, a Fiorano c’era una neve che sembrava di essere in Alaska il giorno in cui si sarebbe dovuta presentare la Formula1. Io, che pure non sono così piccolo (si fa per dire…), non riuscivo a vedere oltre i muri bianchi che delimitavano la stradina, tracciata sulla pista, per far passare quei due ganzi di Massa e Alonso al volante di una FF. Bella vita, io a piedi, tutto infreddolito, e loro con le quattro ruote motrici. Ha avuto ragione quel bravo Montezemolo, che se non ci fosse lui non so dove saremmo, a ricordare che quando nacque Ferrari c’era una neve spaventosa. Me lo diceva anche il mio bisnonno Pistunzon (era un colosso, lavorava dentro a un trattore…) che il papà di Enzo era andato uno o due giorni dopo a denunciare la nascita in comune, nel 1898, il 18 febbraio, perché c’era una neve da non uscire di casa. Allora ragazzi, visto quello che ha fatto Ferrari nella vita, questa neve sulla F2012 è la benvenuta. Le suoneremo a tutti, vedrete, parola di Pistunzen!

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Possono simulare tutto, ma non certo me!

Nell’epoca dei simulatori c’è chi è capace di resistere. Pistunzen è tra questi Provate a guardare, e automobili di oggi e quelle di cinquant’anni fa: è cambiato tutto. L’unica cosa che nessuno ha il coraggio di cambiare siamo noi pistoni! È vero che anche noi seguiamo la moda: il taglio più corto, un diverso numero di fasce, ma un bel Pistunzen è sempre un bel Pistunzen indipendentemente dalle epoche. Adesso ci fanno fare degli esercizi in palestra, io chiamo così questi simulatori ipersofisticati dove ci allenano, arrivando a far fare agli altri organi meccanici degli sforzi sovraumani. La vecchia candela che faceva la sua bella scintilla, ed erano tutti contenti, adesso deve farne tre per ogni scoppio. L’ho trovata molto sciupata ultimamente per questi sforzi. Lo stesso per le valvole che prima potevano protestare dandoci delle belle botte in testa, mentre adesso sono diventate obbidientissime sotto gli ordini dell’elettronica che cambia loro la struttura senza preavviso e senza regole per assecondare i capricci di chi guida. In tutto questo progresso Pistunzen e tutti il suoi fratelli restano un baluardo della tradizione, ma una tradizione che guarda avanti, ci mancherebbe altro! Che non venisse in mente a qualcuno che crede che i motori silenziosi, fatti con quei rotoli di fili di rame dove c’è l’elettricità, possano pensare di farci fuori.

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Meglio un Pistunzen che un maiale

Cronaca dei pranzi natalizi a Maranello. Tempi difficili per i maiali. Alle cena che ha festeggiato i vent’anni di presidenza di Luca di Montezemolo, una bella serata davvero, dove ero stato ufficialmente invitato anch’io per lunga militanza, dopo degli ottimi tortellini alla panna, è stato servito uno stinco di maiale a testa! Ma ci pensate, eravamo duemilaquattrocento o giù di lì. Vuol dire qualcosa come 1200 maiali, infatti si usano solo le zampe anteriori perché con quelle posteriori si fa lo zampone… E anche 1200 prosciutti, e poi salsicce, ciccioli, coppa. Incredibile quei poveri maialini! Aveva ragione quella signora, diciamo così piuttosto disinvolta, che stava qui vicino alla pista di Fiorano e che diceva “del maiale non si butta nulla, neppure il numero di telefono”. Poi c’è stato il pranzo della Formula 1, con Alonso e Massa e tutti i ragazzi della Gestione Sportiva. Li mi rodeva un po’ infatti Marmorini e i suoi motoristi usano dei pistunzen nervosi e antipatici che io non posso sopportare. Però il pranzo è stato bello, c’erano anche le lenticchie. Se portano soldi alla F1 va bene, vuol dire che si vince. Alla cena dei giornalisti, infine, il menu è rimasto lo stesso da vent’anni a questa parte. Tortellini in brodo e spalla di vitello, col panettone. E’ una cena dove il tempo non passa: il Presidente racconta di tutto sulle corse, i ricordi, i piloti e la stagione. I giornalisti, da anni sempre gli stessi, ascoltano e prendono appunti. Poi si brinda alla stagione futura. Anzi, certe volte si brindava anche a quella appena finita. Ma quest’anno è stato meglio pensare alla prossima. Auguri!

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Pistunzen depresso? Eppure ha una nuova fidanzata

Lasciare Pistunzen nel covo delle macchine elettriche è stato un gesto indelicato, ma si è aperta una finestra sul futuro Oggi sono davvero depresso, anzi vi chiederei di darmi un po’ di solidarietà perché un pistunzen depresso rende inutili anche le migliori scintille delle candele e intristisce le automobili. E sapete perché sono così depresso? Perché quel simpaticone del direttore ha voluto portarmi al Motor Show e non sapendo dove mettermi mi ha lasciato nell’unico posto dove non avrei mai voluto essere: il padiglione electric-city. Voi non ci crederete, mi guardavano come se fossi un animale in via di estinzione per giunta già estinto. A me? Al pistunzen che viene da Maranello! E no cari amici andate pure in giro con le vostre auto silenziose e senza pistunzen, io ho una fidanzata nuova che mi porterà lontano. Non posso ancora raccontarlo molto, ma quando mi sposeranno con l’elettricità vedrete che botto, altro che depressione!

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Come nacque la GTO?

Mio nonno Pistuzòn fu testimone della nascita di uno dei capolavori di Sergio Scaglietti. Vi racconto come andò. Questa me l’ha raccontata mio nonno Pistunzòn e sono orgoglioso che il Direttore me la faccia raccontare: quando ero un piccolo Pistunzen, il nonno mi raccontava storie utili alla mia formazione professionale. Qui a Maranello, infatti, bisogna essere ben in palla, come si dice. Tra queste una delle mie favorite era quella di come Scaglietti avesse creato quella stupenda macchina che si chiama Ferrari GTO. Il nonno era stato testimone perché a quei tempi le automobili non si facevano come adesso: allora si costruiva il telaio, si montavano motore, sospensioni, freni e tutto il resto. C’erano anche cruscotto, volante e sedile del pilota, tanto che si poteva guidare con la macchina tutta nuda e scheletrica. Mio nonno era nel motore di uno di questi telai viaggianti che venne mandato da Sergio Scaglietti perché facesse una carrozzeria. Doveva essere una GT da competizione, bassa, aerodinamica ma adatta anche all’uso stradale. Quando gli chiedevo di dirmi come fosse nata la carrozzeria, mi sembrava impossibile: “non aveva disegni, prendeva dei fili di ferro e li tirava, modellando le forme, dal muso alla coda e da un fianco all’altro. Teneva conto dell’altezza della testa di chi era al volante, delle sporgenze delle ruote e dei cornetti dei carburatori. In pratica” proseguiva il nonno “la disegnava nello spazio creando questa gabbia che faceva capire tutti i volumi. Poi prendeva la lamiera d’alluminio e la curvava battendola su sacchi di sabbia ai quali dava la forma necessaria. Così, pezzo dopo pezzo, la GTO nacque e fu subito bellissima, con grande orgoglio anche mio...”.

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Vecchi metodi e vaselina vincente

Come si correva una volta, in modo economico e divertente Ha ragione il Direttore, a dire che ci dovrebbero essere anche formule economiche per gareggiare. Mi ricordo tanti anni fa, quando gli facevo da pistunzen sulla sua 500, che eravamo andati a fare una gara in salita. Era la Coppa del Nevegal, vicino a Belluno. Non andavamo malissimo in prova, ma io sentivo che una valvola mi dava fastidio e, alla fine delle prove, gliel’ho fatto capire. Lui naturalmente si è molto preoccupato ma non aveva un meccanico, perché non aveva neanche i soldi per l’albergo. E così ha dovuto chiedere aiuto. Allora c’era un famoso meccanico e preparatore dell’Alfa Romeo, Sivocci. Mosso a compassione, Sivocci viene a sentire cosa facevamo io e la valvola. Pensa un attimo e dice “non ti preoccupare puoi correre, solo che devi mettere nella benzina un bicchiere di olio di vaselina”. Noi, dopo l’aggiunta dell’olio di vaselina, facevamo un po’ di fumo, ma la valvola non dava più fastidio. E il giorno dopo, non ci crederete abbiamo vinto.

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Preferisco divertirmi, ma certe volte…

Siamo più bravi ad usare la bocca che gli occhi Pensa prima di parlare. Quale genitore non ce lo ha detto? Anche per chi fa di mestiere il Pistunzen questa raccomandazione vale. Mi direte, ma quando il motore va in moto, voi pistoni più che parlare, fate un rumore d’inferno. Vero. Ma questo non ci impedisce di vedere e ragionare. Per esempio a me viene una tristezza profonda quando sulla strada vedo i mazzi di fiori che ricordano una tragedia. Se guardate bene, anche senza farsi aiutare da Hercule Poirot o Sherlock Holmes, il colpevole appare immediatamente ai vostri occhi. Si tratta di un paletto messo, sciaguratamente, come divisorio di uno spartitraffico, di un palo della luce piantato a bordo strada, di una rotonda malissimo segnalata contro cui, nel buio della notte, si è andati malamente a finire, e via di seguito. La segnaletica ha un grande ruolo in queste brutte cose: spesso un cartello messo troppo tardi, oppure poco leggibile, può provocare reazioni in chi guida che finiscono con l’innescare un processo a catena dalle conseguenze imprevedibili. Cosa posso dirvi di più, io che non conto nulla? Vi dico di segnalare, con energia, usando la rete, indirizzandovi a giornali e tv locali, tutti quei maledetti posti che sono stati teatro di un incidente o annunciano che presto, purtroppo, lo saranno. Tante voci valgono più di una. Lo posso dire io che adoro far parte dei dodici pistunzen di un bel motore Ferrari. Come si dice: l’unione fa la forza.

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Quel casco di Sic

Anche il cuore di Pistunzen è ferito per la tragedia di Marco Simoncelli Questa volta non c’è proprio da scherzare, quando si parla di piloti che muoiono la tristezza supera tutto. Voglio solo dire una cosa per ricordare quel simpatico Simoncelli: ai miei tempi, parliamo degli anni ‘50 e ‘60, morivano molti piloti anche in macchina. Troppi. C’era una cosa strana quando succedevano gli incidenti: se il pilota, che non aveva cinture né tuta e stivaletti ignifughi come adesso, restava sull’asfalto inanimato con le scarpe ai piedi, certamente non era morto. Se perdeva le scarpe, invece, era morto. Mi hanno spiegato che è, in effetti, un fatto naturale, di contrazione, mi pare di aver capito. Quando domenica, guardando il Moto GP in Malesia – io non perdo una gara di moto perché i miei parenti pistunzen sono anche lì, ma soprattutto perché trovo straordinario il coraggio e la bravura dei piloti – ho visto quel casco rotolare, ho avuto un presentimento sinistro. Ho ricordato quelle scarpe di un tempo. Povero caro Sic. Non lo conoscevo ma lo amavo come amo tutte le persone che hanno il coraggio di fare ciò che amano. Ti ricorderò.

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Pistunzen e la fatina

Come l’elettronica ha evitato che quelle maledette valvole ci battessero in testa. Personalmente non avevo una grande simpatia per l’elettronica: queste innovazioni che vengono a turbare la magia di chi ha dato origine al motore a scoppio, come siamo noi pistoni, mi da un po’ fastidio. Però devo dire che ho cambiato idea. Perché per 60 o 70 anni noi pistoni abbiamo avuto un costante conflitto con quelle maledette valvole che ogni tanto finivano a batterci in testa. Mi spiego, da pistunzen a chi non é pistunzen: quando chi guidava la macchina sbagliava andando troppo giù di giri o accelerando nel momento sbagliato, quelle maledette valvole venivano a battere sopra la testa di noi pistoni, facendo un ticchettio caratteristico ma facendoci anche un gran male. Non voglio ricordare i danni che potevano venire al motore. L’elettronica, come una fatina magica ha eliminato questa sorta di maledizione, per cui anche il più maldestro dei piloti che a mille giri decide di schiacciare l’acceleratore più del necessario viene inviato al pronto intervento della centralina che regola l’anticipo evitando che noi poveri pistoni ci prendiamo delle terribili botte in testa.

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Che fatica!

Pistunzen alla Targa Florio: emozioni e fatica Questa volta mi sono proprio stancato: non solo mi hanno sbatacchiato a sinistra e a destra nelle curve del percorso della Targa Florio, ma anche dall’alto in basso per via delle buche, delle frane e delle voragini che hanno massacrato quelle belle strade negli ultimi anni. È vero che sull’Appennino modenese, che io come Pistunzen Ferrari conosco a mena dito, ci sono dei movimenti delle strade a causa del terreno argilloso, ma quello che ho trovato sulle Madonie proprio non lo immaginavo. Certe volte sembrava di cadere dentro a un pozzo. Ma le emozioni non sono finite lì: mi hanno fatto fare tutto il giro dell’Etna, ma non una volta, addirittura tre, arrampicandosi in alto in alto fino a quando sembra di stare sulla luna con la lava a sinistra e a destra tutta nera che mi faceva un certo effetto per non dire un po’ di paura (non dimentichiamo che un Pistunzen non può avere paura…). Comunque è stato bello: c’erano anche certe carriole di macchine dell'ante guerra coi miei nonni che sbuffavano disperatamente per riuscire a portarle su per le salite. Le Ferrari ovviamente non hanno avuto inconvenienti di sorta perché sono fatte per affrontare ogni genere di sfida. La mia, anche se era un po’ vecchierella, andava una meraviglia al punto che ci siamo talmente appassionati da rimanere senza benzina. Che figura! Abbiamo dovuto girarla e tornare giù in folle per circa 10 chilometri finché non abbiamo trovato un distributore. Per fortuna quasi nessuno se ne è accorto. Anche perché se qualcuno capisce che le vetture possono funzionare senza Pistunzen mi mandano in pensione!

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Pistunzen deve farsi lo smoking

Il nostro inviato dovrà imparare a stare in società, visto che ormai partecipa anche a serate di gala ed è testimone di eventi esclusivi. Non mi avevano detto di portarlo, ma in tutta onestà non avevo pensato neppure di farmelo lo smoking. Pistunzen non è abituato ad avere inviti a serate di gala come quella al casino di Venezia dove sono stato invitato per errore insieme a tutti quegli importanti collezionisti ai quali è stata dedicata una cena coi fiocchi. Mi sono nascosto in un angolo del motoscafo che ci portava dal lido e mi sono messo in un tavoloni fondo guardando questi signori che hanno portato le loro macchine dagli Stati Uniti e da Hong Kong, dall’India, dall’Argentina e dal Sud Africa per passare quattro giorni sulle strade che vanno da Maranello a Venezia fino ai Colli Euganei. Questi palazzi veneziani mettono un po’ di soggezione coi loro stucchi, i grandi quadri, degli enormi lampadari che fanno un po’ paura perché penso sempre che il gancio magari si potrebbe staccare, ma l’altra sera l’entusiasmo dei partecipanti rendeva Palazzo Vendramin quasi allegro. Meno allegre le signore, costrette a passare le belle giornate italiane, non tra negozi di lusso e boutiques, ma sedute a fianco del marito intento a giocare con la sua Ferrari. Sicuro che quelle espressioni un po’ severe preludessero a richieste di premi finali che porteranno un po’ di soldi alla nostra economia! Ho parlato un po’ coi miei cugini, tutti piuttosto anziani perché le macchine partecipanti erano degli anni ’50 e ’60 e mi hanno detto che sono stati abbastanza strapazzati soprattutto quando le 30 Ferrari partecipanti si sono scatenate sul vecchio circuito del lido: poveri Pistunzen hanno fatto tirate da 6 o 7 mila giri, cosa che oggi sembra poco ma a quei tempi coi carburatori un po’ tossicchianti e i magneti capricciosi volevano dire qualcosa. Alla fine però erano tutti contenti perché, e lo posso testimoniare in prima persona, noi pistoni della Ferrari, siamo orgogliosi di essere l’autentico cuore delle emozioni che le nostre automobili sanno dare.

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Con Pistunzen gironzolando nel paddock

Quello che non si vede di un Gran Premio scoperto dal nostro curiosone. Mi hanno portato a Monza venerdì, una giornata di quelle che possono sembrare barbose. Allora mi sono ingegnato a trovare delle cose divertenti: prima sono andato a curiosare nelle ospitalità dei team. Entrando sembra di essere in una fiera gastronomica più che in un autodromo: ci sono cose ottime da mangiare, anche se di vino non se ne parla. Ma si può capire! È divertente vedere che più le squadre sono importanti più hanno delle ospitalità maestose. Quando sono entrato la prima che ho visto è quella di un team che parte sempre in fondo, quella dell’Hispanica, che hanno un motor home molto elegante ma ben più piccolo di quello che possono sfoggiare squadre come Mercedes, Mclaren, Red Bull e ovviamente Ferrari. Alla Ferrari, e io francamente non capisco come facciamo, partendo da due tir, costruiscono una palazzina di tre piani che ha perfino i bagni. Ho scoperto che Alonso e Massa, al secondo piano hanno una loro cameretta privata dove si rifugiano per non essere assaliti dai giornalisti e dove si rilassano prima della corsa. Di fronte (altro che campeggio dove vanno alcuni dei miei amici d’estate coi pistunzen stesi a rosolarsi al sole) ci sono gli uffici dove gli ingegneri ed i piloti si trovano per le famose strategie. Quando ho provato ad entrare mi hanno sbattuto la porta in faccia. Peccato perché avrei potuto dare qualche buon consiglio… però non posso dare loro torto: le strategie devono essere segrete ed io rischio di essere un po’ pettegolo. Mi sono anche molto divertito a gironzolare tra gli stand che vendono gadget delle squadre: sembra di essere in via Montenapoleone. Quello della Ferrari è tutto rosso. Ci starebbe bene ance un po’ di giallo se vendessero me come portafortuna, ma non ci hanno ancora pensato. Alla Pirelli, invece di vendere, fanno provare a fare il cambio gomme. Quei poveretti che ci provavano facevano ridere, una cosa che se io buco una gomma della mia Panda di notte ci metto di metto a cambiarla! Però c’era grande entusiasmo e mi sono divertito. C’è solo una cosa che non mi è piaciuta molto, solo perché avevo messo gli occhiali da sole, nessuno mi ha riconosciuto e non ho potuto firmare nemmeno un autografo. L’anno prossimo mi organizzo meglio.

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Mi sono divertito (di nascosto…)

Pistunzen ha accompagnato il nostro Direttore ad Uniques. Naturalmente si è fatto notare, scegliendo tutte le macchine più strane e originali. C’era da aspettarselo. L’ho preso che era in buona e l’ho convinto a portarmi a Firenze al concorso d’eleganza Uniques. Avevo promesso di comportarmi bene ma mi hanno subito fatto notare che il mio abbigliamento non era consono: malgrado il caldo, infatti, erano tutti eleganti con giacca, cravatta e Borsalino in testa. Quello mi sarebbe piaciuto...pensa un Pistunzen col Panama! Insomma, mentre lui bla, bla, bla, parlava con tutti delle Ferrari io l’ho mollato e sono andato a scegliere le macchine che mi piacevano di più. Per fargli dispetto, ma non diteglielo, ho proprio escluso le Ferrari, di quelle ne parla lui e non avrei voluto andare in conflitto. Così mi sono scelto le macchinine più curiose e strane. Certe mi assomigliavano perfino. Una si chiamava Doretti, una macchinina un po’ ridicola che si erano fatti nel 1947 per correre. Il nome se lo sono inventato con una fantasia degna della macchina: poiché la moglie del proprietario si chiamava Doroty, con un tocco di italianità l’hanno chiamata Doretti. Non commento. Poi mi è piaciuta da pazzi una Lancia Aprilia fatta da Zagato prima della guerra, un incrocio tra un pavesino e l’ala di un aereo. L’avrei provata volentieri, così come quella vecchia Aston con una tromba a pompetta. Ma mi domando come potesse uno in corsa, popi popi, chiedere strada agli avversari con la tromba! A un certo punto ho preso una paura: m sono trovato davanti il Mefistofele, un mostriccione enorme del 1924. Una Fiat, chi lo avrebbe detto, con un motorazzo sei cilindri con dentro sei Pistunzon giganteschi. Pensate che il tubo di scappamento sembrava quello della stufa del mio amico preparatore Sivocci. C’erano anche un paio di Bugattine niente male, ma per me hanno il muso troppo lungo e non riuscirei a vedere abbastanza bene per guidarle. Mi è piaciuta, invece, una verdona inglese col motore americano, la Allard, perché ha il muso che sembra quello di un Bull Dog. Neanche a dirlo, si è subito accorto che guardavo le altre macchine: mi ha sorpreso vicino ad una Rolls Royce che si portava una cassetta degli attrezzi così completa da avere anche le candele e la guarnizione della testa. Speravo che avesse anche i pistunzen, ero già eccitato anche se il mio inglese è quello che è. Ma non c’erano e poi quel noioso mi ha richiamato all’ordine. Fortuna che c’era un ottimo buffet, così mi sono lubrificato ben bene con l’olio extravergine toscano. Che goduria.

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Pistunzen californiano tra Laguna e Pebble Beach

CRONACA DI UN VIAGGIO OLTREOCEANO Quando ho sentito del fortunale a New York ho avuto paura. Io non viaggio molto da solo (quando viaggio lo faccio chiuso nel motore a fare il mio lavoro di Pistunzen, cioè, pardon, di pistoncino), ma quest’estate mi sono lanciato. Ho chiesto il visto per l’America e mi sono fatto portare in California, che non sapevo bene quanto distasse da New York (adesso che lo so, non ho più paura!). Lì ogni estate c’è la più interessante riunione di pistunzen di tutti i tipi e le epoche. Lo chiamano concorso d’eleganza e i miei fratelli se ne stanno chiusi in centinaia di motori dei più diversi. Ha luogo a Pebble Beach, ma ce ne sono tanti altri di questi concorsi, tutti nella stessa settimana, a Monterey, a Laguna Seca e a Carmel, tutti posti vicini dove i miei simili si danno appuntamento. Quelli che fanno più fatica, sono i pistunzen delle macchine storiche che corrono a Laguna. Una vera festa con qualche strigliatina quando i piloti fanno quella specie di toboggan che è la curva detta cavatappi. Già, infatti c’è da ubriacarsi a farla. Il massimo dell’eleganza è però Pebble Beach. Lì ci sono certe aristocratiche, tutte rifatte, che se la tirano perché hanno avuto l’invito. Saranno anche belle, ma hanno superato l’età della giovinezza ed i loro pistuzen non sono più così efficienti quanto posso essere io. Infatti ho personalmente fatto una figura bellissima: Mi sono presentato sulla FF, giovane e con niente a che vedere con quelle babbione americane che certe volte sfoggiano perfino 16 cilindri, potentissima, dalle curve che fanno girare. Devo dire che in vita mia raramente avevo avuto tanti complimenti… Dite pure che mi conoscete, che conoscete il Pistunzen californiano. Magari il prossimo anno andiamo insieme. A me piace viaggiare coi miei fan…

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Altro che ‘Pilotino’

Sentendo parlare di ‘Pilotino’, pensavo che finalmente si fossero accorti che non serve andare a cercarli in Brasile o in Spagna i piloti (e neppure in Germania...). Pensavo che finalmente avessero capito che il ‘pilotino’ vero, quello di talento, sono io, Pistunzen. Mi ero messo i guanti da guida e quando sono arrivato al capannone supersegreto nel quale pensavo di trovare il prototipo che avrei guidato mettendo in mostra le mie doti, ero davvero emozionato. E invece, che delusione! Mi hanno passato al setaccio più di quanto ti fanno all’aeroporto, poi una volta entrato, non ho visto auto da corsa, ma gli operai intenti a montare e smontare pezzi su automobili tutte camuffate che faticavo a riconoscere. Mi hanno spiegato, visto che mi veniva quasi da piangere, che ‘pilotino’ è il nome di quel capannone, e non io, perché è il capannone dove imparano a montare i nuovi modelli. Questo mi ha consolato. Se mi hanno portato fin lì, dove non entra nessuno, è segno che hanno stima per me. Però, se qualcuno conoscesse Montezemolo, gli dica, per piacere, di provarmi al volante della Formula 1. Come paga mi accontento di qualche buon bicchiere d’olio Shell. Come Pistunzen l’olio per me è tutto.

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Pistunzen al concorso di Car Design

C’era un gran movimento nel padiglione della logistica martedì mattina. Passavo di lì e mi sono intruffolato scoprendo che si stava preparando la premiazione del “World design contest”, non ho capito bene cosa significhino queste parolone, mi dicono che sia una sorta di gara tra le scuole di car design internazionali. Una cosa seria, ragazzi venuti da tutto il mondo coi loro disegni e modelli delle Superferrari di domani. I modellini esposti, una ventina, mi sono piaciuti. Se non altro sono in una scala che andrebbe bene a me… se avessi la patente. Ho provato a pensare cosa avrei fatto se fossi stato in giuria. Per prima cosa avrei bocciato tutti quelli che hanno proposto delle Ferrari elettriche. Ma scherziamo? Una Ferrari senza motore a pistoni! Vorrebbe dire segnare l’estinzione della mia razza. Diciamolo chiaro: io non ho nulla contro l’elettricità, ma si può convivere! Che lei faccia il motorino per l’accelerazione e per la città, mentre noi pistoni ci scateniamo in strada e in pista. Come a dire, sono disposto ad entrare a patti con queste ibride, ma nulla di più. Sui modelli qualcuno mi è piaciuto più degli altri. Quello argento con le ruote tutte coperte, davvero strano e diverso, che ha avuto I terzo premio, era il mio favorito, si chiamava Cavallo Bianco. Un progetto di una scuola inglese con un nome importante: Royal College Automobile fatto da un cinese e da un inglese. Che coppia. Poi un altro, una specie di monoposto vestita, questo fatto da americani, una scuola di Detroit, CCS, se non sbaglio. Hanno vinto I coreani con un bolidone chiamato Eternità. Ma a me piaceva anche molto una spider per le corse, una specie di macchina da videogioco un po’ pazza di certi spagnoli dello IED di Barcellona. Si sa, loro sono dei grandi appassionati di moto e macchine, e si vede. E gli italiani, mi sono chiesto? Hanno fatto belle cose, quasi tutte coi pistoni, meno male. Il migliore della scuola italiana, lo IED, è stato però un ragazzo dell’Azerbaigian! Arrivato secondo, bravo, ma cosa dirà Pininfarina?

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Che sballo Pistunzen in California

Mi hanno portato in California (ho avuto qualche problema col visto, in aeroporto, per via delle impronte digitali troppo affumicate, ma poi è andata), e adesso sono qui, nel deserto della California con un “tocco” di modella che non vi dico a fare le foto per il Magazine. Peccato che c’è anche il modello, il truccatore, l’art director, la segretaria di produzione, lo stylist, il fotografo, l’assistente del fotografo…che palle, così non riesco a corteggiarla. Pensate che abbiamo una bellissima Airstream d’alluminio, una vera americanata, che avrebbe potuto riparare dal sole me e quella povera ragazza… Odio le roulotte affollate!

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A bordo di una 599GTO

Ho avuto una emozione veramente speciale questa volta. salire su una 599 GTO, appena costruita, bellissima, bianca con la riga blu. Ero seduto di fianco al collaudatore che ha fatto il classico percorso su strada che compie ogni Ferrari costruita prima di essere consegnata al cliente. Siamo andati su per i colli dietro Maranello, poi giù sulla superstrada e anche un pezzo di autostrada. Avevo paura che mi venisse il mal d'auto perchè sono piccolino e non riuscivo a vedere fuori bene, ma il rumore che facevano i miei dodici cugini del motore mi ha veramente esaltato. La prossima volta salirò a bordo degli otto cilindri e mi porto un cuscino!

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Mio nonno Oldpistunzen mi ha raccontato come nacque il nome Testa Rossa. Volete saperlo?

Altro che creatività, qui si deve parlare di furbizia. Uno dice, ma che bello il nome Testa Rossa, chi se lo sarà inventato? Provate a tornare indietro nel tempo al 1957, nell’officina di Maranello. I motori erano quasi tutti uguali, i V 12 delle famose 250. Mi raccontava mio nonno Oldpistunzen che anche in famiglia finivano con l’essere montati in motori a destinazione diversa. Li pesavano tutti, i pistoncini miei antenati, e quelli che pesavano meno ed erano anche dello stesso peso, li mettevano, i fortunati, nei motori da corsa. Però, poi, i motori dall’esterno si assomigliavano tutti e allora, per distinguere quello che serviva per il modello da competizione, zac!, gli dipingono i coperchi delle punterie di rosso. “Porta ben qui il motore con la testa rossa…”, oppure “Dove hai messo la macchina col motore con la testa rossa?” e ancora, “Vai a prendere la testa rossa !”. Alla fine anche i miei antenati, se glie lo avessero chiesto, avrebbero detto. Ma chiamatela Testa Rossa e non se ne parla più. E così fu.

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Curiosando tra le macchine del Presidente

Quali automobili usa Luca di Montezemolo? Pistunzen studia da anni i suoi movimenti e quelli del suo fedele autista… L’ufficio del Presidente è al primo piano della palazzina che si affaccia sul cortile storico della Ferrari. Questa palazzina ha una scalinata esterna alla destra della quale sta la vettura di Montezemolo. Antonio, il suo fedele, veloce e sempre presente autista garantisce che la macchina sia sempre così pulita e perfetta da sembrare nuova. Io sbircio con invidia: per quanto possa provare a lustrare la mia macchinina, non verrà mai così bella lustra e profumata. Ho anche capito che si può studiare l’umore dal Presidente a seconda della macchina che usa: la Croma nera, quella superlucida, indica che è nel suo ruolo istituzionale. Severo ma disponibile. Certamente molto impegnato. Quando ha la Panda 4x4 – ma adesso è un po’ che non la vedo – penso che abbia il cuore un po’ in vacanza. Una buona giornata per incontrarlo. Adesso che la Jeep ha preso il posto della Panda, non sono capace di interpretare il suo umore guardando quel macchinone spigoloso. Meglio girare al largo. La cosa che mi incuriosisce, e aumenta ulteriormente la mia smisurata ammirazione per lui, è che usi macchine tutto sommato normali. La Quattroporte Maserati nera, che utilizzava Todt (così, almeno, si diceva, perché coi vetri oscurati, lui che non è neppure troppo alto, non si vedeva neanche), e che a volte usa l’ingegner Felisa, il Presidente non la guarda neppure. Questo si chiama sorprendere. Ma la cosa più interessante per un curiosone come me, è vedere quando gli preparano le Ferrari da provare. Il brivido che attanaglia l’intera Direzione Tecnica è palpabile. Cosa troverà che non va? Già, perché i veri capi riescono sempre a beccare qualcosa che, sciaguratamente è sfuggito o si è dimenticato. Pensate che, a volte, si fa dare per una prova perfino i prototipi, tutti camuffati. E questo la dice lunga sull’attenzione che pone alle sue creature, quelle già nate e quelle in via di incubazione. In queste occasioni vorrei che si occupasse un po’ di più anche di Pistunzen che, nel suo piccolo, contribuisce a far funzionare la grande macchina di Maranello. Ma tant’è, non si può pretendere tutto dalla vita…

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Ci sono cose che mi fanno infuriare

Io, che ho passato la vita nei motori (e cosa potrebbe fare altro un Pistunzen?), posso dirvi una cosa seria dopo che mi sono trovato, a Montecarlo, proprio dove ci sono stati gli incidenti di Rosberg e di Perez durante le prove. Seria perché sono molto sensibile agli incidenti stradali e mi fa imbestialire e mi rattrista profondamente, vedere che tanti incidenti sono dovuti alla trascuratezza di chi si occupa delle strade. Basterebbero segnali più efficaci, cartelli più leggibili e, ancora più importante, meno paletti di ferro ed ostacoli, per salvare tante vite. Siccome le corse insegnano che l’origine di un incidente può essere una banalità, a Montecarlo ne ho avuto conferma: all’uscita del Tunnel c’è un leggero dosso dove le macchine perdono aderenza. Sia Niko che Sergio (scusate la confidenza, ma per un Pistunzen del mestiere può starci), sono decollati su quel dossetto rischiando la vita. Ma davvero. Morale? Ho chiesto ad Alonso cosa si potrebbe fare. Ha dato una risposta sconcertante: basterebbe riasfaltare. Vi rendete conto di come certi rischi potrebbero essere facilmente evitati!

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La Principessa mi ha sorriso…

Non vado spesso ai Gran Premi, ma quando decido vengo trattato come un pistunzen da rispettare e mi danno un pass che mi permette di curiosare un po’ dappertutto. A Montecarlo, in quella specie di kasba creata tra gli alberi per realizzare i Box, c’è una concentrazione di VIP non da ridere. Più sono vip e più hanno dietro fotografi e TV, così si riconoscono già da lontano. Potete immaginare il mio orgoglio quando mi sono trovato vicino alla futura Principessa di Monaco. Che bella! Alta, che per essere alto come lei dovrei avere una biella da corsa extralunga. Mi ha anche sorriso…forse pensava che fossi un VIP anch’io. Vip con la ip minuscola, naturalmente..

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Altro che carriole!

E’ stata una bella esperienza questo Tribute to 1000 Miglia. Mi hanno appiccicato, come se fossi un adesivo, sulla macchina del Direttore. Lui se la tira un po’ e poi aveva una Ferrari fantastica, una 250 SWB competizione da far tremare le gambe. Si, per come va e per quanto vale. Che coraggio! Comunque lui diceva che le prime macchine della 1000 Miglia storica sono delle carriole, Alfa, Bentley e Bugatti degli anni 30 sembrano davvero dei mezzi antidiluviani. Non vi dico come c’è rimasto quando si è trovato in mezzo alle cosiddette carriole. Già, perché gli si è rotta la pompa elettrica e ha perso un’ora per sostituirla, ripartendo in mezzo ai primi della gara storica. Non sapete quanto ha dovuto sudare per passarli! Quelli vanno alla morte, occupano tutta la strada e non ti regalano niente. Per riuscire a passare la Bentley, che è un vero camion, ha dovuto tagliare attraverso un parcheggio! Che figura, altro che carriole… Però, devo essere onesto, malgrado l’inconveniente è stato bravo: ha finito terzo di classe e undicesimo assoluto.

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Avete mai visto un simulatore?

Con chi credete di parlare? Lo so che lo avete visto, ma io non parlo di quelli tipo supergiocattolo, parlo di quello vero, della Formula 1. E’ una cosa bestiale, sembra un’astronave che si muove nello spazio. Poi fa un rumore d’inferno, roba che mi vibrava perfino la biella quando ero lì a vedere. Il pilota entra, poi spengono tutte le luci e questa specie di piattaforma si solleva e resta come sospesa nel vuoto. Via! Il pilota guida e questo coso, non so come chiamarlo, da fuori sembra un coso…, si sposta a destra e sinistra, su e giù, avanti e in basso. Capisco che qualche pilota riferisce di stare male quando prova! Mi sorprende che non stiano male tutti. Cercherò di convincere Gabriele Delli Colli, il capo qui, a farmelo provare, magari un sabato. Poi vi racconto (ma se sto male non ve lo dico!).

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Con le pive nel sacco

Dovete sapere, ma che resti tra noi, che Roberto Fedeli, il Direttore Tecnico Ferrari, un pezzo da 90, per intenderci, è totalmente impallinato per la musica. Ha creato un gruppo che si chiama Red House Blues Band…non so se mi spiego. Il guaio è che non hanno tempo di provare, con tutto il lavoro che c’è. Io li ho sentiti, sono bravi, e mi sono chiesto come facessero, visto che sono sempre in Ferrari, impegnatissimi. Poi ho scoperto che si erano fatti una specie di sala di registrazione e prova in una zona molto nascosta dell’area sperimentazioni. Non male l’idea. Peccato che adesso lo spazio è stato dedicato a nuovi macchinari e hanno dovuto sloggiare. Temo che la qualità della band ne risentirà. In compenso saranno le Ferrari a migliorare ancora!

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Ho scoperto un segreto

Ho scoperto un posto fantastico qui a Maranello. Sembra un film. Entri in un vecchio capannone che sembra abbandonato, ci sono muletti che vanno e vengono per portare pezzi, non ho capito cosa. Poi, sul fondo scopri una porticina inaccessibile. Codici segreti e quant’altro. Io, come Pistunzen, ho i miei trucchi, però, e sono entrato. Non ci crederete: uno spazio enorme con alcuni prototipi, tutti grigi, di modelli sconosciuti. Cos’è? E’ il posto, segreto, dove si sviluppano le Ferrari di domani. Lì gli uomini del Ferrari Design Centre confrontano le loro idee con quelle di Pininfarina. Fantastico… ne vedremo delle belle!

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