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Il blog di Pistunzen

Per quelli che ancora non lo sanno, Pistunzen è la nostra mascotte. Questo piccolo pistoncino è l'unico che in Ferrari può avere accesso a tutti i segreti della fabbrica di Maranello. Di tanto in tanto gli piace scrivere qualche cosa sul blog, tenetelo d'occhio!
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Adoro i piloti

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Auto che vanno da sole? Annoiano Pistunzen

Mi viene una certa sonnolenza all’idea di dover lavorare nel motore di una di quelle macchine che andranno da sole. Immaginate che noia essere nel motore di una macchina che decide dove andare, non le piacciono le sgasate e non fa niente per essere divertente. A noi Pistunzen piace quando sentiamo il piede del pilota e, più è deciso, più rispondiamo con entusiasmo.

Io adoro quando vengo pilotato bene. Pensandoci però ci sono anche dei rischi che le auto che vanno da sole non mi fanno correre: se quello che guida non è capace, trrrran, ti becchi una picchiata in testa delle valvole che ti fa un male che solo noi pistoni conosciamo! Per fortuna l’elettronica mi sta dando una mano e questi incidenti sono diventati quasi impossibili. Al di là di tutto, come scrive il nostro dotto Direttore nel suo post, noi Pistunzen delle Ferrari non corriamo rischi: le Ferrari verranno sempre guidate!
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Last minute

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I mille libri di pistunzen Non ho niente di contrario che in azienda che approfitti della chiusura per fare lavori di vario genere. Ma quando un povero pistuznen che si è dato da fare per 11 mesi viene informato all’ultimo momento che gli cambieranno il monoblocco da un giorno all’altro, non è allegro. Perché, checché se ne pensi, non è che un pistunzen parlante si accontenta di scivolare nell’olio e di prendersi delle esplosioni in testa al ritmo di diverse migliaia al minuto, ma ha anche i suoi libri e tutte le sue cose da trasferire per poter essere pronto a rispondere alle domande di chi vuole avere il suo parere sulla Ferrari di oggi o di ieri. Bene, l’avete capito, sono qui a impacchettare libri. Ne approfitterò per rinfrescarmi la mente su episodi dimenticati…

Ho guidato il simulatore e mi sento pronto per la pista

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Sono un po’ arrossito quando il tecnico del simulatore mi ha messo il cuscino dietro alle spalle perché facevo fatica arrivare al volante e ai pedali. Pistunzen alla guida non è cosa da tutti i giorni: quando sei dentro nel motore, a guidare è sempre un altro! Però aver guidato il simulatore della Formula 1 mi ha fatto sentire davvero un pilota: la cosa più emozionante è quanto si vada forte e soprattutto come la monoposto sia appiccicata a terra come se fosse una gomma da masticare. Più vai forte più sta lì. Poi ci sono le complicazioni, questo lo dovevo prevedere: quando arrivi a 320 all’ora alla fine del rettilineo di Monza e devi frenare per entrare in una chicane da fare a 70 all’ora puoi andare un po’ in confusione. Ma dopo un paio di giri impari e ti domandi: ma quei due maialini di Alonso e Massa per divertirsi così vogliono anche essere pagati?! Io sarei pronto a pagare per fare il lor mestiere (peccato che lo farei malissimo…).

Fantasmi alla guida

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Mi direte che per un Pistunzen cambia poco. Ma come? Vuoi mettere rispondere ad un pilota bello gasato che ti chiede cavalli o ti strozza la benzina per frenare in fretta... Questa faccenda mi preoccupa un po'. Certo, le Ferrari si guideranno sempre, ma cosa fai poi, ti ingarelli con un'auto guidata da un fantasma?

Al Museo di Maranello due i veri protagonisti: LaFerrari e Pistunzen

Pistunzen
Questa volta sono proprio protagonista: nella mostra sulle supercar del Museo di Maranello ho un ruolo importante, quello di spiegare le cose tecniche. Per un Pistunzen di Maranello può sembrare quasi naturale essere chiamato a un compito così impegnativo. Non è facile, ma cercherò di cavarmela. Sempre per parlare di cose di famiglia non potete perdervi i miei 12 fratelli che fanno bella mostra di sé nel motore de “LaFerrari” la nuova supercar di Maranello. Il motopropulsore ibrido infatti è presentato in modo spettacolare, scomposto in tutti i suoi diversi elementi e fa perfettamente capire come funziona. Anche se non mi sono molto simpatici, perché non hanno i pistoni, quei due motori elettrici che aiutano i miei fratelli a tirare fuori quasi 1000 cavalli. Vi aspetto al Museo, ci divertiremo.

Pistunzen ingegnere divulgatore

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Cari Amici, è con grande orgoglio che posso dirvi di essere stato scritturato dal Museo Ferrari di Maranello per spiegare in modo semplice e chiaro (spero di farcela…) la tecnologia delle Supercar Ferrari. Mi ha fatto piacere che la direzione del Museo abbia pensato che un Pistunzen possa essere il personaggio più giusto in una attività di questo tipo. Se avrò successo comincerò a distribuite autografi! A proposito, la mostra sulle Supercar inaugura ufficialmente l’8 marzo e sarà aperta fino a fine settembre. Guardate il sito del museo: museo.ferrari.com

Quelli del divano e quelli che si sbattono

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Sono capaci tutti di parlare – culo in poltrona e bicchiere in mano – , di una Ferrari che non andrebbe e non sarebbe capace di dare ad Alonso quello di cui il pilota ha bisogno. Io, che nel motore ci sto da sempre, mi ricordo delle cose che forse qualcuno si è dimenticato: grandi colossi mondiali quali Toyota, BMW e persino Mercedes oggi, con la loro presenza in Formula 1, dimostrano come questa sia difficile, al punto che i primi due se ne sono anche andati, diciamo così, con le pive nel sacco. Allora come si fa a criticare un costruttore che ha il suo pilota in gara per il titolo a due Gran Premi dalla fine? È sempre uno solo a vincere, ma questo è il bello dello sport. Così come è bello, anche se a me ha fatto un po’ male alla biella, vedere una gara straordinaria come quella di domenica scorsa, per recuperare appena tre punti. Sono pochi? Forse, se si considera che a Spa e a Suzuka l’eliminazione di Fernando alla prima curva ne è costati ben di più, tanti che, parola di Pistunzen, oggi metterebbero Fernando saldamente davanti. Ma questo è lo sport e la Ferrari è amata perché sa vincere e perché sa anche perdere. E quelli che sono in poltrona ci stiano, perché noi, qui a Maranello, i pistoni li facciamo girare giorno e notte.

Felipe ritrovato

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Quando è arrivato a Maranello che sembrava un bambino, Felipe Massa mi era piaciuto subito. Sarà perché è piccolino e anche un po’ cattivello, che l’ho sentito un po’ simile a me. Ero a Fiorano nel 2002 - perché un Pistunzen non può stare lontano dalla pista -, la prima volta che ha guidato una Ferrari Formula 1, e devo dirvi che mi aveva impressionato per la sicurezza che aveva dimostrato fin dal primo giro. Poi, sapete com’è, io sono rimasto il solito Pistunzen e lui è diventato famoso. Non voglio dire che si desse delle arie con me, per carità, però non era più quel ragazzino tra lo sfacciato e l’impaurito che avevo conosciuto il primo giorno. In questi ultimi mesi mi è dispiaciuto vederlo così opaco. Avevo persino pensato che non potesse più tornare il Felipe di un tempo. Invece domenica a Suzuka ha guidato davvero bene. E bisogna sapere, lasciatelo dire a me che di piste me ne intendo, che Suzuka insieme a Spa è quella più impegnativa di tutta la stagione. Bravo Felipe, mi sembra di essere ringiovanito di una decina di anni.

Qui Radio Pistunzen, in diretta dai box

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Molti sanno che sono un Pistunzen ben introdotto in Ferrari, però credo di fare invidia a qualcuno se dico che il Gran Premio a Monza l’ho visto dai box ascoltando, con le cuffie, le conversazioni dei piloti. Ai miei tempi i piloti dovevano guidare e basta ma adesso sono costantemente in contatto con i box per applicare la migliore strategia di gara. Felipe ha parlato poco, ha fatto una bella gara e la sua macchina ha funzionato a dovere. Fernando, invece, ha parlato molto di più, sia perché aveva l’obbligo di rimontare le posizioni perse per il guasto in prova sia, soprattutto, per le conseguenze della pericolosa uscita sulla terra fatta a più di 300 all’ora quando Vettel, per non farlo passare, ha allargato la traiettoria. In quel momento Fernando ha perso l’abituale calma dicendo: “avete visto cosa mi ha fatto a 340 all’ora!” Il suo ingegnere, Andrea Stella, l’ha subito tranquillizzato dicendo che tutti avevano visto. Infatti, poco dopo, Vettel ha pagato con un drive through. Certo è che quello è stato un momento di grande emozione per un Pistunzen come me, abituato a ogni genere di gara. Ma la cosa più emozionante di tutto il Gran Premio sono stati gli ultimi tre giri. Bisogna sapere che nell’uscita, la molla e l’ammortizzatore posteriore della macchina di Fernando si erano danneggiati, e verso la fine del Gran Premio sia il pilota che i box avevano paura che potesse verificarsi un cedimento, Fernando, anche se aveva la segnalazione dei box, continuava a chiedere quanto mancasse dalla fine, mentre il suo ingegnere si raccomandava di stare lontano dai cordoli per evitare sollecitazioni alla sospensione offesa. Che paura ragazzi. Per fortuna, però, tutto è andato bene. E anch’io che sono di un metallo molto resistente, mi sono emozionato.

Pancia a terra, Maranello style

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E come adesso: prima “la Ferrari non va”, poi invece “va”, e poi “si potevano cambiare le gomme prima”, e tutte queste cose che noi di Maranello abbiamo sentito raccontare molte volte, e che, se le stessimo a leggere, rischieremmo di non occuparci più di corse. Nella Formula 1 è così, bisogna andare avanti pancia a terra, non ascoltare nessuno e fare ricorso alle proprie competenze. Chi è abituato a stare nel motore e a spingerlo, come me, lo sa. Bravo Domenicali, bravo Pat Fry, bravo Marmorini, bravo Alonso e bravo anche Massa, che ha ritrovato l’orgoglio al quale ci aveva abituati. Pistunzen è contento.