Tempo d’azione

Tempo d’azione

Una delle più importanti lezioni che viene dalla mitologia greca è che azione, armonia e progresso vanno mano nella mano. Ora, in un mondo che diventa sempre più virtuale,
questi valori sono più vitali di sempre

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La mitologia greca ci insegna alcuni principi fondamentali della storia dell’umanità. Il primo, e sempre valido, è quello perseguito con grande determinazione da Zeus nella sua lotta contro il caos: dare armonia all’esistenza del mondo cercando di mantenere l’ordine cosmico. A volte questo zelo è stato anche troppo severo: se tutto fosse stato ordinato e perfetto difficilmente l’uomo avrebbe avuto lo stimolo per evolvere e differenziarsi dagli animali. In quelle condizioni non ci sarebbe stata neppure la cognizione del tempo e questa nostra terra sarebbe rimasta come un tranquillo e felice grande zoo.

Perché questa premessa a un tema, quello dell’azione, che è alla base di questo nostro numero del Ferrari Magazine? Semplicemente perché l’azione è parte della vita di un’umanità che ha dovuto inventare il progresso per opporsi all’imperfezione che sta alla base dell’esistenza del nostro pianeta e di chi lo abita.
Prendiamo il magico rituale di un pit stop di Formula 1. In un tempo di poco superiore a quello di un battito di ciglia, uomini perfettamente sincronizzati compiono un’operazione che, solo a descriverla, richiederebbe almeno un minuto. Infatti, dal momento in cui la macchina si arresta, viene sollevata, vengono svitati i dadi ruota, tolte le quattro ruote, rimesse le altre quattro, riavvitati i dadi, abbassata la vettura… Sono passati tre secondi e poco più! Incredibile.

Questa è un’azione. Un’azione tanto armoniosa da sconfiggere quasi il tempo.
Ecco a cosa pensava Zeus: se tutto avviene in perfetta armonia, è il tempo stesso a fermarsi e l’umanità è felice. Nella realtà noi poveri umani, nati nudi e senza protezione di pellicce o piumaggi, come capita invece per le specie animali, siamo stati invece condannati a un’esistenza travagliata nella quale il tempo è diventato parametro costante delle nostre azioni. Non solo il miglior tempo per la pole position o i minuti necessari per montare una parte della vettura sulle linee di montaggio, ma gli orari di lavoro, quelli di treni e aerei, quelli del cinema e della televisione, quelli dei pasti, scandiscono la nostra vita in modo tanto preciso da apparirci cosa normale. Come mai?

Anche questo ce lo insegnano i miti che, così facendo, vanno al fondamento della vita stessa: dicevamo che l’uomo è nato nudo e indifeso. Per sopravvivere ha dovuto avere l’ardire di avvicinarsi agli dei: Prometeo gli ha donato il fuoco e non solo, anche le arti rubate ad Atena. Grazie a questi doni, nel volgere dei secoli, siamo stati capaci di far crescere le nostre conoscenze e la tecnologia. Cosa più di un’azione armoniosa e precisa come quella di un pit stop di Formula 1, può rappresentare la capacità dell’uomo di avvicinarsi alla perfezione alla quale Zeus ambiva?
Prometeo fu duramente punito per il suo dono. Gli dei dell’Olimpo non si fermarono lì: la loro collera per l’ambizione di noi mortali di volerci avvicinare a loro, ci ha portato anche Pandora, bellissima, ma simbolo col suo vaso, di tutti i mali del mondo.

Vi chiederete, ma cosa ha a che fare tutto questo con un pit stop, con una gara o con un’automobile magica come la Ferrari, quella da corsa ma soprattutto quella che si ha, con grande soddisfazione, in garage? Ha semplicemente a che fare con l’azione. Quell’azione che ci spinge continuamente avanti, grazie ai progressi di una tecnologia che pare inarrestabile. Ancora una volta, anche con la crescita del web e dell’universo digitale, l’uomo sfrutta il dono di Prometeo. Ma Zeus è preoccupato: in questo nuovo universo virtuale senza confini certi, non si sapranno nascondere, ancora una volta, le forze del caos?

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