Piloti gentlemen

Piloti gentlemen

Sembra azzardato dirlo, ma se non fossero esistiti i clienti piloti nei primi anni della Ferrari, forse questa Azienda oggi non esisterebbe. Conoscere la storia di alcuni di essi permette di capire perché ancora oggi siano così tanti gli appassionati che si schierano in gara con le vetture del Cavallino Rampante

Estimated reading time: 10 minutes

Nel corso di tutta la sua storia motoristica i clienti della Ferrari , i “piloti gentlemen”, che sfruttano a pieno i modelli prodotti dalla casa di Maranello per ottenere prestazioni strabilianti in tutte le competizioni motoristiche, hanno ricoperto un ruolo di rilievo. Questo intenso rapporto con i piloti non professionisti, per i quali nel 1948 è stato istituito un reparto Servizio Clienti in Viale Trento e Trieste a Modena (gestito da Enzo Monari e successivamente da Gaetano Florini), ha contribuito significativamente alle finanze del marchio. In ogni caso, prima di citare alcuni esempi, sarebbe utile definire il concetto di “piloti gentlemen” e le caratteristiche che ne determinano l’appartenenza a questa particolare categoria. Innanzitutto è necessario che siano uomini o donne d’affari di successo o che possano vantare un reddito professionale elevato, ma devono soprattutto avere una forte passione per la meccanica dalle elevate prestazioni unita alla sportività e al talento per la guida. Devono essere in grado di sopportare la stanchezza, superare qualsiasi difficoltà si presenti, spesso reagendo con la classe che il loro status conferisce loro e con la disponibilità ad accollarsi gli stessi rischi dei piloti professionisti. Ovviamente puntano alla posizione più alta della classifica, ma la cosa più importante è l’attività di gara in sé per sé poiché si tratta del miglior modo per esprimere la passione che li lega alle vetture.

Nel lontano 1947 i primi clienti Ferrari erano dei piloti gentlemen aristocratici. Tra i primi personaggi di spicco rientrano i fratelli Besana, Gabriele e Soave, ricchi pasticceri del tempo, il Conte Bruno Sterzi, titolare di una cartiera e il Principe Igor Nikolayevich Troubetzkoy, vincitore del Giro di Sicilia nel 1948 assieme a Clemente Biondetti. Anche la famiglia del Conte e della Contessa Marzotto figurava tra questi primi piloti, con quattro su cinque fratelli che si cimentavano nelle corse automobilistiche. Giannino vinse la Mille Miglia nel 1950 a bordo di una Ferrari 195 S Berlinetta. Successivamente, dopo il 1953 fu costretto a ritirarsi dal mondo delle competizioni perché sempre più coinvolto nelle attività imprenditoriali della famiglia nel settore tessile, non senza però avere vinto, ancora una volta, la Freccia Rossa. Diede prova del suo strabiliante talento sul difficile circuito di Rouen, dove si impose con un’importante vittoria nel 1962, al volante di una Ferrari 166 F2. Il fratello Paolo ebbe un’ottima stagione nel 1952 con la vittoria dei tour di Sicilia, delle Dolomiti e di Pescara. I fratelli arrivarono quinti alla Le Mans nel 1953 a bordo di una Ferrari realizzata dall’azienda, ma dovettero abbandonare il mondo delle corse poco dopo su richiesta del padre per concentrarsi sulle attività imprenditoriali di famiglia. Il Conte Giannino, tanto veloce quanto raffinato nella scelta impeccabile degli abiti, sarà ricordato come il pilota in completo blu, che correva sempre in giacca e cravatta: “Correvo così abbigliato perché era così che mi recavo normalmente al lavoro, oltre al fatto che era tutta pubblicità per i miei tessuti … e anche perché ero sempre pronto a prendere un treno di rientro verso casa, qualora fossi stato costretto a ritirarmi, ma soprattutto volevo minimizzare i pericoli e i rischi normalmente associati agli sport motoristici. Volevo dimostrare che si poteva partecipare a una corsa come attività ricreativa, un bel giro per le strade italiane a bordo di una vettura potente, ma semplicemente per divertirsi”. A dimostrazione di tutto ciò, prese parte all’ultima Mille Miglia nel 1954 accompagnato dall’affascinante cognata ventiduenne, Gioia Tortima, come copilota.

Edoardo Lualdi Gabardi, un altro imprenditore del settore tessile, fu uno dei clienti Ferrari più fedeli. Dal 1953 al 1971 acquistò e guidò circa 20 modelli dalla 166 MM alla 212 E, passando per la passo lungo, passo corto, la GTO, la 196 SP, la LM, e la 206 S, aggiudicandosi 76 vittorie su strada, soprattutto in percorsi in scalata, ma anche su pista: “Il lavoro e le corse mi impegnavano moltissimo, ma in un qualche modo trovavo il tempo per tutto! Partecipavo soprattutto a gare di scalata perché erano più frequenti e meno a gare su circuito per il semplice motivo che erano molto rare ai tempi. Incontrai Enzo Ferrari nel 1951, quando avevo 20 anni. Andavo a trovarlo frequentemente, mangiavamo spesso assieme e ha sempre espresso interesse nei confronti della mia carriera. All’inizio avevo un meccanico che si prendeva cura delle mie vetture, ma successivamente Ferrari prese in mano tutto. L’azienda teneva le vetture, le preparava e le spediva nelle varie località dove si tenevano le gare”.
Nel caso di Paul Frère Enzo Ferrari non era certo in quale disciplina questo pilota belga eccellesse. Un aneddoto risalente al Gran Premio del Belgio del 1956 riassume la filosofia del suo stile di guida: “Poco prima dell’evento il direttore di gara, Eraldo Sculati, mi chiamò offrendomi la possibilità di correre con la Lancia-Ferrari di [Luigi] Musso, poiché Musso aveva riportato ferite sul circuito del Nürburgring. Rifiutai e mi recai sul circuito il sabato, in qualità di giornalista, ben deciso a non prendere parte alla gara. Ma la tentazione fu così grande che andai da Sculati. Mi interessava più provare la vettura in un contesto di gara che gareggiare veramente, la classica curiosità da giornalista più che altro. Ed è questo il motivo per cui mi sono presentato al via assieme ai compagni di squadra [Juan Manuel] Fangio, [Eugenio] Castellotti e [Peter] Collins e tagliai il traguardo come secondo dietro a Collins…”.

Anche gli industriali francesi Pierre Noblet e Jean Guichet correvano principalmente per diletto. Noblet gestiva gli stabilimenti tessili della famiglia e conobbe Ferrari tramite amici e conoscenti italiani, la famiglia Marzotti, mentre Guichet si occupava di spedizioni. Questi due uomini presto formarono un team formidabile. Secondo Enzo Ferrari questi due gentlemen erano pari a dei professionisti a livello di abilità, coraggio e resistenza, anche se dedicavano poco tempo alla loro passione. Diedero sempre prova di grande intuito per la meccanica e spesso conquistarono piazzamenti importanti, come il terzo posto alla 24 Ore di Le Mans nel 1961 e il secondo posto l’anno successivo. A fronte di un simile talento Guichet finì per correre per la Ferrari come professionista nel 1964. Andava estremamente fiero di avere raggiunto un simile traguardo e vinse la Le Mans nel 1964 e Monza nel 1965: “A quel tempo ero l’unico pilota Ferrari con un secondo lavoro, proprietario di un cantiere navale a Marsiglia. Riuscii a partecipare alle gare perché a suo tempo ero ancora single e invece di prendermi le normali ferie, mi prendevo le giornate libere secondo il calendario Ferrari. Quando diventai un pilota professionista per la Ferrari non cambiai la mia mentalità, perché non avevo bisogno di quei soldi per sbarcare il lunario. Mi sentivo libero nelle risposte che davo all’azienda come quando guidavo le vetture di mia proprietà”.

Il Principe Gaetano Starrabba di Giardinelli corse per quasi vent’anni. Dopo l’avvio di carriera con Stanguellini, Patriarca, Lancia e Maserati, acquistò la sua prima vettura a Maranello: “Il mio amico Luigi Musso mi presentò Enzo Ferrari nel 1956 e poco dopo acquistai un Testa Rossa con motore da 2 litri. Adoravo quella vettura e con i miei amici Cortese e Munaron abbiamo fondato la Squadra Azzurra. Ferrari mi affidò un meccanico e si prese cura dei nostri impegni. Ricordo che durante una gara a Monza uscii di strada con particolare violenza. Finii per tenere saldamente la leva del cambio tra le mani e quando ritornai in tribuna Enzo Ferrari mi disse con molta delicatezza: “Devi tenere a mente una cosa: le auto possono essere ricostruite, le persone no!” In totale ebbi 3 Testa Rossa e fu Enzo stesso a consigliarmi per l’acquisto della terza. In quel periodo trascorrevo tre mesi all’anno a Modena, era veramente un gran divertimento”.

Il Principe Starrabba provò anche la Formula Uno con una Lotus/Maserati e, da bravo siciliano e palermitano, continuò ad onorare la Targa Florio (ne vinse 14 edizioni) al volante di una GTO, LM o della 206S dell’amico Clemente Ravetto. Affrontava le sfide con stile e umiltà ed Enzo apprezzava particolarmente il suo spirito combattivo.

Il belga Jean Blaton fu un altro importante pilota gentleman. Capo di un’azienda che realizzava opere pubbliche, si fece una reputazione a livello internazionale, unendosi a Francorchamps. Dal 1957 al 1979 guidò i modelli principali del marchio: 166 MM, 250 TR, SWB, GTO, LM, P4, BB/LM ecc. con lo pseudonimo “Beurlys” per non mescolare il lavoro con il diletto, aspetto che il padre non approvava affatto. Questa passione per le vetture portò alcuni piloti, come Gianpiero Moretti, a fondare delle proprie aziende. Mentre era ancora un pilota amatoriale aveva creato un volante più piccolo del normale con una presa migliore di quelli che trovava nelle vetture che solitamente guidava. Questo portò alla creazione di MOMO (Moretti-Monza), oggetto che la stessa Ferrari avrebbe poi montato sulle proprie vetture. “All’inizio partecipavo a una gara ogni domenica e gestivo l’azienda durante la settimana, un’impresa non da poco, perché stavamo crescendo molto rapidamente. Questo però non mi impedì di acquistare una 512 S da guidare in diverse competizioni internazionali”.

Moretti continuò a correre per Porsche, March e altri sino ad arrivare alla 333 SP, una vettura che convinse Ferrari a costruire esclusivamente per lui, con la livrea che riportava sempre i suoi colori, rosso e giallo. A partire dal 1994 mise a segno cinque stagioni coronate di successi, ivi incluso il migliore risultato della sua carriera con la doppietta Daytona/Sebring nel 1998. Il ritorno della categoria GT tra le gare di resistenza all’inizio degli anni 1990 segnò l’inizio di una nuova era per i piloti gentleman; alcuni di questi crearono le proprie scuderie per occuparsi in maniera più ravvicinata delle corse. Luciano della Noce, un imprenditore edile romano, fu la mente che mise a punto il contratto con il suo team Ennea per le F40 per quattro stagioni dal 1993 al 1996. L’uomo d’affari Frédéric Dor fu uno dei primi a investire nel potenziale della versione da gara della 550 Maranello. Per farlo fondò la Care Racing e correva in prima persona con una certa regolarità.

“Sin dalla creazione dell’azienda la Ferrari ha sempre cercato di soddisfare l’indole sportiva dei suoi clienti fino in fondo”.
Più recentemente l’attore Patrick Dempsey, grande appassionato di corse automobilistiche, nonché collezionista e proprietario di una scuderia, si è rivelato un vero e proprio amante della Le Mans. Si è classificato 30° all’edizione del 2009 a bordo di una 430 GT2 e ha appena realizzato un documentario di quattro ore sulla gara: “Da un punto di vista economico è bello avere una professione che mi consenta di prendermi cura della mia famiglia. La recitazione e gli sport motoristici hanno molto in comune. In entrambe i casi hai bisogno di comunicare e di ascoltare i consigli per migliorare le tue prestazioni. Le corse automobilistiche ti fanno rimanere umile e ti portano a rispettare gli altri piloti. Ti tengono con i piedi per terra. Adoro correre e se avessi la possibilità di scegliere tra un Oscar e la vittoria di una 24 Ore di Le Mans … opterei per la Le Mans!”.

Sin dalla creazione dell’azienda la Ferrari ha sempre cercato di soddisfare l’indole sportiva dei suoi clienti fino in fondo. E’ stato fonte di grande soddisfazione per Enzo Ferrari vedere le proprie vetture rappresentate ovunque e rimirarle mentre mettevano spesso a segno svariate vittorie in tutto il mondo durante lo stesso week-end di gare. E non è stato di certo un caso che la Ferrari abbia creato il Ferrari Challenge nel 1993, una competizione unica che conferisce ai piloti gentlemen la possibilità di continuare a guidare con passione e a provare le emozioni della pista. Il che è in linea al 100% con il DNA Ferrari.

Da issue n° 22 yearbook 2013

To get more of The Official Ferrari Magazine mix of people, lifestyle, arts and culture: Subscribe now

Other Ferrari Magazine articles you may like