La forza del vento

Il nuovo test driver della Ferrari, Pedro de la Rosa

Il nuovo test driver della Ferrari, Pedro de la Rosa, è certo che le fonti di energia alternativa siano la chiave per salvare il benessere del pianeta. E, come rivela lo spagnolo, hanno un ruolo cruciale in Formula 1 e sulle moderne vetture stradali

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Meglio sacrificare un po’ la bellezza di un paesaggio ma avere un’energia più pulita, più “verde”. Ne è convinto Pedro Martinez de la Rosa, il terzo pilota spagnolo presente oggi alla corte di Maranello, insieme all’ormai veterano Marc Gené e alla punta di diamante Fernando Alonso.

“Meglio sacrificare un po’ la bellezza di un paesaggio ma avere un’energia più pulita, più “verde”.”
“Onestamente non sono un grande fan delle pale eoliche, molto diffuse nel mio Paese, soprattutto nella parte meridionale” – racconta Pedro – “però sono dell’idea che sia preferibile questa forma di produzione dell’energia rispetto a quelle termica o nucleare: se poi ciò significa vedere ogni tanto delle foreste di pale sul versante di una collina dovremo farcene una ragione”. La Spagna è uno dei Paesi al mondo dove l’energia eolica è più diffusa, arrivando a coprire il 14,5% della produzione nazionale di energia elettrica mentre il complesso delle energie rinnovabili ne fornisce ben il 29,7% (dati 2011, fonte Ministero dell’Energia spagnolo), con obiettivi molto ambiziosi per questo decennio. C’è quindi una grande sensibilità verso il tema dell’energia pulita e lo stesso Pedro ne è perfettamente consapevole, innanzitutto come individuo ma anche come pilota. “Le energie alternative sono il futuro, su questo non ci sono dubbi, e anche chi come noi fa parte di un mondo particolare come quello dell’automobilismo sportivo deve seguire questa tendenza che coinvolge, bene o male, tutti i settori della vita umana”, non esita ad affermare il catalano. “Del resto, non è un caso che in Formula 1 utilizziamo ormai dal 2010 una forma di propulsione ibrida, che affianca al tradizionale motore a scoppio un motore elettrico che sfrutta l’energia cinetica prodotta in frenata, altrimenti perduta. Sono straconvinto che si debba andare avanti in questa direzione, anche se non dobbiamo farlo con troppa frenesia anzi dobbiamo cercare di mantenere ben stretto il collegamento con la produzione stradale, senza salti nel vuoto”. E questo, appare evidente dai primi dati dei nuovi propulsori in via di collaudo, è quanto accadrà in Formula 1 dal 2014 con piccoli motori sovralimentati ed ibridi.
A Maranello Pedro ha trovato terreno fertile per le sue idee. Giusto poche settimane dopo il suo arrivo nella Scuderia è stata infatti presentata al Salone dell’Auto di Ginevra LaFerrari, la prima vettura stradale ibrida prodotta negli stabilimenti di Via Abetone Inferiore: accanto ad un motore a scoppio a dodici cilindri capace di produrre 800 CV ce n’è uno elettrico, progettato grazie all’esperienza acquisita con il KERS in Formula 1, che porta la potenza complessiva fino a 963 CV per la Ferrari più veloce di sempre ma in grado di avere emissioni di CO2 pari solamente a 330 gr/km. “Non vedo l’ora di guidarla: sarà sicuramente una bella emozione” afferma Pedro. “Nel frattempo ho avuto il piacere di provare per un giorno la F12berlinetta, prima sul Circuit de Catalunya e poi sulle strade circostanti il tracciato, ed è stato un vero piacere”.
Proprio la F12berlinetta ha rappresentato un ulteriore passo avanti nel programma di riduzione delle emissioni di CO2 che la Ferrari sta portando avanti: il propulsore di questa vettura le riduce del 30% rispetto al suo predecessore grazie alla combinazione fra la nuova iniezione diretta e alla trasmissione dotata di doppia frizione. Anche il sistema HELE (High Emotion Low Emissions), utilizzato su tutta la gamma contribuisce a questo scopo così come la sensibile riduzione dei pesi: il fatto che le vetture di Maranello attualmente in vendita abbiano ridotto consumi ed emissioni di quasi il 40% rispetto alla generazione precedente testimonia degli sforzi che si stanno facendo su questo fronte.
Presto il desiderio di Pedro di provare LaFerrari sarà soddisfatto ma il pilota di Barcellona ha già potuto sperimentare quanto sia diversa l’atmosfera che si respira a Maranello. “Chi fa il mio mestiere sogna di arrivare, prima o poi, a guidare per la Ferrari” spiega.
“Chi fa il mio mestiere sogna di arrivare, prima o poi, a guidare per la Ferrari.”
“Io ce l’ho fatta quando ormai ho raggiunto una certa maturità e credo che ciò mi permetta di apprezzare ancora di più che cosa significhi far parte di questa squadra ma anche di portare in giro questo marchio così speciale. Spero di poter far durare a lungo questo nuovo capitolo della mia vita per capirlo veramente”.
Nella Formula 1 di oggi il ruolo del test driver è sicuramente diverso da quello di una decina di anni fa. Con soli dodici giorni di prove private a disposizione, tutti concentrati nella fase precampionato, le chance di sedersi nell’abitacolo della monoposto sono certamente molto basse perché la priorità è ovviamente data ai piloti titolari. Eppure Pedro è riuscito nell’impresa di ritagliarsi una giornata intera per sé, facendo i suoi primi chilometri al volante della F138 lo scorso 8 febbraio sul circuito di Jerez de la Frontera: “Per me è stata una giornata bellissima, ricca di emozioni. Finalmente ero seduto dentro una Rossa di Formula 1 ed è stato fondamentale per me farlo perché dovevo cercare di capire il più possibile le differenze che esistono fra il simulatore che abbiamo a Maranello e la realtà”. Proprio la cellula del ragno nero situato in un padiglione all’interno della Scuderia – il simulatore, per intenderci – si trasformerà nel corso dell’anno nell’habitat naturale di Pedro quando sarà a Maranello. Il suo ruolo principale è proprio quello di dare un contributo importante allo sviluppo al simulatore delle nuove soluzioni tecniche che dovranno far crescere la F138, visto che le possibilità di testarle in pista sono contingentate a quei pochissimi giorni di test aerodinamici permessi dal regolamento di questo sport, l’unico al mondo dove ci sono dei limiti agli allenamenti. “C’è e ci sarà sempre una certa distanza fra quello che si vede al simulatore e la realtà” spiega de la Rosa. “Quello che conta è avere una percezione chiara di questa distanza in modo da poter correlare nella maniera migliore i dati che emergono dalle prove “virtuali”. E’ importante che ci sia la necessaria fiducia e credo che il ruolo di un pilota sia cruciale: bisogna avere il giusto feeling con la macchina e saper spiegare nella maniera più trasparente possibile le sensazioni che si provano. Non basta soltanto il cronometro a stabilire se, ad esempio, un’ala anteriore fa andare o meno più veloce la monoposto su un dato circuito”.

Oltre a dare un impulso allo sviluppo, il simulatore può dare un importante contributo su altri fronti, come ad esempio quello dei consumi di carburante. Oggi poter risparmiare benzina significa schierarsi sulla griglia di partenza con meno peso a bordo e, tenendo presente che dieci chili valgono in media tre decimi al giro, si capisce bene come avere un motore risparmioso ma senza penalità in termini di potenza e prestazione sia fondamentale. Ovvio che ai motoristi spetta il compito principale su questo aspetto, grazie soprattutto al supporto fornito da chi fornisce benzina e lubrificanti – e qui la Ferrari può contare su un partner straordinario come la Shell – ma anche il pilota può fare la sua parte, soprattutto quando si tratta di gestire situazioni particolari. “Ogni pilota ha il suo stile di guida e alcuni consumano più benzina di altri: su questo si può intervenire a fondo, cercando di migliorare la tecnica in determinate situazioni” spiega il neoferrarista. “I fattori importanti sono l’utilizzo dell’acceleratore, che marcia si sceglie per percorrere una curva (quanto più bassa è, tanto più elevato è il consumo) e quanto presto si spinge sul pedale in uscita. Quando ci si trova in difficoltà sui consumi, magari per qualche problema tecnico, allora si cerca di sollevare il piede dal pedale dell’acceleratore quando si arriva in prossimità di una frenata, cercando di sfruttare l’abbrivio che ha preso la vettura: in questo modo si risparmia carburante ma, naturalmente, si perde un po’ di tempo sul giro. Saper minimizzare questa perdita è molto utile e il simulatore può aiutare tantissimo ad assimilare questa tecnica, a renderla automatica. Tutto ciò sarà ancora più importante a partire dall’anno prossimo, quando entrerà in attività il motore rispondente ai nuovi regolamenti”.
Non c’è quindi tempo da perdere per Pedro: tanto lavoro da fare, non solo per rendere competitiva ai massimi livelli la monoposto di quest’anno ma anche per prepararsi al meglio per il cambiamento regolamentare più rilevante degli ultimi vent’anni della storia della Formula 1. In più c’è quella dolce condanna che accompagna chiunque lavori nella Scuderia più ricca di successi: l’obbligo di vincere. “L’ho capito subito, qui c’è una pressione incredibile per la vittoria” confessa Pedro, che pure ha militato a lungo in un team che aspira a contendere il primato alla squadra di Maranello, adesso anche su strada. “Il secondo posto non basta, è un risultato negativo. C’è una mentalità straordinaria, tutti sono determinatissimi ad ottenere un solo risultato: il primo posto. L’ho vissuto da avversario diretto, come quando ero alla McLaren, e da concorrente per così dire neutrale, come l’anno scorso nella mia stagione alla HRT: anche quando tutto può sembrare impossibile, alla Ferrari non si molla mai la presa e si cerca di ribaltare qualsiasi situazione negativa. Quando si ha la fortuna di lavorare con persone di alto livello come quelle che ho trovato qui allora tutto diventa più semplice, anche passare giorni chiuso dentro ad un simulatore a macinare chilometri dopo chilometri, soli con la voce di un ingegnere nelle orecchie, davanti ad uno schermo”.

Da issue n° 21 May 2013

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