Ingegnere di ricerca

Ben Sloss with his 599XX Evo bought at an auction for Italian hearthquake victims

In un’intervista esclusiva Benjamin Sloss, vice presidente del settore engineering di Google, ci spiega con orgoglio com’è arrivato a comprare l’ultima 599XX Evoluzione a un’asta organizzata dalla Ferrari per raccogliere fondi a favore delle vittime del terremoto in Emilia. E rivela che la sua passione per il Cavallino Rampante è davvero un affare di famiglia.

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“Il mio lavoro è molto semplice. Se Google va giù, o smette di funzionare, è colpa mia”

Quando aveva tre anni Ben Sloss ebbe il dono di una sorellina. Non che ci tenesse particolarmente, nel 1972, quando il suo desiderio più grande era che i suoi genitori aprissero per lui il cofano dell’auto di famiglia, una modesta Datsun B210 estate, per lasciarlo perdersi nella matassa di tubi e cavi che in qualche modo davano vita alla bestia meccanica. Perciò, quando i genitori gli annunciarono la lieta novella, il piccolo Ben fece subito una domanda: “Forse alla mia sorellina piacerebbe dare un’occhiata al motore?” È iniziata così la storia d’amore con le auto che, nel corso dei suoi 43 anni, ha eguagliato solo la sua passione per i computer. Passione che ha portato Sloss a una serie di incarichi come programmatore negli anni ’90, quelli del trionfo dell’high-tech, per arrivare alla sua posizione attuale di Capo 24/7 di Google, definizione coniata da lui stesso: “Il mio lavoro è molto semplice”, dice l’affabile Sloss, seduto accanto a sua moglie Christine nella loro accogliente casa sulle colline della Silicon Valley, subito a sud di San Francisco. “Se Google va giù, o smette di funzionare, è colpa mia”.

Negli ultimi 10 anni Sloss ha tenuto a pieno regime il motore di ricerca più importante del mondo, una responsabilità immensa che non sorprende sia bilanciata da un compenso economico adeguato. Questo ha consentito a Sloss di fare il grande salto nel mondo della Ferrari con una certa velocità ed eleganza. In relativamente pochi anni il nostro ingegnere ha messo insieme un ragguardevole quartetto di Cavallini Rampanti che ha riempito il suo pur vasto garage: una 599 GTB Alonso-edition, una 430 Scuderia Spider 16M, una 458 Italia Spider e – capolavoro della sua collezione – una 599XX Evo, battuta all’asta per devolvere il ricavato alle vittime del terremoto del 2012 in Emilia. Ora ha messo gli occhi su altri due Cavallini, la nuova F12berlinetta e la prossima Supercar (vedi pagina 10 di questo numero) ed è impegnato a fare progetti per costruire, nella sua proprietà tra le colline, un nuovo garage a due piani che possa ospitare altre sei auto.

“Ferrari…sono belle, hanno quel rombo meraviglioso e sono un’icona…In fondo quello che conta sono le emozioni. Il loro aspetto, il rumore, l’odore”

Sloss non è l’ultimo arrivato in materia di auto veloci, si era già concesso una serie di coupé sportive (un’Audi R8, una Mercedes SL63, una Porsche 911 Turbo S, una McLaren 12C e una Tesla Roadster) sin dalle prime offerte pubbliche delle sue aziende tecnologiche, più di dieci anni fa. Ma dal modo in cui sgrana gli occhi parlando di Maranello si capisce che la sua non è una pericolosa malattia, ma piuttosto una grande passione febbrile. “Ferrari”, sospira Sloss. “Sono belle, hanno quel rombo meraviglioso e sono un’icona: qualcosa di irrazionale, me ne rendo conto, anche se queste auto moderne hanno una tale perfezione meccanica che alla fine sono un acquisto molto razionale. In fondo quello che conta sono le emozioni. Il loro aspetto, il rumore, l’odore. Quando eri bambino, qual è la macchina che ti faceva impazzire? Be’ per me, e anche per mio padre, è sempre stata la Ferrari”. Ma non si può parlare della fissazione di Sloss per Maranello senza citare sua moglie, che questa fissazione la condivide, e suo padre, Laurence Sloss, cardiologo del Massachusetts, che ha trasmesso la passione per la Ferrari al proprio figlio insieme al DNA, senza sapere che questo dono gli sarebbe stato restituito e con gli interessi. Laurence è stato essenziale nel fare appassionare suo figlio ai computer, quando ancora frequentava la scuola elementare, permettendogli di giocare con quei straordinari nuovi congegni che erano sbucati nel suo studio. Questo portò Ben ai grandi risultati in matematica e scienze conseguiti al liceo e alla laurea in informatica alla Stanford University, e poi a una serie di incarichi prestigiosi in varie aziende tecnologiche nella zona della Baia di San Francisco. L’arrivo a Google per Sloss, che d’altra parte non è mai stato tipo da pensare in piccolo, è stata la ciliegina sulla torta.

Tra tutte le start-up della Silicon Valley Google è praticamente unica nel suo genere (anche senza ignorare il potere di Facebook, in crescita esponenziale, e quel gioiello che è la Apple) in termini non solo di ricaduta globale del suo prodotto principale (a parte le questioni sempre turbinose legate alla protezione della privacy), ma anche per il modo in cui i suoi fondatori, Larry Page e Sergey Brin, hanno continuato a espandere il portfolio di un marchio da 238 miliardi di dollari (178 miliardi di euro). L’applicazione Google Maps è stata un successo tale che, quando la Apple ha recentemente lanciato la sua versione, ancora non perfettamente messa a punto, i consumatori si sono ribellati. Ma Google ha dominato anche il mercato della telefonia mobile con i modelli Android, si è lanciata nell’agone delle web-TV con Google TV, impegnandosi a pieno regime nella produzione della prima auto che si guida da sola. Alcuni prototipi sono già in fase di test in California e Nevada, e Brin ha dichiarato che una versione per i consumatori dovrebbe essere disponibile nel giro di cinque anni.

Dato l’amore di Sloss per le automobili, potrebbe anche ritrovarsi a dover lasciare il suo attuale incarico per contribuire a rivoluzionare il trasporto personale così come lo conosciamo, secondo i progetti di Google. Ma lui mantiene il riserbo e per il momento è più che lieto di mantenere separati lavoro e hobby. E quanto ci sia di personale nella sua passione è evidente da un racconto molto commovente. Ci racconta Sloss: “Con l’arrivo del nuovo millennio, l’azienda per la quale lavoravo si è quotata in borsa e io finalmente ho avuto il denaro per potermi permettere di comprare alcune auto. Io e mio padre compiamo gli anni lo stesso giorno, il 23 marzo, e nel 2000 lui ne compiva 60. Sapevo che andava a far visita regolarmente al concessionario Ferrari del New England, per il gusto di parlare con i ragazzi e di dare un’occhiata alle auto, ma non poteva permettersi assolutamente di comprarne una. Così mi venne l’idea. E da lì è nato tutto”.

La famiglia Sloss si riuniva alle Hawaii, per festeggiare il doppio compleanno, e subito prima di partire Ben chiese al concessionario di chiamare suo padre e dirgli che avevano una 1997 F355 Spider che forse gli avrebbe fatto piacere guidare. Sloss senior apprezzò molto l’esperienza e poi non ci pensò più. Arrivati alle Hawaii, durante la cena dei festeggiamenti, Ben regalò al padre alcuni oggetti Ferrari: una polo, una tazza. E poi c’era una scatola e un biglietto che Laurence cominciò a leggere, ma non riuscì a finire. “Diceva: ‘So quanto ami la Ferrari, così ho chiamato Ferrari New England per vedere se avevano una 355 usata, ma purtroppo quella che avevano era appena stata venduta a un ragazzetto californiano che l’aveva comprata come regalo di compleanno per suo padre. Buon compleanno. Ci sono dei sogni per i quali vale la pena di aspettare’. Nella scatola c’erano le chiavi e il libretto di quella 355 rossa che aveva guidato. La prima reazione di mio padre fu di chiedere qualcosa di forte da bere, e capisco bene il perché. Quello è stato un momento che non dimenticherò mai”. Papà Sloss arriva a trovare suo figlio proprio oggi, e gli chiedo di quell’episodio. Scuote il capo. “Amo quell’auto, la guido tutti i giorni, anche se piove, e addirittura se nevica”, dice notando che il contachilometri segna 72.000 km. “Solo un’altra volta nella vita avevo avuto l’occasione di poter acquistare una Ferrari”, dice, “era stato quando ero all’università, a medicina, all’inizio degli anni ’60, e il concessionario aveva una Ferrari del 1950 che aveva corso alla Mille Miglia. Aveva un rombo strepitoso. Avrei potuto anche permettermi di comprarla, ma non di mantenerla; non prenderla fu una scelta oculata, in prospettiva, anche se da allora ogni mese ho passato almeno cinque minuti a pentirmene”.

La dice lunga invece che ci siano voluti dieci anni a Sloss Junior per comprarsi una Ferrari, e una delle ragioni della sua decisione è Christine: si sono incontrati nel 1999, quando Sloss era ancora sposato con la prima moglie dalla quale ha avuto due figli, Nicholas e Olivia, ora rispettivamente di 14 e 11 anni.

Quando si conobbero, Ben e Christine scoprirono di condividere la passione per la velocità (lei è una motociclista entusiasta e grande appassionata di gare di mountain-bike, quando non è impegnata con la sua attività di gestione di una locale Beauty Farm) e per la fotografia, così che diventarono rapidamente amici. Più tardi, quando Sloss e sua moglie si separarono, nel 2007, lui si rese conto che i suoi sentimenti per Christine si erano trasformati in qualcosa di più profondo. Si sposarono nel 2010, lo stesso anno in cui arrivò la loro prima Ferrari, una 458 Italia coupé rossa usata. “Me ne sono innamorata all’istante”, dice Christine. “Ha un’anima da corsa, ma ha anche tutti i comfort moderni che si possono desiderare: sedili riscaldati, sensori di retromarcia, controllo di crociera. Il nostro cane Bailey adora venire in giro con me, accucciato nel vano piedi del passeggero”.

La coppia condivide anche la passione per il colore giallo, e quando si è presentata l’occasione di acquistare una nuova 458 Spider di quel colore, l’estate scorsa, l’hanno colta al volo. Esaminando l’elenco degli optional insieme James Chou, concessionario Ferrari di San Francisco, Sloss notò una curiosa versione di un’auto alla quale puntava da tempo, la 599 GTB. Esterni rossi con righe bianche, interni in Alcantara e una targa firmata da Fernando Alonso per commemorare i ’60 anni di vittorie in Formula Uno della Ferrari.
“L’auto aveva il cartello ‘venduta’ sul parabrezza”, spiega Sloss. “Ho chiesto chi fosse il fortunato. ‘Oh, ma non è stata venduta. Ho messo il cartello solo perché così la gente non continua a salirci sopra’”. Fu così che a salirci sopra furono Ben e Christine: “Lei mi lanciò un’occhiata e non ci fu bisogno d’altro”, dice Sloss. Lasciarono il concessionario con la 599, non prima di aver ordinato la 458 gialla.
La successiva Ferrari a trovare la strada del garage degli Sloss fu la 430 Scuderia Spider 16M edizione limitata, che la coppia aveva visto durante un tour in tandem dell’Europa orientale. “Era lì, parcheggiata davanti al più bel hotel di Budapest”, ricorda Sloss. “Ci avvicinammo, con la bicicletta, già sapendo che ne volevamo una uguale”. Al ritorno in California chiamò Chou, che gli disse di averne due disponibili e il modello rosso e nero prese immediatamente la direzione della Silicon Valley.

Ma l’acquisto più emozionante e notevole doveva ancora arrivare. Nell’autunno del 2012 Chou chiese se Sloss fosse interessato a fare un’offerta per una special 599XX. Sloss inizialmente recalcitrò. “Non avevo mai comprato nulla a un’asta e, oltre a dare per scontato che l’offerta dovesse essere stratosferica, pensai fosse un’auto che avrebbe poi tenuto la Ferrari, a meno che io non avessi avuto una pista su cui guidarla”, dice. Tuttavia, il programma 599XX differisce dal programma F1 Corse Clienti in un particolare significativo. “Mi resi conto che no, questa era un’auto che avrei potuto tenere nel mio garage e che per due anni io e Christine avremmo potuto guidarla su tutte quelle piste favolose in tutto il mondo e nello stesso tempo ricevere l’addestramento professionale richiesto. “Non male”, pensai.

Un giorno prima della chiusura dell’asta, Sloss fece la sua offerta (1,475 milioni di euro) e la mattina dopo se ne andò al lavoro, a Google. Aveva in mente di chiamare più tardi Chou per sapere l’esito, ma fece male i conti con il fuso orario dell’Italia. “Così nel bel mezzo di una riunione importantissima ricevetti una e-mail di James che diceva: ‘Complimenti, è tua’. Rimasi di sale”.
Le settimane seguenti furono turbinose: dalle conversazioni con il presidente di Ferrari North America, Marco Mattiacci (che suggerì i colori dell’auto: il giallo tanto amato dagli Sloss insieme a tocchi di blu scuro, per ricordare il giallo e azzurro dello stemma di Modena, come tributo alla città) fino al viaggio da sogno per assistere alla gara di F1 a Monza e ritirare l’auto. “Pensavamo che ce l’avrebbero consegnata ai box, invece siamo arrivati e nel bel mezzo della strada principale di Monza c’era questa Ferrari coperta, circondata dai fotografi”, ricorda Sloss ridendo, e aggiunge che nientemeno che il Presidente della Ferrari Luca di Montezemolo e i piloti di Formula Uno Fernando Alonso e Felipe Massa, che lo aiutavano a fare gli onori di casa, erano lì per scoprire questa race-spec 599 Evo speciale. “Ci sembrava che il cuore dovesse balzarci fuori dal petto”, ricorda Christine. E Sloss aggiunge: “È stata un’esperienza che capita una volta nella vita”.
Sloss non aveva detto quasi a nessuno di questa offerta per la 599, e volontariamente: anche se la sua flotta di auto attira senza dubbio molta attenzione, lui non ama i riflettori. E tuttavia, vista la diffusione mediatica della notizia del suo acquisto, si rese subito conto che il segreto non sarebbe rimasto tale a lungo. Anzi, che sarebbe stato svelato prima di quanto pensasse.
“Tornato al lavoro, pochi minuti dopo aver messo piede in ufficio ricevetti una telefonata di un mio collega di Google”, ricorda con un sorriso.

“Chi era? Be’, un altro che ha una 599XX e che da diversi anni faceva parte del programma. Voleva dirmi quanto fosse fantastico”. Sloss ride, al pensiero che la sua passione giovanile per la scrittura di codici informatici (“Sapevo dall’età di sei anni che sarebbe stato il lavoro della mia vita”) l’avrebbe portato in un mondo nel quale i colleghi di ufficio si scambiano informazioni sulle loro auto milionarie.

Comunque, la cosa che lo rende veramente felice è che ora non solo può aprire il cofano delle sue auto e guardare il motore tutte le volte che vuole, ma che può farlo sotto lo sguardo compiaciuto di suo padre e di una compagna ugualmente appassionata nel voler capire fino in fondo cosa rende così speciale una Ferrari. “Ho sempre sognato di possedere una Ferrari, ma non ho mai pensato di poterlo fare insieme a qualcuno che condivide con me questa passione” dice. “Per me, questa è la cosa più importante di tutte”.

Da issue 20, editions

Immagini di Michael Miller

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