I duellanti

Rush, con ChrisHemsworth e Daniel Bruhl

Niki Lauda e James Hunt hanno vissuto una rivalità che ha fatto la storia degli sport motoristici, dominando nella Formula Uno degli anni ‘70. Rush, il film in uscita nelle sale per la regia di Ron Howard, è uno splendido documento di quell’epoca eroica per le corse automobilistiche

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“Adoro i progetti che portano in viaggio verso destinazioni nuove e interessanti, ma quel che preferisco è quando arrivano a far capire davvero personaggi affascinanti e complessi. E questo è stato esattamente il caso”. Ron Howard si interrompe appena, il tempo di arpionare un altro pezzo di pollo. Ha solo 20 minuti per il pranzo e ci ha gentilmente concesso di disturbarlo.
Regista di oltre 35 film e produttore, cosa strabiliante, di ben 66 – per non dire degli innumerevoli ruoli interpretati sin dal debutto, come attore-bambino, nel 1956 – quel che Ron Howard non sa del mondo del cinema si può comodamente scrivere su di un francobollo, ciononostante ogni suo nuovo progetto assume le caratteristiche di una campagna militare di media portata.
Oggi lo raggiungiamo sul set nel Surrey, non lontano da Londra, a metà del lavoro sulla fotografia per Rush, la sua ultima impresa che nel mondo cinematografico post Senna sembra promettere di aggiungere un nuovo capitolo di qualità al tristemente poco affollato novero dei film sull’automobilismo che siano almeno decenti.

“personaggi eroici, i loro trionfi, la fatica, le tragedie, le battaglie vinte e perse e il riscatto, o un riscatto che non arriva”

Detto questo non si tratta di un film sull’automobilismo e basta. No, alla base di Rush c’è la stessa materia che alimenta le storie più appassionanti, cinematografiche o meno: personaggi eroici, i loro trionfi, la fatica, le tragedie, le battaglie vinte e perse e il riscatto, o un riscatto che non arriva. Proprio questa è la storia dell’ex pilota Ferrari tre volte campione del mondo di Formula Uno Niki Lauda e del volubile campione del mondo di F1 del 1976 James Hunt. Parliamo quindi di una struttura narrativa con alti e bassi, picchi appassionanti e superiori alla media, per non parlare dell’irresistibile senso di reciprocità tra i due grandi campioni.
“Qui si parla di rivalità. Ci sono diversi tipi di uomini, che si esprimono in modi diversi”, dice Howard. “A me interessa in particolare cogliere ciò che desiderano articolare ed esprimere. Spero di riuscire a trasmetterlo anche nelle riprese sulle gare, così che il loro modo di correre diventi un’estensione dei personaggi e di quel che sono pronti a dimostrare di sé. Lentamente, ma inesorabilmente, si arriva a percepire un senso profondo di quello che sono come persone reali, non solo come icone”.

Lauda e Hunt sono stati i due fari che hanno illuminato il podio del Gran Prix negli anni ‘70, entrambi entrati di prepotenza in questa arena da gladiatori, anche se in modo diverso. Hunt era una personalità oscura, dagli abissi misteriosi e dagli appetiti spesso smodati. Bello, atletico, ragazzo dei quartieri alti scatenato contro l’establishment (sarebbe diventata la missione di una vita) e playboy impenitente. A soli 17 anni annunciò ai suoi disperati genitori, di punto in bianco, che “tutte le vostre ansie sulla mia sventatezza possono avere fine: ho deciso che farò il pilota di Formula Uno, e che diventerò Campione del Mondo”.
Dopo un periodo con l’altrettanto scapestrata squadra di Hesketh, nel 1976 entrò in campo come sostituto per la McLaren (il pilota titolare, Emerson Fittipaldi, aveva lasciato la squadra per entrare in quella, molto meno prestigiosa, del fratello) mettendo a tacere chi lo criticava per lo stile di vita festaiolo e creando un modello di pilota di F1 del quale si è rotto lo stampo. E mantenne la promessa…
Lauda era altrettanto convinto del suo potenziale di campione, ma fu costretto a superare vari ostacoli, nel suo caso l’ostilità della famiglia. Nonostante le origini facoltose, fu costretto a riscattare la sua assicurazione sulla vita personale per pagarsi la prima guida di F1. Ma nel 1974 era nel mirino della Ferrari e vinse il Campionato del Mondo del 1975. Durante quella stagione stabilì il nuovo record sul giro del temibile Nordschleife; un anno dopo, nonostante avesse fatto pressione per abbandonare la gara per motivi di sicurezza, andò molto vicino a perdere la vita in uno degli incidenti più spettacolari e noti dell’automobilismo. L’incidente e i suoi postumi dominano Rush; Lauda che arriva alle soglie della morte per poi iniziare una coraggiosa risalita, il film non risparmia nulla della dura realtà del suo recupero.
Come il pilota ha dichiarato nel numero 18 di The Official Ferrari Magazine: “Ho sempre saputo che rischi correvo. Ogni anno moriva qualcuno. Ami guidare queste macchine così tanto da essere pronto a rischiare? Oggi non è più così. Quando alla fine ho avuto l’incidente, non sono rimasto sorpreso, quindi non mi sono mai lamentato né auto-commiserato. Perché ho mal di testa? E poi la domanda semplice: il piacere di guidare è ancora forte o voglio ritirarmi? I giornalisti mi chiedono di tornare indietro con la memoria, come per una sorta di pio rituale” osserva Lauda. “Ma se torno lì dov’è successo, è più facile che dica ‘Ah sì, quel ristorante dove facevano bene la carne’, così poi se ne vanno pensando che Lauda è un bastardo insensibile… Peter [Morgan, lo sceneggiatore di Rush] mi ha mostrato la scena in cui si vedono per la prima volta le mie ferite. L’hanno girata molto bene, devo dire. Si sente l’orrore. Finalmente ho capito quello che deve aver provato la gente all’epoca; ma a me, allora, non importava. Io ero in gara!”.
Questa è la stoffa di cui sono fatti gli eroi dell’automobilismo. Morgan (The Deal, The Queen, Frost/Nixon) ha raccolto con slancio la sfida di Rush. “Mi ci sono avvicinato affrontandolo come dramma umano” dice. “Questo è un film sulle persone, non sullo sport. La prima cosa che mi ha detto Bernie Ecclestone è stata ‘Spero non sia un film sulla Formula Uno’. Ho risposto ‘Tutt’altro, è un film su due esseri umani’. E lui ‘Questo mi fa davvero molto piacere’. Si è eccitato molto solo quando si è reso conto che stavo scrivendo una storia di rivalità titanica, uno scontro tra approcci diversi, atteggiamenti, filosofie”.
“Di tanto in tanto, in ogni generazione, emergono due talenti prodigiosi. Due persone nate per essere rivali”

“Niki non si è mai sentito particolarmente minacciato da James come pilota, pensava che se anche James l’avesse battuto una volta, lui poteva stracciarlo altre 10”, continua Morgan. “Ma una rivalità piuttosto battagliera finì per emergere, era sempre sbalordito da James e dalla capacità che aveva di divertirsi. A volte la più grande benedizione della vita è ricevere un rivale: Senna e Prost si definivano reciprocamente con un meccanismo molto interessante, come Bobby Fischer e Garry Kasparov, Borg e McEnroe. Di tanto in tanto, in ogni generazione, emergono due talenti prodigiosi. Due persone nate per essere rivali”.
Girare un film come Rush è una sfida su tutti i fronti. Una co-produzione internazionale (che unisce la britannica Working Title, la pan-europea Studio Canal e l’Hollywoodiana Cross Creek Pictures) nella quale Howard e Anthony Dod Mantle, il suo direttore della fotografia, hanno dovuto ricostruire con attenzione un intero periodo – i protagonisti hanno capelli cotonati e grandi occhiali e sono spesso avvolti in una nuvola di fumo di sigaretta – ma soprattutto, e ancora più importante, hanno dovuto assicurarsi che le gare automobilistiche fossero verosimili. Con poco spazio di manovra per il budget degli effetti speciali, e comunque una certa riluttanza a usarli, Rush riesce a tuffare lo spettatore nel cuore della battaglia competitiva e anche, in molte occasioni, nelle viscere di un motore da corsa.
Un film bollente, pieno di energia che riesce quasi a dare un capogiro da montagne russe. Le auto da corsa classiche degli anni ‘70 sono riprese in primissimo piano, con modelli quasi identici per l’azione in pista, spesso brutale. Una pista di atterraggio in disuso, nel Surrey, è servita per girare le scene ambientate sul paddock del ‘Ring, di Silverstone, Monza e Fuji, mentre molte delle scene di gara ad alto contenuto di ottani sono state girate in vari circuiti inglesi di club. Questa è la magia del cinema, testimonianza del genio (e dell’energia) di tutti i partecipanti alle riprese. “L’aspetto essenziale è quello di cogliere un’atmosfera e l’impatto di questo ambiente sui personaggi” dice Howard. “C’è una sorta di tono esistenzialista di sottofondo, tipicamente anni ‘70, e Anthony ha una naturale tendenza a esaltarlo nelle immagini. Non abbiamo scelto però di imitare l’estetica di quel periodo in modo rigoroso, come si farebbe per un film ambientato negli anni ‘30. Queste macchine sono belle” sorride. “Le trattiamo come feticci? Beh, è forse possibile fare diversamente? Rispetto al progetto iniziale c’è un uso molto minore del computer e molta più vera guida. In questo film si corre moltissimo”.
Anche la prestazione degli attori è notevole, in particolare quella di Daniel Brühl, il cui ritratto di Lauda ha fatto esclamare al caporedattore di questa testata (uno che ha conosciuto tutti i piloti del periodo d’oro della Ferrari): “Incredibile! Lui è Lauda!”, dopo aver visto qualche scena del film. Brühl si è totalmente immedesimato in Lauda, seguendo un corso di dizione per l’accento e partecipando a un training come pilota di Formula Tre.
“Interpretare un personaggio reale che è ancora in vita è una cosa strana, soprattutto nel caso di un personaggio come Niki, che è piuttosto estremo” dice. “Sono stato fortunato, è stato molto gentile con me. Il suo libro To Hell & Back (All’inferno e ritorno) è stata la mia principale fonte. È un uomo complesso, molto diverso da chiunque altro, di una determinazione assoluta; la quintessenza della disciplina con una mente che funziona come un orologio svizzero. Ma è anche un formidabile uomo d’affari, abilissimo. Mi ha invitato ad andare con lui al GP del Brasile, ci siamo andati con il suo jet privato. [con accento identico a quello di Lauda] ‘Vieni a Vienna, ma porta solo bagaglio a mano…’ Se non ci fossimo piaciuti, mi avrebbe rispedito a casa! Per fortuna siamo andati subito d’accordo. Ha risposto a tutte le domande, anche quelle più personali”.
Osservazione che ci riporta al fatto che, per quanto intenso nelle scene di corsa, Rush è fondamentalmente un film su due uomini straordinari. “Tutti gli atleti hanno una corazza” dice Brühl. “Niki conosce l’effetto che fa sugli altri; è molto diretto, ci gioca, lo ha sempre fatto. Ma è anche molto gradevole, con me è stato molto gentile, dal primo momento, quindi la responsabilità per me è particolarmente alta. Tutti conoscono Niki Lauda, sanno come parla. In Germania, in particolare, è ancora una figura importantissima. Mi ha detto “Mi raccomando, non fare cazzate. Deve essere una cosa bella”.
Lauda ride, ricordando l’episodio. “Sono stato un buon maestro! Daniel è venuto a Vienna e ha fatto lezione con un esperto di dizione. Gli ho chiesto ‘Quanto è difficile recitare la mia parte?’ Mi ha risposto: ‘Difficilissimo, perché sei ancora vivo. Se recito male se ne accorgono tutti…’. Marlene [la prima moglie di Lauda] gli ha detto un sacco di cose interessanti su di me… [ride] Il film parla di due ragazzi che lottano per raggiungere lo stesso successo, solo con approcci diversi”.
La superstar nascente Chris Hemsworth (Thor, The Avengers), che impersona Hunt, non ha invece potuto basarsi su una testimonianza diretta per ispirarsi, l’ex campione del mondo ci ha purtroppo lasciati nel 1993, ma l’attore è riuscito comunque a catturare la cupa ambivalenza che serpeggiava nell’automobilismo in quell’epoca spesso così pericolosa.
“Era come se ci fosse una nuvola nera che avanzava, a volte riuscivano a vederla e altre la ignoravano” dice. “Quei ragazzi preferivano non lasciarle spazio. François Cevert parlava di loro come di cavalieri, c’era un che di nobile in quel che facevano. Atmosfera che si ritrova nel film: James in particolare, pensava che non fosse solo correre, c’era molto altro. Come attore, bisogna riuscire a interpretare sempre l’energia di una scena, ma non sono tipo da portare questo carico per mesi, non sono mica Marlon Brando! Che fosse James, il punto di riferimento della vita mondana, o il ragazzo pericoloso e oscuro, bisognava trovarlo. Bisognava mostrarne la verità”. Una verità che Rush trova e mostra benissimo. Non perdetelo.

Rush debutta nel Regno Unito il 13 settembre e nel resto del mondo in ottobre.

Da issue 21, maggio 2013, green

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