Accadde oggi – 18 ottobre

Accadde oggi

18 ottobre

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Il 18 ottobre 1933 nacque a Torino Ludovico Scarfiotti. Rimane negli annali soprattutto per essere stato l’ultimo pilota italiano a vincere il Gran Premio di casa, nel 1966 al volante di una Ferrari. In Formula 1 disputò altre nove gare (cinque con la Scuderia) fra il 1963 e il 1968 ma non salì mai più sul podio. Ben più ricco il palmarès nelle gare di durata e nelle altre competizioni a ruote coperte, dove spiccano fra gli altri successi la 24 Ore di Le Mans (1963), la 1000 Chilometri del Nürburgring (1965), il Campionato Europeo della Montagna (1962 e 1965).

Durante la stagione 1967 decise di lasciare la Scuderia. Corse qualche gara in Formula 1 con dei team come Eagle e Cooper e con la Porsche nelle corse in salita. In una di queste prove, a Rossfeld (Germania), trovò la morte l’8 giugno 1968.

“Salito sulla Formula 1 non voleva scenderne, anche se il suo stile non si conciliava con il necessario affinamento” – scrisse di lui Enzo Ferrari in ‘Piloti, che gente…’ – “Qualcuno parlò di divorzio quando Ludovico chiese, per il Gran Premio d’Italia dell’anno dopo, di cercarsi un’altra vettura. Ebbi una lettera di Gianni Agnelli, che si era interessato all’attività sportiva di Ludovico, suo cugino. Mi diceva: ‘Sta bene, anche Ludovico è d’accordo di smettere con la Formula 1’. La sua ansia di sentirsi completo al volante di una macchina da corsa ebbe invece il sopravvento. Lasciò la Ferrari e cercò altrove, in Inghilterra, in Germania, ma non era soddisfatto. Lo seppi: avevamo già gettato le basi di un ritorno, di una nuova stagione con le rosse vetture Sport che non dimenticava. Lo sapevano in pochi. Ma l’agguato di Rossfeld, lo spuntone di roccia che gli fu fatale nella caduta fuori dalla bianca Porsche impazzita, doveva impedire la soluzione dell’equivoco. Il pilota generoso, corretto, soprattutto ubbidiente anche se ebbe la sua fiammata d’orgoglio, non poté ritrovare la spensieratezza di tante famose gare di durata, quella felicità che la sua vita sentimentale gli aveva avaramente dosato in un’altalena di affetti”.

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