Piloti perfetti

Piloti perfetti

Le potenti prestazioni delle Ferrari possono essere pienamente apprezzate grazie a una serie di corsi per piloti, organizzati dall’Azienda sulla pista di Fiorano. Chiamati Pilota Ferrari, questi corsi, che sono sempre molto apprezzati dai partecipanti, sono attivi da 20 anni, con una offerta costantemente aggiornata e programmi speciali. Il pilota Andrea de Adamich, incaricato di seguirli fin dall’inizio, ce ne spiega ogni dettaglio

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“Precisione svizzera, charme italiano”. Questa la definizione che ci dà un cliente Ferrari, possessore di modelli odierni e anche d’epoca, che incontriamo alla pista di Fiorano impegnato in uno dei corsi Pilota Ferrari. Precisamente il corso Evoluzione. Attualmente i livelli di questa “università della guida” sono cinque: Sport, Avanzato, Evoluzione, Challenge e Limited Edition. Chi è arrivato all’Evoluzione è già passato dai livelli precedenti, conosce bene il mondo Ferrari, le auto, il mito e la storia. Ma sarebbe riduttivo pensare che i corsi di pilotaggio siano soltanto un canale prioritario per veicolare la cultura ferrarista o per aprire la porta dell’eccellenza italiana. Sono tutto questo, è chiaro.

 

Il cliente Ferrari acquista un’auto e con essa il sogno che la accompagna

Né potrebbe essere diversamente, visto che il cliente Ferrari acquista un’auto e con essa il sogno che la accompagna. Ma la scuola è soprattutto uno strumento per capire come relazionare la propria personalità e il proprio modo di guidare con un “oggetto” di tecnologia avanzatissima come sono le Ferrari. Qui si intraprende un cammino per conoscere l’auto ma anche per conoscere sé stessi al volante, per costruire un proprio stile e per poter godere appieno del mezzo di cui si dispone.

Andrea de Adamich, nume tutelare dei corsi di guida Ferrari, celebre pilota da corsa degli anni ’60 e ’70 dove fu anche nella squadra Ferrari al volante delle Formula 1 e 2, dall’alto di una straordinaria esperienza nel settore delle scuole di pilotaggio, non ha dubbi nel scegliere l’incipit ideale per questa missione: “Al centro della nostra attività c’è la persona, per noi la parte principale del binomio uomo-automobile resta sempre chi è al volante con i suoi comportamenti dinamici e soprattutto mentali. I concetti che passano attraverso i nostri insegnamenti sono gli stessi che si usano nell’abitacolo di una monoposto di Formula 1: bisogna acquisire una posizione di guida ideale, interiorizzare i giusti movimenti di mani e braccia, imparare le traiettorie corrette, migliorare il controllo vettura, saper gestire la frenata, scoprire i propri limiti di performarce.

Si ottiene sicurezza tanto in pista quanto sulle strade di tutti i giorni

Alla fine, si ottiene sicurezza tanto in pista quanto sulle strade di tutti i giorni. E, sia chiaro, non insegniamo nulla che sia impossibile da apprendere. La soddisfazione del cliente, a fine corso,  viene dal constatare quanto sia migliorata la propria capacità e sicurezza  di guida”.

I corsi sono stati voluti dal presidente Luca di Montezemolo già dal suo arrivo a Maranello, oltre vent’anni fa, da un lato per legare ancora di più i clienti all’Azienda, al brand; d’altro lato per raccogliere precise richieste che venivano dai clienti stessi che volevano che fossela Casache produceva le loro adorate automobili, ad aiutarli a interpretarle al megio. Rivolgersi a de Adamich è stato un passo naturale, visto l’esperienza di serio professionista e il successo del Centro Internazionale Guida Sicura da lui gestito all’autodromo di Varano de’ Melegari. Per capire esattamente la natura e l’identità, l’atmosfera e la metodologia di un corso di pilotaggio, la via migliore è frequentarne uno. È quelloche abbiamo fatto per documentare l’esperienza al Ferrari Magazine.

I corsi scivolano con apparente rilassatezza. È il frutto di un’organizzazione che non lascia nulla al caso, com’è nello stile della Ferrari e di de Adamich, uno stile che cura ogni dettaglio con attenzione quasi maniacale. Le due giornate sono scandite – tra teoria e pratica – da un programma rigidissimo, di cui (questo è uno dei segreti) il cliente non s’accorge nemmeno. Nella realtà ogni possibile imprevisto è già stato messo in conto e prevenuto. Se l’atmosfera è rilassata, tranquilla, molto cordiale e amichevole, il lavoro dietro le quinte si dipana di minuto in minuto secondo un copione studiato in ogni particolare, costantemente perfezionato ed evoluto. Negli anni (i corsi sono nati nel 1993) il prodotto Ferrari è profondamente cambiato e sono cambiati i clienti. Auto diverse, più tecnologiche, con clienti che hanno aspettative più alte, verso la vettura e verso se stessi. Basti pensare che il propietario di una Ferrari percorreva un tempo si e no tre o quattromila chilometri all’anno, mentre oggi arriva a oltre diecimila. Questo ha fatalmente influito sull’evoluzione dei corsi: “Per spiegare i mutamenti”, racconta de Adamich, “dovremmo poter mettere a confronto una 348 del ’93, primo anno di questa attività, e una 458 Italia che usiamo oggi, nonché gli insegnamenti ed i contenuti dinamici di allora con quelli che forniamo adesso. È stata un’evoluzione fantastica”.

All’inizio c’erano la 348 e la 512. Da allora sono passati circa 20 anni e si sono susseguite diverse generazioni di Ferrari. Pilota Ferrari è passato alla F355 poi alla F360 ed alle 575 Maranello. Poi sono arrivate le F430 e la 458 Italia sia in versione GT stadale che Challenge da competizione. È un mondo completamente diverso, dove parlare di professionalità sembra quasi  riduttivo: bisogna esserci, bisogna stare a contatto con gli istruttori, per rendersi conto in prima persona della magia di questa esperienza. Tutti gli istruttori, amichevoli e seri, abituati alla lingua inglese, hanno un’esperienza da pilota professionista, spesso ai più alti livelli, che costituisce la solida base  del loro lavoro. Tutti sono addestrati per seguire lo stesso metodo ed hanno superato dure selezioni per affinare le tecniche di istruzione per sapere come rapportarsi con un cliente come quello Ferrari. Visto che si parla insegnamento: qui non siamo, è chiaro, alla scuola dell’obbligo, ma a una sorta di master di specializzazione. Tutto è perfettamente all’altezza, in primis le relazioni allievo-istruttore, che sono il fulcro di ogni scuola.

Per capire se i corsi funzionano si possono assumere diversi indici. Verificare come cresce la capacità di guida è certamente uno di questi, il più oggettivo. Parlare con i clienti-allievi è un altro, non c’è persona che non comunichi con entusiasmo le sensazioni uniche che provano in pista accorgendosi dei continui progressi. La cosa più interessante riguarda il rapporto che si instaura col proprio istruttore: tutti i partecipanti, più o meno, sanno o pensano di saper guidare piuttosto bene. Alcuni alievi arrivano anche convinti di saperlo fare benissimo. Ma la professionalità del pilota tutor, le tipologie di esercizi che scompongono le fasi della guida lavorando di volta in volta su un preciso aspetto, portano immediatamente a un rapporto di fiducia e complicità che allontana ogni possibile equivoco o conflitto. Questo rapporto è tanto più importante se si pensa che l’istruttore è quasi sempre a fianco dell’allievo, in vettura. I dati raccolti a fine di ciascun corso, il “Customer Satisfaction Index” presentano costantemente il voto “eccellente”  superiore al 94 per cento per arrivare al 99 per cento quando si chiede “se si raccomanderebbe il corso” ad altri.

L’indagine statistica non riguarda solo aspetti generali come cibo, sistemazione alberghiera, orari ecc, ma entra nel merito di quel che si insegna e di come ciascuno percepisce il proprio  miglioramento alla guida. Ed è su queste basi chela Ferraririflette su come evolvere e migliorare la scuola e la sua dinamicità, a prescindere dal fatto che si adottino auto via via diverse e più sofisticate e prestazionali. “L’input che arriva dall’allievo”, spiega de Adamich, “è per noi fondamentale. Sono queste indicazioni che ci hanno permesso di cambiare negli anni i nostri corsi, adattandoli alle richieste e alle attese. È  anche su questa base che i nostri istruttori personalizzano il loro intervento sulle caratteristiche di guida, le capacità e la personalità dell’allievo”.

Molto si deve all’uso della telemetria e dei filmati che vengono registrati a bordo. L’allievo, dopo un’apposita sessione di guida seguita con la telemetria, ha la possibilità di analizzare il suo giro di pista punto per punto, studiando alcuni parametri (velocità, giri motore, marce utilizzate, apertura dell’acceleratore, uso del freno, angolo di sterzata). Due istruttori sono dedicati esclusivamente a seguire l’allievo nell’interpretazione dei dati, la condotta in pista viene scomposta e studiata in ogni singolo momento. In più le immagini registrate dentro l’abitacolo, abbinate ai dati telemetrici, permettono di controllare anche visivamente il modo di condurre l’auto. Il miglioramento dello stile di guida, a questo punto, non è solo un fatto istintivo ma, per così dire, diventa scienza. Di fatto si è sullo stesso piano di un pilota professionista, che parte dallo studio della telemetria per capire come abbassare i propri tempi sul giro.

L’allievo non è mai lasciato solo, al fianco ha sempre un tutor che ne segue ogni azione. Vale per il corso iniziale come vale per quelli successivi. Il rapporto numerico allievi-istruttori è pensato per ottimizzare l’insegnamento, sia la teoria (svolta in maniera adeguatamente leggera) sia la pratica. Nel corso iniziale (Sport) i gruppi sono quattro, ciascuno ha 6 o 7 allievi, con 11 piloti-istruttori a disposizione; nel successivo (Avanzato) i gruppi scendono a 4 o 5 allievi, mentre lo staff resta invariato, nell’Evoluzione gli allievi sono 4 per gruppo, nel Challenge ci sono al massimo 10 allievi e 6 istruttori (con specifica esperienza agonistica), un rapporto simile a quello che si ritrova nel Limited Edition. Si lavora a Fiorano, ma non solo: il programma 2012, ad esempio, prevede l’utilizzo delle piste di Fiorano (per i primi tre livelli), di Varano de’ Melegari (corso Challenge) e Mugello (corso Limited Edition). I corsi durano due giorni, sabato e domenica, con accoglienza il venerdì pomeriggio.

La teoria varia a seconda del corso, si parte da tecniche di guida affrontate con attività dinamiche (frenata, accelerazione in curva, controsterzo) e si arriva ad acquisire i concetti agonistici di base, i metodi di assetto delle auto, le tecniche di partenza e sorpasso. Mai la teoria diventa preponderante, men che meno noiosa, è supporto a una lezione che soprattutto si tiene in auto. Il Corso Challenge, inoltre, è completato dal test richiesto dalle autorità sportive italiane per gareggiare in pista con vetture ad alte prestazioni. Non manca un “contest” tra gli allievi, non basato sui riscontri cronometrici, ma su precisione di guida e padronanza dell’auto.

Tutto è curato adeguatamente, a partire da accoglienza, logistica, catering. Non un dettaglio: durante una giornata di lavoro impegnativo (parecchio dal punto di vista fisico, di più sotto il profilo mentale) occorre nutrirsi in maniera adeguata (niente alcol, ovviamente), leggera, ma certo non monacale (anche questo fa parte di storia e tradizione ferrarista), con qualche elegante concessione all’esclusività culinaria. Alla fine, a obiettivo raggiunto, ciò che un cliente Ferrari vuole davvero è programmare il suo prossimo corso. Sapendo che, nel frattempo, può godere della sua auto, e delle sue potenzialità, in maniera diversa rispetto al passato. Da Pilota Ferrari, appunto.

 

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine numero 19, dicembre 2012

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