Il mito Daytona

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Con una esibizione al Museo Ferrari a Maranello, la Ferrari celebra il circuito di Daytona, il cui nome è strettamente legato a straordinarie vetture da corsa e da strada del cavallino Rampante. Regina della mostra è la leggendaria P4, vincitrice della 24 Ore di Daytona del 1967

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Poche gare automobilistiche sono considerate veri e propri marchi di fabbrica, circuiti mitici con una loro atmosfera particolare che offrono a un ristretto gruppo di selezionati piloti un ventaglio di sfide davvero eccezionali.
Per la categoria delle monoposto ci sono Monaco, Silverstone, Spa, Monza e l’Indianapolis 500. Le altre sono gare di resistenza: la 12 Ore di Sebring, la 24 Ore di Daytona e la 24 Ore di Le Mans. Tra tutte, la più recente è la 24 Ore di Daytona, che celebra i suoi 50 anni nel 2012, ma si è rapidamente guadagnata un posto d’onore tra le grandi gare classiche.

La storia della 24 Ore di Daytona, però, non è cominciata nel 1962. La sabbia delle spiagge di quelle parti è da sempre stata luogo favorito per le competizioni sportive.
La tradizione automobilistica di Daytona risale all’inizio del 20° secolo quando, a partire dal 1903, sulla spiaggia di Ormond Beach, nella zona nord, prima di scendere verso la sabbia più compatta di Daytona Beach, si svolgevano le prove di velocità. Sempre in questa zona furono addirittura fatti alcuni tentativi di stabilire il record di velocità terrestre, con Malcom Campbell e la Bluebird che toccò la vetta dei 528km/h nel 1935.
Poi il luogo prescelto per i record di velocità terrestre diventò la più stabile Bonneville Salt Flats, nello Utah, e Daytona Beach restò nel limbo per un po’. La giunta comunale desiderava mantenere una tradizione che portava grandi incassi agli abitanti del posto, dato che gli sport motoristici attiravano moltissima gente nella zona, per questo istituì gare automobilistiche e motociclistiche sulla spiaggia.
Uno dei principali protagonisti della promozione e dell’organizzazione delle gare fu Bill France, che nel 1948 fondò il NASCAR, una delle formule motoristiche tuttora più famose negli Stati Uniti. All’inizio degli anni 50 si andava sviluppando il turismo balneare ed era sempre più difficile organizzare corse sulla spiaggia o sulle strade della costa. Bill France pensò di spostare il problema e riuscì a convincere il consiglio comunale a ratificare la costruzione di un percorso di velocità adatto a ospitare le corse del NASCAR. Fu anche così lungimirante da inserire nel progetto una pista a circuito, con la prospettiva di ospitare eventi internazionali di primo piano.
Il Daytona International Speedway inaugurò nel 1959, ma due anni prima France aveva già organizzato una gara automobilistica all’aeroporto di New Smyrna Beach, a sud di Daytona, come gran finale della Daytona Beach Speed Week; è proprio in quell’occasione che iniziò il legame tra Daytona e la Ferrari.

L’immagine delle due 330 P4 e della 412 P che entrano in formazione sotto la bandiera a scacchi per sfilare prima, seconda e terza venne riportata sulle prime pagine di tutto il mondo

L’evento attirò molti dei più importanti piloti del paese, compreso il californiano John Edgar che alla metà degli anni 50 vantava una scuderia con diverse Ferrari. In questa occasione, iscrisse Carroll Shelby con la sua Ferrari 410 Sport: vinse sia la gara preliminare del sabato che quella principale della domenica.
Le gare di resistenza che sancirono l’inizio di una nuova era sulla pista appositamente costruita del Daytona Speedway iniziarono nel 1962 con una gara di tre ore, seguita da un’altra nel 1963 per passare poi a un formato da 2.000 chilometri (poco più di 12 ore) nel 1964 e 1965. La prima 24 Ore venne corsa nel 1966. Da allora, il formato è rimasto quello delle 24 ore, a parte una gara a durata ridotta nel 1972 e la cancellazione dell’evento nel 1974 a causa della crisi petrolifera.
La gara inaugurale del 1962, chiamata Daytona Continental, fu vinta da Dan Gurney al volante di una Lotus Climax; come tutti sanno nella fase finale il pilota parcheggiò praticamente appena prima della linea per poi spingere l’auto oltre il traguardo con lo starter, approfittando dell’inclinazione del terreno, dato che l’orologio indicava che il tempo era scaduto.
La Ferrari Dino 246 S guidata dal campione del mondo Phil Hill finì seconda mentre la 250 GT SWB “Sperimentale”, con al volante Stirling Moss, arrivò quarta vincendo la Classe GT 3.0 litri. Il piazzamento includeva anche Jo Bonnier, Jim Clark, Innes Ireland e i fratelli Rodriguez, Pedro e Ricardo. La seconda edizione della Daytona Continental nel 1963 vide la Ferrari conquistare la sua prima vittoria, con Pedro Rodriguez alla guida di una 250 GTO iscritta da Luigi Chinetti Senior con Roger Penske secondo su una macchina simile.
Il primo degli eventi da 2.000 chilometri, nel 1964, fu di nuovo vinto da una Ferrari ma con due piloti a causa della durata maggiore; il vincitore dell’anno precedente, Pedro Rodriguez, era in squadra con Phil Hill, ancora con una 250 GTO di Luigi Chinetti Senior, questa volta un modello del 1964.
Non solo vinse una Ferrari 250 GTO, ma riempì il podio, con David Piper/ Lucien Bianchi secondi e Walt Hangsen/Bob Grossman/John Fulp terzi.
Per l’ultimo evento da 2.000 chilometri e il primo degli eventi da 24 ore, nel 1965 e 1966, a trionfare furono le Ford. Era l’epoca del testa a testa Ford-Ferrari nelle gare di resistenza su pista, ciascuna delle due case si batteva per primeggiare nell’epoca d’oro delle gare automobilistiche sportive e GT.
Nel 1966 la Ford aveva davvero usato una forza schiacciante per vincere quella che era (ed è ancora) sicuramente la gara più prestigiosa di tutte, la 24 ore di Le Mans, alla quale parteciparono sette Ford Mk II più una serie di altre GT40 che correvano da indipendenti. La Ford riuscì a riempire il podio, lasciando la Ferrari a leccarsi le ferite, con le due 330 P3 che si ritirarono. Unica consolazione per la Ferrari fu la vittoria nella classe GT sopra i 3.0 litri con la 275 GTB/C, iscritta dai concessionari di Maranello. Non solo la Ford vinse Daytona e Le Mans, nel 1966, ma ottenne quella che si potrebbe definire una “tripla corona” arrivando prima anche alla 12 Ore di Sebring.
La prima gara della stagione 1967 fu la 24 Ore di Daytona, e di nuovo si scatenò la rivalità tra Ford e Ferrari. Quest’ultima partecipò con il nuovo modello 330 P4, sostenuto da un paio di 412 Ps della North American Racing Team (NART) di Luigi Chinetti e della Ecurie Francorchamps di Jacques Swaters, mentre la Ford iscrisse sei Mk II. La competizione si rivelò una dolce vendetta per la Ferrari, dopo la vergognosa sconfitta subita a opera della Ford nel campionato 1966, regalando al Cavallino una delle vittorie più clamorose in tutta la storia delle gare automobilistiche.

Nel 2012 la Ferrari è tornata alla classe GT nella Rolex 24 a Daytona con una versione Grand-Am della 458 Italia GT3

L’immagine delle due 330 P4 e della 412 P iscritta dal NART che entrano in formazione sotto la bandiera a scacchi che sventola per sfilare prima, seconda e terza venne riportata sulle prime pagine di tutto il mondo; una vittoria di Davide contro il Golia della Ford, sconfitto in casa, e una delle icone fotografiche più celebri dell’automobilismo.
Famosissima anche la decisione, presa dall’allora direttore di Ferrari Sporting Franco Lini, di chiedere ai piloti di tagliare la linea del traguardo in formazione fianco a fianco, per trasmettere un messaggio di superiorità da lanciare a tutto il mondo degli sport motoristici. L’impatto di quella vittoria fu tale che la 365 GTB/4 da strada lanciata nel 1968 fu ribattezzata Daytona dalla stampa, per celebrare la vittoria dell’anno precedente.
Il modello partecipò alla 24 Ore di Daytona tra il 1972 e il 1981, dominando in un periodo di grandi cambiamenti per il mondo delle corse e arrivando secondo assoluto nel 1973, con alla guida François Migault e Milt Minter.
Quattro anni dopo l’attore Paul Newman in squadra con Minter ed Elliott Forbes-Robinson arrivò quinto assoluto nella gara del 1977, risultato surclassato inaspettatamente nel 1979 quando John Morton/Tony Adamowicz si piazzarono di nuovo secondi assoluti, un risultato di tutto rispetto per quella che era ormai un’auto da corsa datata.
Dopo la vittoria del 1967, la Ferrari non tornò a Daytona come squadra fino al 1970. A quel punto la Ford si era ritirata dalle competizioni di resistenza e la nuova rivale era la Porche, con la 917 testa a testa con la 512 S. La Porche si piazzò ai primi due posti, mentre la 512 S di Mario Andretti/Arturo Merzario/Jacky Ickx salvò l’onore della Ferrari con un terzo posto.
Nel 1971 la Ferrari decise di lasciare le corse automobilistiche dove figuravano le motorizzazioni più impegnative alle squadre private, con il modello potenziato 512 M, per concentrarsi sul modello da Formula Uno 312 P V12. Quell’anno a Daytona la vittoria venne ancora una volta conquistata dalla Porche 917, ma ben due Ferrari la raggiunsero sul podio; la 512 S guidata dalla squadra formata da Ronnie Bucknum/Adamowicz/Alain De Cadenet, seconda, e la 512 M di Mark Donohue/David Hobbs terza. Quest’ultima, il famoso modello Blue Sunoco, poteva certamente aspirare al primo posto, ma un incidente con una Porche GT la danneggiò molto. La squadra la riparò con grande grinta, ma l’auto perse 53 giri, arrivando comunque a soli 14 giri di distanza dalla vincitrice.
L’ultima partecipazione della Ferrari come squadra a Daytona fu quella del 1972, con il modello 312 P: vinse, nelle mani di Mario Andretti e Jacky Ickx, seguita dall’auto di Tim Schenken e Ronnie Peterson. La terza auto della squadra, con Clay Regazzoni e Brian Redman, arrivò quarta.
Nei 40 anni seguenti a Daytona le categorie GT e sportive sono cambiate e la Ferrari ha fatto solo qualche sporadica apparizione, molto meno che nei primi dieci anni. Tuttavia, con l’arrivo della 333 SP nel 1994, c’era di nuovo una Ferrari da corsa disponibile per chi volesse farla partecipare da indipendente, e non è passato molto tempo prima di vederne una a Daytona.
Il sapore del successo è stato assaporato per la prima volta nel 1996, quando Gianpiero Moretti/Bob Wollek/Didier Theys/Max Papis arrivarono secondi assoluti con un altro piazzamento uguale nel 1997 grazie ad Andy Evans/Fermin Velez/Charles Morgan/Rob Morgan. La vera vittoria arrivò nel 1998, con la squadra Moretti/Arie Luyendyk/Mauro Baldi/Theys, per essere di nuovo sfiorata l’anno seguente, nel 1999, arrivando in seconda, terza e quarta posizione. Da allora la Ferrari partecipa al circuito della Florida solo come indipendente, con fortune alterne. Uno dei migliori risultati è arrivato di recente, nel 2003, quando la Ferrari di Washington ha iscritto una 360 GT guidata da Cort Wagner e Brent Martini vincendo la classe GT nella Grand-Am Series finale a Daytona, vittoria che è valsa alla squadra il titolo del campionato Grand-Am GT, oltre a dare alla Ferrari il primo titolo GT costruttori nel campionato del mondo degli Stati Uniti.
Nel 2012 la Ferrari è tornata alla classe GT nella Rolex 24 a Daytona (questo il nome ufficiale, adesso) con una versione Grand-Am della 458 Italia GT3 e anche se non è stato un debutto travolgente si è trattato di un inizio che fa bene sperare, con la AIM Autosport Team FXDD Racing With Ferrari molto competitiva nelle gare Grand-Am seguenti.
Questa cronaca dettagliata ci mostra come, in vari modi e con varie auto e piloti, la Ferrari abbia legato il suo nome a quello di questo celeberrimo circuito e di questa corsa straordinariamente impegnativa che dura 24 ore.
La fama di un evento o di un marchio si costruisce con la perseveranza e l’impegno, due cose che non mancano mai né a Maranello né in Florida.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine nr 18, settembre 2012

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