Il Masterchef a Maranello

Gordon Ramsay 458 Spider

Quando era un giovane chef ha lavorato instancabilmente per raggiungere il successo. Ora Gordon Ramsay è una star a livello planetario, grazie ai suoi seguitissimi programmi televisivi. Da grande ferrarista qual è, raffronta la perfezione della sua cucina con ciò che ha scoperto in occasione della sua prima visita a Maranello, dove ha anche ordinato la prossima auto nuova. Abbiamo trascorso una giornata particolarmente coinvolgente con lui.

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Chi l’ha seguito probabilmente non ha dimenticato il debutto televisivo di Gordon Ramsay, infarcito com’è stato di imprecazioni. Di certo carismatico, e già sulla buona strada per aggiudicarsi tre pregiatissime stelle Michelin, Ramsay si guadagnò una gran brutta fama sui giornali popolari a colpi di punti di vista espressi in maniera molto colorita e con un linguaggio assai vivace. In un’era strangolata da un formale politicamente corretto, Ramsay forse trattava l’agnello con i guanti di velluto, ma a parole ci andava giù pesante. E oggi sembra essere tornato alle vecchie abitudini. “C***o”, esclama. “M***a, pazzesco!” Piccolissima pausa mentre riprende fiato.”E’ assolutamente incredibile, c***o…” Per fortuna questa gragnola di esclamazioni molto sentite non è diretta a uno chef che sbaglia o a una cucina trascurata. Ramsay, infatti, è appena sceso dal sedile passeggero della nuova Ferrari F12berlinetta, dopo alcuni giri a Fiorano con il test driver Raffaele de Simone al volante. Lo stridore del V12 ha come congelato l’aria attorno a noi, tanto che non si può proprio incolpare Ramsay per il tocco colorito che vi aggiunge. “Credo che la Ferrari abbia rivoluzionato le cose con la F12berlinetta” aggiunge dopo essersi ricomposto e facendo cenno all’auto dietro di lui, il cui rumore del motore è stato ora sostituito dal lieve tintinnio del metallo caldo che si contrae. Ramsay è un uomo che veste l’abito dello chef, ma che parla col cuore in mano, è il caso di dirlo. Uno dei cuochi e ristoratori più noti al mondo si trova oggi a Maranello per quello che si può definire un vero e proprio pellegrinaggio. Quando, nel 2001, si aggiudicò la terza stella Michelin, si regalò una Ferrari nuova, una 550 Maranello e da allora i suoi rapporti con il Cavallino Rampante non hanno fatto che intensificarsi. Ha posseduto una 360 Modena, una 430 Scuderia, una 599 GTB Fiorano e molte altre.

L’ultimo acquisto è una 458 Spider, giunta a Londra mentre era in volo verso Bologna, diretto a Maranello. Come per tantissimi ferraristi, la sua devozione alla Rossa di Maranello va ben oltre la semplice fedeltà del cliente. Ramsay, fissato per i dettagli, è un intenditore sopraffino. A dire il vero si può discutere su quale sia la sostanza che più gli sta a cuore: l’aceto balsamico di Modena o l’olio da motore che scorre nelle vene dei prodotti da esportazione più famosi della zona. “Lascia senza fiato”, dice mentre se ne sta seduto su una poltrona in una stanza proprio sopra il vecchio ufficio di Enzo Ferrari sul circuito di Fiorano. “In un certo senso il livello di competenza che si vede qui è quasi inquietante. Soprattutto dal punto di vista di uno chef, l’essere maniaci del controllo, essere la figura al timone, seduto sul sedile anteriore, alla guida di una squadra che va ai duemila allora… Forse saranno 10, se non 15 anni che mi vengono gli attacchi d’ansia al pensiero di venire qua. Quindi può immaginare come mi sento”. Ramsay è un esempio notevole del XXI secolo di un cuoco prestato al mondo dei media. Scozzese di nascita ma cresciuto in Inghilterra, con altri tre fratelli, ha avuto una giovinezza difficile e sembra essersi imbarcato in una ricerca continua mirata al miglioramento di sé e alla perfezione attraverso il mezzo che si è scelto: cucinare. Un ginocchio inaffidabile gli ha stroncato una promettente carriera da calciatore professionista, ma questa batosta l’ha lanciato in un’odissea culinaria mondiale, progettata per forgiargli le competenze e corazzargli la personalità. Ha lavorato con assi del calibro di Marco Pierre White e Albert Roux a Londra, e si è formato a Parigi con Guy Savoy e Joël Robuchon. Il suo primo, grande successo è arrivato con Aubergine nel 1995, seguito dall’apertura del Ristorante Gordon Ramsay a Chelsea nel 1998. Quindici anni dopo non è più solo uno chef, ma un vero e proprio marchio planetario: un autore che vende milioni di copie, con varie stelle Michelin; un impero della ristorazione in continua espansione e pure, grazie alla sua caratteristica di non mandarla a dire, uno strapagato fenomeno televisivo mondiale (i suoi programmi sono stati venduti alle emittenti di 125 paesi). Oggi però la superstar si è volontariamente limitata a essere un fan della Ferrari. Dal momento in cui il minivan della Lancia lo scarica alla vecchia entrata, fiancheggiata dai famosi edifici ocra a due piani, è chiaro che l’ospite si trovi nel suo elemento. Facciamo un tour delle linee di produzione, dove avanziamo a fatica, vista la popolarità che lo contraddistingue tra gli addetti. Due GTO e altri preziosi gioielli Ferrari lo attendono nell’edificio delle Classiche, dove si trova anche un archivio che racchiude i disegni tecnici originali per ogni Ferrari, a partire dal primissimo modello 125 S. “Che capolavoro perfetto”, si fa sfuggire Ramsay sottovoce, mentre con grazia culla il manoscritto tra le mani come se si trattasse di un disegno autentico di Leonardo. Gli spiegano il programma “Tailor-Made” ed è affascinato quando gli raccontano del settore progetti speciali, mentre si aggira per il design centre. Le auto Corse Clienti F1 e XX sono incredibili some sempre. A seguire, un lungo pit-stop alla mensa del personale della Ferrari, forse la miglior mensa aziendale al mondo e di certo quella dall’aspetto più aerodinamico, dove il personale può gustare la cucina emiliana a base di tortellini e tagliatelle al ragù. Fatta una foto con gli emozionati chef della mensa, ripariamo nella saletta da pranzo privata del Presidente. Visto che al momento Ramsay è uno dei giudici del programma Masterchef negli Stati Uniti, dove registra ascolti colossali, si può solo immaginare il terrore che la sua presenza fa dilagare in cucina. Grazie al cielo il pranzo è veramente ottimo, anche se vale la pena sottolineare che il Ramsay fuori servizio è decisamente meno bilioso che sul piccolo schermo. Ma il suo stile di conversazione mantiene lo stesso ritmo “staccato” a risparmio energetico. Questo è un uomo la cui passione si riflette alla perfezione a Maranello.

The Official Ferrari Magazine Per quanto possa essere strano chiederlo mentre si trova seduto qui, … perché la Ferrari?
Gordon Ramsay [pausa] Perché la Ferrari? Se ne vedi una sull’autostrada quando hai cinque o sei anni non te la dimentichi più. Uno spettacolo, una specie di magia. Quindi la tieni a mente, e procedi con la carriera, e ti concentri e continui a tirare.

‘Se ne vedi una sull’autostrada quando hai cinque o sei anni non te la dimentichi più’

Il mio sogno era di aggiudicarmi tre stelle Michelin e di possedere una Ferrari. Quando la guido è un momento unico, speciale. Non è roba da otto ore al giorno. Parliamo di 60 o 90 minuti a settimana. Un’esplosione assoluta di perfezione pura. Dall’avvio, allo stringere il volante, le curve, il rumore che produce… È la qualità che ottieni, con una Ferrari. Il legame. La perfezione assoluta. Mi ci ritrovo con l’auto, perché è come ogni singolo angolo della mia cucina, che ho ripassato da cima a fondo.
TOFM Ha veramente una passione incredibile per ciò che fa. La ritrova in quello che vede qui?
GR Oh, sì. Appena metti piede qui senti la pulsione verso la perfezione, l’attenzione al dettaglio. I processi. A essere precisi, un’attenzione microscopica al dettaglio. Insomma, le somiglianze sono tante.
TOFM Deve essere forte la pressione alla quale è esposto, per continuare in questa maniera.
GR Quando di stelle [Michelin] ne hai tre, puoi solo scendere. L’anno in cui abbiamo avuto la prima, abbiamo ricevuto più lamentele che mai. Perché tutti mettevano sotto il microscopio ogni aspetto, 10 volte di più. È come vincere la Champions League o il Titolo Costruttori in Formula1… Ogni anno ti analizzano con sempre maggiore intensità. Il Royal Hospital Road [il Restaurant Gordon Ramsay] è strutturato a un livello di perfezione a prova di cretino: 10 tavoli, 38 posti a sedere, 38 pranzi, 38 cene, dal lunedì al venerdì. Quindi vedo la sinergia tra quello e ciò che accade alla Ferrari, aggirandomi nello stabilimento. Si tratta di ripetibilità, ma anche di instaurare quella coerenza in ogni cosa. Dal prendere una prenotazione al versare un calice di vino fino al salutare l’ospite, ogni singolo dettaglio è fondamentale. Questo è il motivo per cui non ci sono 250 ristoranti con tre stelle Michelin. Ce ne sono quattro in Inghilterra e appena una manciata in Italia.
TOFM Come cavolo fa?
GR Insegnare è la cosa più ardua. Instillare quel livello di fiducia nello chef. Ricreare lo stesso risultato tra due palati diversi. Sono realista però. La prima cosa che insegno non è a cucinare, ma a gustare. Se non lo sanno fare e non riesci a percepire le differenze tra le varie consistenze non riuscirai a cucinare e non dovresti nemmeno farlo.
Parliamo di palati sfiniti.
TOFM Lei deve avere una disciplina incredibile.
GR Non mi fermo fino a quando il risultato non è perfetto al 100 per cento. Ho trascorso sei mesi viaggiando in Europa e nei Caraibi, ho sempre voluto mettermi alla prova. Ti rafforza, ti aumenta la consapevolezza. Imparare, imparare, imparare. Concentrazione assoluta. Ho cucinato in una piccola brasserie a Parigi, quando a stento potevo permettermi il biglietto della metropolitana. Quello che volevo era imparare il francese alla perfezione, meglio lo parlavo, più potevo rubare loro, in termini di conoscenza. Sei come una gazza ladra che agguanta tutti i pezzetti luccicanti dalla cucina e poi li metti da parte. Ma quello che non puoi fare è copiare, perché lì allora siamo nel campo della pigrizia. Questa è una cosa che ammiro della Ferrari. Vanno avanti con coerenza per la loro strada, si spingono oltre i limiti. Guarda la FF… Trazione integrale. Molto intelligente.

‘‘Questa è una cosa che ammiro della Ferrari. Vanno avanti con coerenza per la loro strada, si spingono oltre i limiti’

TOFM Cosa ne pensa del cosiddetto fenomeno della “gastronomia molecolare”?
GR Mi piace il senso di scoperta. Dico sempre alla gente “andate a divertirvi, ma non andate a mangiare”. È teatrale. Devi essere una leggenda per cavartela sul serio. Heston [Blumenthal]. Ferran [Adria]. René [Redzepi] a Noma. Stupefacenti. Stupefacenti. Sono quelli che non dirigono le cose nella maniera giusta che finiscono nella zona pericolosa. Ma sono un classicista. Ho bisogno di concentrarmi sul sapore, devo trovare l’equilibrio in ciò che cucino. Non ho né il tempo né la voglia di riposizionarmi in quel modo. E comunque, andate e divertitevi…
TOFM Lei è una grande personalità, di enorme successo. Questo inevitabilmente genera critiche provenienti da vari ambiti. Come le gestisce?
GR Metti su una bella corazza. Mi hanno fatto pelo e contropelo. E poi cosa fai? Crolli? Ti rafforza. Qualcuno mi ha detto: ti sei preso tanta di quella spazzatura dalla stampa che sarai diventato un vecchio saggio. [pausa] Ho contestualizzato. Il successo negli USA. Le basi che ho. L’unità della mia famiglia. La squadra che mi circonda. Ho imparato a smetterla di prenderla sul personale. Il fallimento che abbiamo avuto [Ramsay e il suo AD, nonché suocero, Chris Hutcheson hanno preso strade diverse. Il tutto sotto i riflettori] non ha fatto altro che incrementare il successo. Non può andare sempre come vuoi tu. Ho compiuto errori enormi. Ma c***o, ho imparato. E quell’errore non lo ripeti. Quindi, sono momenti eccitanti.
TOFM Ha imparato a lasciar correre alcune cose? Immagino abbia dovuto farlo, altrimenti si impazzirebbe.
GR Ah, quello richiede tempo. Non mi era facile fino a cinque, dieci anni fa. Ma si cresce. Tengo i piedi nel mondo reale. E poi un po’ di spazzatura me la merito. Ne distribuisco, quindi in un modo o nell’altro ritorna. [pausa] E non assumerei mai dei fumatori, hanno il palato massacrato.
TOFM È difficile vivere con lei?
GR No. Relativamente facile. Stacco la spina. Tempo di qualità ridotto, ma la qualità è alta. Chiudo la porta e riesco a premere il pulsante stop. All’istante. Come spegnere la luce.
Il Masterchef a Maranello. Sotto molti punti di vista è una combinazione perfetta. Seduto a fianco di de Simone in una 458 Italia, Ramsay ha imparato a gestire la cosiddetta racing line, la traiettoria ideale intorno a Fiorano in due giri. Ha chiaramente un’abilità naturale e una determinazione notevoli, delle buone basi per un successo durevole. Ma oltre a questo, quello che collega Gordon Ramsay e la Ferrari non è solo l’atteggiamento rispetto a ciò che fanno, è l’appetito insaziabile per il duro lavoro, alla ricerca della perfezione. “La gente sembra pensare che quando sei arrivato non hai più bisogno della cucina, ma non sarei dove sono oggi senza di essa”.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine nr 18, settembre 2012

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