Sicurezza Globale

Kaspersky Ferrari

Eugene Kaspersky, carismatico CEO della omonima società di sicurezza di computer, porta un tocco eccentrico, passione e senso di divertimento quando si tratta di porre attenzione su un business molto serio: combattere i software-spia. In una intervista con The Official Ferrari Magazine, l’imprenditore russo rivela la sua filosofia di business e la passione per le auto veloci.

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Kaspersky: un’azienda di sicurezza informatica da oltre 600 milioni di dollari, con filiali in tutto il mondo, un’insospettabile passione per campagne promozionali un po’ pazze e, da qualche anno, un rapporto con Ferrari che più stretto non si può. A Maranello è arrivato Eugene Kaspersky, il responsabile di questo miracolo russo, pronto a raccontarmi i segreti del suo successo e il rapporto con le quattro ruote e l’alta velocità. Jeans e camicia aperta, faccia sorridente ma sicura di sé, Mr. Kaspersky mi riceve nel piano sotterraneo di un hotel di Bologna, quasi a voler sottolineare l’importanza della discrezione nel suo business (si dice che lavori da anni coi servizi segreti russi, ma su questo non si sbottona). In realtà qui si neutralizza l’afa, con la stessa efficacia con cui i suoi antivirus mettono KO le minacce dei computer, diventando best-seller e rendendolo uno degli uomini più ricchi di Russia.

The Official Ferrari Magazine Qual è il segreto del suo successo?
Eugene Kaspersky Non sapevo fosse un segreto. Anzi, no, il segreto è di non svelare i miei segreti. Dai, scherzi a parte, in realtà credo ci siano diversi fattori che contribuiscono al successo della mia azienda. Direi almeno tre. Il primo è di puntare sempre sulla tecnologia e sulla scelta dei migliori talenti con cui lavorare. In Russia siamo pieni di menti brillanti, provenienti dal rigido sistema scolastico del nostro paese. Non a caso, gli ingegneri russi sono tra i più apprezzati non solo in Russia, ma anche nella Silicon Valley e in Israele. Il secondo fattore è che siamo dedicati al 100% a quest’azienda, e riusciamo quindi ad agire sempre tempestivamente e in modo efficace. E terzo, a Kaspersky c’è davvero un bell’ambiente di lavoro. Sono in molti a dire che lavorare in questa compagnia è più divertente che in altri posti. E se la gente sorride, lavora meglio.

TOMF Anche la ricerca è importante?
EK Assolutamente, ed è sempre una questione di partner e tecnologie. Vede, per combattere i virus informatici abbiamo una rete di collaboratori da ogni angolo del pianeta, dall’America Latina al Giappone, anche se ancora nessuno in Italia. C’è una ricerca continua e su scala globale.

TOMF In questi giorni si sente parlare di Flame, un software-spia che la sua azienda ha scoperto per prima. Che mi racconta a tal proposito?
EK Il discorso di base è che ci sono governi molto attenti alla così detta cyber-war, cioè la guerra fatta a base di software, mentre molti altri la ignorano. Ed è uno sbaglio colossale, perché tutto il mondo moderno dipende dai software, anche nelle infrastrutture reali, palpabili con mano. Pensi al blackout energetico che ha messo in gionocchio New York qualche anno fa, o ai sabotaggi in Estonia, o ai malfunzionamenti delle centrali nucleari in Iran, l’anno scorso. Sono solo alcuni esempi di incidenti dovuti a sabotaggi tramite programmi informatici. Il più recente di questi è Flame: si tratta di un programma-spia dedicato ai sistemi governativi. Insomma, un paese X copia Flame nei computer del paese Y e ottiene informazioni top-secret, di qualsiasi tipo. Può ben capire che razza di rischi si corrono. Particolarità di Flamem, poi, è di essere stato creato da diversi gruppi di ingegneri: dietro, quindi, c’è l’organizzazione di almeno un ente governativo, anche se è difficile risalirvi.

“TOMF Mi parla del rapporto tra Kaspersky e Ferrari?
EK Siamo partner, siamo sponsor per la scuderia di Formula 1, Le Mans e Gt; sono nostri clienti. Basta?”

TOMF Mi dia una sua definizione di antivirus
EK Un profilattico per Internet, ne più ne meno.

TOMF Perché ha deciso di usare il suo cognome per la sua azienda? Deriva forse da un certo orgoglio nazionalista?
EK No no, niente di tutto questo. È una storia un po’ vecchiotta. In buona sostanza, lavoro sui software di sicurezza fin dal 1989. Nel 1997, quando è arrivato il momento di fondare la società, la mia ex-ex moglie, Natalya, allora sales manager, mi disse: “Eugene, credo sia meglio utilizzare il tuo cognome, perché sei una persona conosciuta in Russia, e questo è un lavoro basato sulla fiducia”. Io, per mia natura, avrei preferito stare nell’ombra, ma ho seguito il consiglio. Natalya aveva ragione: l’anno dopo, a una manifestazione, presentammo ufficialmente il Kaspersky Lab. E i visitatori riconoscevano il mio nome.

TOMF Mi parla del rapporto tra Kaspersky e Ferrari?
EK Siamo partner, siamo sponsor per la scuderia di Formula 1, Le Mans e Gt; sono nostri clienti. Basta? Al momento non ci occupiamo della sicurezza dei computer di bordo, perché nell’immediato non ci sono grossi rischi, ma è chiaro che più le auto progrediranno e più aumenterà l’importanza dei sistemi informatici di bordo e, quindi, della loro protezione da programmi nocivi. Adesso ci sono grandi auto con piccoli computer, un giorno saranno auto piccole con grandi computer.

TOMF Mi sta dicendo che anche i computer di bordo potranno beccarsi un virus?
EK Oh, certo. I computer di bordo usano programmi, e ogni programma è soggetto a errori di sviluppo che possono essere sfruttati da software nocivi per sabotarli.

TOMF Perché avete deciso di sponsorizzare la Ferrari in Formula 1? È un po’ strano, per un’azienda che produce antivirus.
EK A dire il vero ci piacciono i progetti fuori di testa, quelli non convenzionali. Nel territorio asiatico, per esempio, sponsorizziamo Jacky Chan, ma sponsorizziamo ance spedizioni al Polo Sud, mentre in Giappone un gruppo pop. E poi c’è quell’evento che abbiamo fatto in Russia.

TOMF Cioè?
EK Ha presente quando mandiamo qualcuno “a quel paese”, specificando il nome di una località che molti credono essere di fantasia? Ecco, in Russia c’è questo paese, piccolo e nel bel mezzo del nulla, lontano dai grossi centri: abbiamo deciso di organizzare qui la nostra principale conferenza sulla sicurezza informatica.

“TOMF Quale modello di Ferrari possiede?
EK Ricordi il nubifragio di Roma, a novembre dello scorso anno? Bene, la mia Ferrari si trovava in un garage sotterraneo, che è stato sommerso dall’acqua. E per la mia “458 Italia” non c’è stato scampo.”

TOMF E perché proprio qui?
EK Perché farlo in una grossa città, tipo San Pietroburgo, era troppo facile, qui invece era quasi impossibile. Gliel’ho detto che ci piacciono i progetti pazzi!

TOMF E così arriviamo all’idea della Ferrari…
EK Esatto. Stavamo cercando un evento un po’ diverso dal solito, nel nostro ambito, ma anche riconoscibile a livello mondiale. Insomma, un evento rispettato e conosciuto da tutti. Così abbiamo pensato subito alla Formula 1. A quel punto, è arrivato il momento di scegliere il team da sponsorizzare. Doveva essere un top-team, e onestamente non ce ne sono molti. Tra questi, Ferrari è il più rispettato. Magari non sarà sempre sul podio, ma quando dici Formula 1, dici Ferrari. E così siamo partiti con una piccola sponsorizzazione, in modo da poterla estendere se la cosa ci fosse piaciuta, o interromperla in caso contrario. Bene, sono tre anni che stiamo portando avanti il progetto e tre anni che lo stiamo espandendo sempre più.

TOMF Quindi immagino che lei abbia una grande passione per la auto sportive.
EK Certo, sono un uomo. Mi piacciono le belle donne e le auto sportive.

TOMF Quale modello di Ferrari possiede?
EK Ricordi il nubifragio di Roma, a novembre dello scorso anno? Bene, la mia Ferrari si trovava in un garage sotterraneo, che è stato sommerso dall’acqua. E per la mia “458 Italia” non c’è stato scampo.

TOMF Se un antivirus fosse un’auto, su quali parametri agirebbe per migliorarlo?
EK Ah ah ah, bella domanda. Su sicurezza, consumi e velocità.

TOMF Ha tempo libero per seguire il mondo delle corse e per trasformarsi in pilota?
EK Certo, ne trovo se non altro per guardare i risultati delle varie gare, meno per correre in prima persona. L’ultima gara a cui ho partecipato è stata in Italia, nel 2010, ad Adria (la “24 ore per Telethon” ndr). La mia squadra, di cui facevano parte anche Giancarlo Fisichella e Marco Cerci, è arrivata prima. Tutto merito di loro due: io, non avendo grossa esperienza su pista, ho corso male, ma la loro eccellenza ci ha portato alla vittoria.

TOMF Qual è la gara che la affascina di più?
EK Mmm, difficile fare una scelta, ma direi Le Mans, che trovo molto interessante. E poi mi piace moltissimo il circuito di Formula 1 di Singapore: si tiene di notte, con le tante luci di questa città sullo sfondo. È davvero uno spettacolo.

TOMF In molte gare ci sono piloti russi tra i migliori, e in Formula 1 c’è Petrov, che sta facendo bene. Pensa che la Russia possa regalarci futuri campioni?
EK Petrov sta facendo bene, secondo te (ride, ndr)? Il fatto è che la Russia ha tanti ottimi piloti nell’offroad e nei rally, perché questo paese è pieno zeppo di sterrati dove allenarsi. Lo vedi specialmente nel Rally Dakar. Ecco, credo che in competizioni come queste la Russia farà sempre più la parte del leone.

TOMF Qual è il suo hobby preferito?
EK Colleziono badge delle conferenze a cui partecipo, ed etichette dei check-in per la valigia. Perché, in realtà, la mia passione è viaggiare. Nel mio blog c’è l’elenco dei 100 posti che vorrei visitare in vita mia. Sono circa a metà, non male.

TOMF Il posto che ha preferito?
EK Sicuramente il Kamchatka: selvaggio, pieno di montagne e di geyser. Natura allo stato puro.

TOMF Il prossimo viaggio?
EK Tuttora, sono in viaggio. In un mese e mezzo devo ancora tornare a casa: Ginevra, Bahamas, Brisbane, Sidney, Melbourne, Catania, Bologna, Tel Aviv, Londra, Washington, Monaco e Pechino. Credo che il prossimo viaggio, comunque, sarà finalmente verso Mosca.

Eugene Kaspersky sorride, un po’ provato da questa conversazione di quasi un’ora, si alza, saluta ed educatamente si dirige verso l’ascensore. Per un istante, provo a immaginare cosa può passare per la testa di un uomo così ricco di denaro, ma anche di sogni ed esperienze vissute. In realtà, poco dopo scoprirò che non serviva molta fantasia per capirlo. L’indomani saremo alle prese con qualche giro a Maranello: stava pensando ai settaggi dell’auto.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine n.18 di settembre 2012

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