Un incontro di menti

Luca di Montezemolo Stanfor University

Il viaggio di Luca di Montezemolo nella Silicon Valley e alla Stanford University ha avuto un duplice effetto. Ha confermato, in primo luogo, che la Ferrari e la sua magica combinazione di tecnologia e sogno, rimane un mito, anche per i giovani che vivono nel mondo di domani. Ed ha permesso al Presidente della Ferrari, di assorbire l’atmosfera unica e creativa che pervade quella zona della California, qualcosa da poter riportare a Maranello

Estimated reading time: 9 minutes

Ascoltare e conoscere chi, giorno dopo giorno, crea il futuro con la voglia di capire e di connettere un brand universale e amatissimo a un mondo che cambia vertiginosamente. Con questo spirito Luca di Montezemolo si è concesso una full immersion nella Silicon Valley, quello spicchio di California a sud di San Francisco in cui nel giro di pochi anni, a poche strade una dall’altra, sono nate e sono esplose le più grandi aziende dell’information technology.
Questa esperienza ne ha portata con sé un’altra: la sua ‘Passione Ferrari’ ha emozionato e sedotto la Silicon Valley, confermando che il Cavallino Rampante, seducente simbolo dell’Italia nel mondo, già molto popolare ed amato da queste parti, ha un’anima fatta di uomini e donne eccezionali che Montezemolo ha perfettamente rappresentato in questo viaggio.

Realtà come Cisco, Apple, Google, che con le loro innovazioni hanno cambiato la vita quotidiana di tutti, imponendosi ai vertici dell’economia planetaria e creando ricchezza e occupazione. Così anche questi genietti dei computer, che vivono nella rete, nel mondo virtuale, si sono entusiasmati, vedendo, toccando la FF con la quale il presidente ha compiuto i suoi spostamenti. Le tappe lo hanno portato ad incontrare Tim Cook, il capo della Apple, l’uomo che ha preso le redini del colosso di Cupertino dopo la scomparsa di Steve Jobs. Quindi ha parlato a oltre 600 studenti della Standford University stipati nell’auditorium dell’ateneo che più di ogni altro ha accompagnato la rivoluzione tecnologica di questi anni. Per conoscere ed approfondire lo spirito dei ragazzi, che oggi si preparano al rivoluzionario mondo di domani, lui che studiò alla Columbia University ha animato un tavolo che raccoglieva 40 ragazzi che seguono il Master in Business Administration, un corso che sforna ogni anno i futuri protagonisti dell’economia mondiale. Infine, ha incontrato i vertici di Google, un’altra azienda creata da due ragazzi a metà degli anni ’90 proprio qui, a Stanford, e che ormai da anni è una multinazionale incontrastata del web. In questa sede anche la scoperta di quella ormai celebre automobile che Google sta sperimentando e che può circolare senza l’aiuto di chi siede al volante.

“La pianura Padana non è la California. Però qui come là si respira la stessa passione per quello che si fa lavorando in un ambiente immerso nel verde, esattamente a misura d’uomo.”

La missione parte dal headquarter della Apple, il celebre ‘1 Infinite Loop’. Gli iPod, iPad e le creature Apple che invadono il mondo nascono qui, in alcuni stabili modernissimi in acciaio e cristallo che assomigliano più a un campus universitario che a una fabbrica tradizionale. Maranello è lontana diecimila chilometri. La pianura Padana non è la California. Però qui come là si respira la stessa passione per quello che si fa lavorando in un ambiente immerso nel verde, esattamente a misura d’uomo, con parcheggi di biciclette a ogni angolo, un accogliente ristorante aziendale, bar con tavolini all’aperto, e prati verdi come in un campo da golf, in cui passeggiano giovani di tutto il mondo con le loro polo colorate. La formula appare evidente: stare bene, nel modo più naturale possibile, al di fuori di formalismi e gerarchie, per poter esprimere il meglio di sé in un lavoro che richiede talento, coraggio e massima apertura al nuovo.
Ed è esattamente qui che il presidente della Ferrari incontra Tim Cook, il numero uno di Apple, il successore di Steve Jobs. I due rimangono soli, in un lungo colloquio, nella sala riunioni della ‘Mela Morsicata’, davanti a un enorme tavolo centrale, inondato dalla luce. “Sono rimasto folgorato dalla sua semplicità, dalla sua disponbilità e dalla totale mancanza di quella prosopopea che caratterizza molti top manager europei”, racconta poi Montezemolo. “E soprattutto dalla passione per il suo lavoro”. Un faccia a faccia tenuto volutamente segreto, durante il quale i due conversano per più di due ore, malgrado per i padroni di casa non fosse un giorno qualunque: “Il giorno dopo”, ricorda Montezemolo, “avrebbero annunciato gli straordinari risultati (+98%) dei primi quattro mesi dell’anno. Ma lui mi ha risposto su tutto, su Steve Jobs, sull’Azienda, sui prodotti, sul design, sull’organizzazione, sulla formazione e la crescita delle persone, sui mercati, sulla gestione del marchio, sulla strategia del retail e della comunicazione”. Alla Apple, come in Ferrari, il senso d’appartenenza è fortissimo. “Eddy, il braccio destro di Cook”, aggiunge il Presidente, “ha sottolineato gli elementi in comune tra noi e Apple, l’esclusività, l’attenzione ai dettagli, l’orgoglio, la ricerca tecnologica. E Tim ha voluto sapere tante cose sulle nostre macchine e della nostra storia. Io ho chiesto cosa ammirasse più di Jobs, e lui ha risposto dopo averci pensato un po’: ‘La capacità di guardare dietro l’angolo e essere molto demanding, pretendere molto dai propri collaboratori’. Steve aveva solo due hobbies, il lavoro e la famiglia”. Seduzione per seduzione, bisogna sapere che, dopo il colloquio, anche Tim Cook non nasconda di non vedere l’ora di scoprire la FF nera con la quale Montezemolo era arrivato. Così Cook, con la sua polo bianca, scarpe da ginnastica e il badge attaccato ai jeans con su scritto ‘Tim’, non ha avuto esitazioni. Si è messo al posto di guida e ha premuto il tasto rosso dell’accensione per ascoltare il rombo del motore., entusiasmandosi come un ragazzino.

Prossima tappa Stanford. Anche qui la popolarità mondiale e l’amore verso la Ferrari sono tangibili: bastava osservare le facce ammirate degli oltre 600 studenti stipati nell’auditorium dell’Ateneo per ascoltare la conferenza di Montezemolo. Ovviamente la sua missione non aveva lo scopo di promuovere il Marchio: la Ferrari è presente in 60 paesi nel mondo e gli USA rappresentano il primo mercato. Non c’è certo bisogno di pubblicità. Il suo obbiettivo era piuttosto quello di connettere il marchio Ferrari alla realtà che cambia, qui nella culla della modernità, dove ormai accorrono le migliori intelligenze, le idee più innovative da tutto il mondo, per contribuire a cambiare la realtà che viviamo e disegnare il futuro.
“Non sono qui per vendere macchine, ma a comunicare un sogno”, ha esordito tra gli applausi convinti degli studenti di Stanford. Il Presidente della Ferrari è stato invitato a tenere la sua lezione nell’ambito del ciclo delle conferenze ‘View from the top’, lo sguardo da chi è in cima. Prima di lui, in passato hanno parlato qui i CEO delle maggiori società internazionali e personaggi del mondo della politica e l’economia come Condoleezza Rice. Di fronte a lui una nuova generazione di ragazzi come quelli ai quali, nel suo famoso discorso del 2005 di Steve Jobs, il papà di Apple, già malato di cancro, disse di essere “pazzi e affamati”, di non vivere mai “la vita di altri”. Anche Montezemolo, tra gli applausi, esorta i giovani, a “seguire le proprie passioni”. Aggiungendo: “Siate creativi, seguite i vostri obiettivi, usate le tecnologie, dominate l’innovazione, ma non dipendete mai dalle macchine, siate piloti della vostra vita, non smarrite mai per strada la curiosità per ciò che vi circonda”. Ma l’applauso più fragoroso viene quando Montezemolo paragona le mitiche vetture di Maranello alle auto tedesche: “Rispetto le altre marche. Riconosco che le macchine tedesche sono fatte benissimo, spesso sono perfette, ma sono come dei bei frigoriferi, sono fredde. Le nostre dentro hanno il fuoco caldo della passione di chi le costruisce con cura maniacale per ogni piccolo particolare, ma anche di chi le possiede, le guida, vivendo continue emozioni”.

“Montezemolo, tra gli applausi, esorta i giovani: ‘Siate creativi, seguite i vostri obiettivi, usate le tecnologie, dominate l’innovazione, ma non dipendete mai dalle macchine, siate piloti della vostra vita, non smarrite mai per strada la curiosità per ciò che vi circonda’.”

L’incontro successivo è con gli studenti del Mba. Approfittando di questo contatto diretto, con tutti attorno allo stesso tavolo, Montezemolo chiede delle loro esperienze, dei loro obiettivi e dei loro sogni per il futuro. Di fronte a lui ragazzi indiani, cinesi, africani, oltre che americani, tutti uniti dalla voglia di crescere e farsi strada. E anche in loro trova immediatamente la passione Ferrari. Per questo, concludendo, non esita a lanciare una promessa. “A tutti voi, oltre a fare i migliori auguri di successo, voglio dire che se vorrete passare da Maranello solo per una visita o se pensate di voler collaborare con noi, troverete sempre la nostra porta aperta”. Un saluto caldo e affettuoso e poi, anche loro, a vedere le Ferrari posteggiate nelle stradine ombrose del Campus.
“Pensando alla bellezza di queste università, al rapporto aperto ed amichevole tra gli studenti e i professori, notando la generosità di tanti privati e aziende che destinano fondi per il sapere, la ricerca e il futuro”, riflette Montezemolo ad alta voce, “mi è venuto quasi automatico pensare a quanto potenziale avrebbe un Paese tante ricco di eccellenze come l’Italia…”.
Ultima tappa, Google, che proprio sui trasporti sta preparando il futuro che verrà. Qui il presidente Ferrari sale su un’auto che si guida da sola, senza conducente, frutto della ricerca di un paio di ragazzi poco più che trentenni, com’è di moda qui. L’auto, ancora un prototipo, si fa strada grazie a un radar posto sul tetto che manda segnali a un computer che impartisce precisi e puntuali ordini ai diversi organi meccanici che contribuiscono al movimento. Montezemolo, che ha l’opportunità di conoscere e approfondire la straordinaria realtà dell’universo Google, incontrando importanti esponenti di questo colosso divenuto ben più di un motore di ricerca, conclude scherzando: “Siamo solo all’inizio di questa ricerca che però, quando tra vent’anni sarà applicata, darà ancora più spazio ad automobili come le Ferrari che si comprano proprio per vivere l’entusiasmo di guidarle”.
L’esperienza si conclude con la conferma che solo sistemi virtuosi e potentemente sinergici possono affrontare in modo vincente la sfida del domani. Le aziende devono vivere in simbiosi con le università ed i centri studi, ogni specialista deve saper portare all’estremo il risultato delle proprie conoscenze. Il coraggio di innovare e di guardare al domani deve essere il pane quotidiano di chi vuole giocare la difficile partita della contemporaneità. Nella Silicon Valley tutto questo accade ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nel proprio universo, in una cittadina italiana che si chiama Maranello, in un comparto dalla grande tradizione motoristica come l’area di Modena e Bologna, in una sede che sembra esattamente un campus in stile Stanford University, la Ferrari da 65 anni corre verso il futuro. Una similitudine rassicurante che lascia anche intendere, in modo molto chiaro, un’altra cosa: guai fermarsi, anche solo per un attimo. Il mondo che viviamo va tanto forte che solo precedendolo nella sua furiosa corsa può essere trasformato in opportunità.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine n.18 di settembre 2012

To get more of The Official Ferrari Magazine mix of people, lifestyle, arts and culture: Subscribe now