Sarà perché il mio lavoro mi obbliga a girare sempre al massimo ma non posso capire perché ci sia così tanta gente con la memoria corta.

Sono capaci tutti di parlare – culo in poltrona e bicchiere in mano – , di una Ferrari che non andrebbe e non sarebbe capace di dare ad Alonso quello di cui il pilota ha bisogno. Io, che nel motore ci sto da sempre, mi ricordo delle cose che forse qualcuno si è dimenticato: grandi colossi mondiali quali Toyota, BMW e persino Mercedes oggi, con la loro presenza in Formula 1, dimostrano come questa sia difficile, al punto che i primi due se ne sono anche andati, diciamo così, con le pive nel sacco.

Allora come si fa a criticare un costruttore che ha il suo pilota in gara per il titolo a due Gran Premi dalla fine? È sempre uno solo a vincere, ma questo è il bello dello sport. Così come è bello, anche se a me ha fatto un po’ male alla biella, vedere una gara straordinaria come quella di domenica scorsa, per recuperare appena tre punti.

Sono pochi? Forse, se si considera che a Spa e a Suzuka l’eliminazione di Fernando alla prima curva ne è costati ben di più, tanti che, parola di Pistunzen, oggi metterebbero Fernando saldamente davanti. Ma questo è lo sport e la Ferrari è amata perché sa vincere e perché sa anche perdere. E quelli che sono in poltrona ci stiano, perché noi, qui a Maranello, i pistoni li facciamo girare giorno e notte.