Il Re Divino

Aaron Kwok

In un’intervista esclusiva con The Official Ferrari Magazine, la superstar di Hong Kong Aaron Kwok, una delle figure più celebri dell’industria del cinema cinese e famosissimo cantante di Cantopop, ci parla di cultura, della sua carriera stellare e dell’amore che nutre per le Ferrari

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Per l’attore e cantante Aaron Kwok guidare e correre in auto generano una sensazione di liberazione, ma anche di umiltà. “Mi provocano una gioia che è simile allo stare con la mia famiglia ed è al contempo un senso di libertà. Puoi andare dove vuoi, sei tu a controllare l’auto, non il contrario”, ci spiega. “Le corse automobilistiche sono sempre state il mio sogno fin da piccolo, ma quando finalmente hai la possibilità di accedere alle gare veramente, solo allora capisci il grado di difficoltà”. Un veterano del cinema di Hong Kong e della musica pop, il 46enne Kwok ha alle spalle una carriera sfavillante nel corso dell’ultimo ventennio di continua transizione culturale nella Grande Cina. Ci ritroviamo in un frizzante pomeriggio dell’inverno semitropicale di Hong Kong tra le spiagge delle ville più esclusive di Repulse Bay. L’esperto professionista dell’entertainment asiatico preferisce evitare l’argomento lavoro e ci parla con slancio della sua carriera da pilota amatoriale. La prima gara Kwok l’ha corsa in Australia, all’Albert Park Circuit. “Ho fatto tre testacoda e mi sono preso una bandiera di ammonimento per il pericolo causato”. Il suo ricordo più vivido risale, in particolar modo, alla seconda gara, sul circuito di Macau a metà degli anni ’90. “È stato sconvolgente. Era una corsa di supercar e l’auto davanti a me, una Ferrari Malay, si era surriscaldata. Ho attraversato con la mia auto l’esplosione. La seconda vettura, quella dietro di me, ci si è schiantata contro. Fui molto prudente, ma c’era molto olio in giro e dentro di me pensai ‘Oh no!’. Fu una scena indimenticabile, lo scenario peggiore”.

Quest’esperienza spinse Kwok a frequentare un corso di guida su pista più strutturato, ma non smorzò il suo entusiasmo in minima parte. “Ho sempre adorato le auto, fin da quando ero un ragazzino. Tutti i ragazzini le adorano. Nel mio caso le auto sono più una cosa sentimentale. A suo tempo non c’erano tanti altri giocattoli, avevamo solo delle automobiline, dei puzzle e dei lego con cui giocare. I puzzle sono per gente tranquilla e non era il mio caso! Le auto per me rappresentano una passione e io sognavo di diventare un pilota”, ci racconta. La sua prima auto all’età di 20 anni fu una Toyota Cobra usata che costò circa HK$ 10.000. “Non avevo soldi”, sottolinea ridendo, “e costava poco. Ma ho sempre amato le Ferrari” e non appena la sua carriera decollò negli anni ’90, prese ben presto forma una collezione d’auto, inclusa una stupenda Enzo. La mania di Kwok per le Ferrari nacque con la F50. Alla fine degli anni ’90 ricorda, “ero in Italia per girare la cover di un album e visitai la Ferrari dove vidi la F50. Poi vidi un lao bobo [“vecchio nonnino”] sui 60 o forse 70 anni che ne guidava una a Roma. Ricordo che non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Mi immaginai vecchio, alla guida di una F50 e così possederne una divenne il mio sogno”. A distanza di un anno o due quel modello uscì anche a Hong Kong, ma il concessionario la vendeva solo ad acquirenti che già possedevano due Ferrari, quindi inizialmente acquistò una F355 per le gare e una F512M, prima di approdare all’agognata F50 in rosso audace. “Era tutto molto tradizionale, a suo tempo. Le Ferrari non le ordinavi, le prendevi così come arrivavano. E sono le stesse auto che voglio sempre guidare anche adesso, indipendentemente da quanto abbia da fare”. Prosegue “Mi piace il sound. Non ci sono vetture che reggano il confronto a livello di tecnologia e di cui se ne possa vedere l’evoluzione. Ho iniziato a conoscere e a possedere le Ferrari relativamente tardi, ma a partire dalla 355 sino alla 512 si vede la differenza tra i motori V8 e i V12. Negli ultimi 10 anni ogni volta che la Ferrari ha lanciato una nuova vettura ho cercato di averne una”. La sua collezione include una 430 e una 16M. Quando uscì la Enzo “mi dissi, questa è magnifica! Ma nella nuova era forse ci sarà una super, super car; è difficile battere la Enzo, ma un giorno arriverà il suo successore”.

“”Non avevo soldi”, sottolinea ridendo, “e costava poco. Ma ho sempre amato le Ferrari” e non appena la sua carriera decollò negli anni ’90, prese ben presto forma una collezione d’auto, inclusa una stupenda Enzo.”

Kwok sottolinea che possedere una Formula Uno rappresenta ‘il suo più grande sogno’, ma subito aggiunge di non avere fretta: “Hai la motivazione per lavorare sodo, per ottenere qualcosa e alla fine ci riesci, non voglio averla troppo presto, non è ancora arrivato il momento”. Fa capire che se ne concederà una tra quattro anni in occasione del 50esimo compleanno. “Le Ferrari sono fatte per essere guidate: sono stato molto fortunato perché ho potuto guidare [la Enzo e la F50] prima che diventassero illegali”. A Hong Kong le strade sono gestite all’inglese con guida a destra e il Ministero dei trasporti ha vietato l’utilizzo delle auto con guida a sinistra. “A suo tempo si poteva ottenere una patente apposta. Ora non si possono proprio guidare le auto con guida a sinistra, è un vero e proprio peccato, ma spero che le cose cambino”. Kwok ci fa poi intuire l’affetto che lo lega alle strade di Hong Kong note per caos e tortuosità. “Sono cresciuto sulla costa dell’isola e qui la Repulse Bay Road è molto carina. Abito qui vicino e mi piace percorrere questa strada”.
Il posto dove guida con maggior piacere è il Yas Marina Circuit a Abu Dhabi, “che è la strada più bella e sicura e l’atmosfera è fantastica perché ci troviamo vicino a uno yacht club”. Ci racconta animatamente di una sua visita di recente al Ferrari World di Abu Dhabi. “E poi anche l’Italia, che ha autostrade, tracciati e vecchie strade di montagna fantastiche: con un GPS puoi attraversare l’intera penisola e gustarti i suoi paesaggi meravigliosi”. E poi ci sono le gare. “Io sono un grande fan e supporter della Ferrari F1″, dichiara Kwok. “Adoro i cavalli e lo stemma del cavallino rampante; le Ferrari, così come i cavalli, mi danno un senso di velocità, potenza e sono estremamente eleganti. Più maturo e più mi rendo conto con precisione di ciò che voglio, delle cose che sono fonte di ispirazione, che incontrano i miei gusti e mi attirano”. Ammira l’abilità degli ingegneri e dei piloti professionisti. “Quando mi sono trovato alla guida di un’auto da corsa mi sono concentrato sulla gestione della vettura; le differenze tra la guida su circuito e su pista sono enormi. Puoi essere un pilota che va molto veloce in pista, ma piano sulle strade, è così che si deve fare, i piloti guidano sempre in maniera prudente”.
L’anno scorso per raccogliere dei fondi per l’UNICEF tramite l’Aaron Kwok International Fund, un fondo di beneficenza istituito nel 2010, Kwok ha corso nelle gare valevoli per la classifica cinese del Ferrari Challenge Asia Pacifico. “Ogni volta che vado a una corsa di F1 sono sponsorizzato per raccogliere dei fondi per l’organizzazione di beneficenza. Mi piace trasferire le sensazioni positive delle corse in altri ambiti; faccio quello che adoro e aiuto gli altri”. Ha conquistato il quarto o il quinto posto in ogni gara, un risultato che ha descritto con le seguenti parole: “ok, sono soddisfatto perché quasi tutti gli altri piloti avevano più esperienza, quindi il risultato non è male”.

Aaron Kwok gioca pesante, ma lavora ancora più duramente. La sua carriera poliedrica da uomo di spettacolo non conosce battute di arresto così come il suo fisico, protagonista di manifesti pubblicitari presenti ovunque in Asia, non conosce i segni dell’età. Entrambe sono il risultato della disciplina ferrea e dell’impegno per i quali Kwok è noto. Studiò danza nel 1984 al TVB di Hong Kong e fece da controfigura in video musicali ed esibizioni live prima di interpretare alcune piccole parti in televisione nel 1987. Ma è il 1990 l’anno in cui divenne una star a Taiwan, dopo avere girato uno spot televisivo per una moto Honda. Subito dopo registrò con la UFO Records di Taiwan tre album di grandissimo successo in mandarino incluso il famoso pezzo Loving You Forever, prima di ritornare a Hong Kong e al Cantonese, per divenire una star del Cantopop (musica pop cantata in Cantonese, il cinese parlato a Hong Kong e nella vicina Guangzhou) mentre coltivava anche la sua carriera da attore. I passi di Kwok in stile flash dance trasmisero un po’ del gusto degli anni ’80 statunitensi al pubblico asiatico, mentre le giacche in pelle e le motociclette fulminee dei suoi video musicali non riuscivano a contrastare le sue fattezze delicate e gli ancora più delicati testi delle sue dolci melodie pop. Per tutta l’ultima parte degli anni ’90 in tutto il mondo cinese è stato il ragazzo ideale di milioni di preadolescenti. Poi ha interpretato il ruolo di cantante con faccia innocente da bravo ragazzo della porta accanto per poi maturare e diventare una bellezza scolpita del mondo cinematografico. È come se Justin Bieber diventasse adulto e si trasformasse in Brad Pitt. La fama di Kwok gli valse il titolo di uno dei “Quattro re divini” del Cantopop. Sospinti dall’afflusso di rifugiati provenienti dal continente l’ex capitale dell’entertainment Shangai, i film e la musica in cantonese a Hong Kong vissero un periodo molto fortunato a partire dagli anni ’50. I film sulle arti marziali e sulla triade come, ad esempio, Infernal Affairs, di cui fu fatto un remake hollywoodiano dal titolo The Departed, sono diventati dei cult classici per gli spettatori occidentali, mentre in Asia, i film romantici e drammatici storici di Hong Kong e la musica pop in stile ballata godono di simile notorietà. Il cantonese è una lingua diversa dal mandarino, che è parlato soprattuto nell’entroterra cinese, così come l’inglese si differenzia dal tedesco, ma la prossimità geografica e culturale di Hong Kong, unita al suo status di motore dell’entertainment asiatico, fecero sì che il Cantopop fosse la prima cultura globale a raggiungere il continente a fronte dei primi segnali di apertura dopo 30 anni di maoismo alla fine degli anni ’70. Nonostante la concorrenza esercitata dalla cultura pop in mandarino di Taiwan, quell’influenza iniziale contribuì a plasmare i gusti e questo andò a vantaggio del Cantopop, per poi divenire un successo dilagante negli anni ’90 nel periodo precedente e successivo alla restituzione da parte della Gran Bretagna di Hong Kong alla Cina. Veggente o semplicemente fortunato, Aaron Kwok è riuscito a sfondare come star a Taiwan, e non a Hong Kong, dove è nato, quindi le sue prime canzoni sono state lanciate in mandarino e non in cantonese, o meglio anche in cantonese, e divenne padrone di una lingua in un’era in cui la maggior parte delle star del Cantopop snobbavano i fan che parlavano mandarino perché visti come poveri e arretrati. I fan presero nota. Oggi per gli abitanti di Hong Kong è d’obbligo imparare il mandarino, sino al punto da generare controversie perché si teme che il cantonese possa scomparire e che l’industria del cinema di Hong Kong venga annacquata per lasciare largo spazio alla censura della Cina continentale. I cinesi continuano ad ammirare Kwok perché li rispettava prima che la Cina si trasformasse in un mercato così allettante.

“Quando uscì la Enzo “mi dissi, questa è magnifica! Ma nella nuova era forse ci sarà una super, super car; è difficile battere la Enzo, ma un giorno arriverà il suo successore”.

Parla mandarino fluentemente, forse con un po’ d’accento, e il sempre diplomatico Kwok sminuisce il cambiamento e il ruolo da lui svolto in questo contesto: “La lingua è una scelta importante e tutte le star di Hong Kong adesso parlano mandarino, devono. Facciamo parte della stessa nazione. Abbiamo caratteristiche diverse, ma dopo il passaggio siamo diventati tutti cinesi. Spero che questo ci consenta di mostrare al mondo intero il nostro talento. Hong Kong è molto piccola con solo otto milioni di abitanti e un’estensione geografica pari a un terzo delle dimensioni di Shanghai. Ma la sua industria del cinema è forte e ora molti investitori di Hong Kong vogliono collaborare con i produttori della Cina continentale, tutti vogliono avere accesso al mercato cinese. “È una cosa positiva, un’opportunità per aumentare la mia notorietà. In Cina è un momento di grandissimo sviluppo come mai si era verificato in passato e i film, la gente, la qualità della vita, tutto sta migliorando. Quindi l’industria cinematografica cinese sta attraversando un periodo d’oro. La qualità della vita si sta innalzando, c’è modo di apprezzare i film, tutti hanno accesso a internet, non devi andare in un posto a fare concerti per fare sì che ti conoscano più persone o per conoscere i tuoi fan. Il mondo sta cambiando; tutto sta cambiando, anche nel mondo dello spettacolo”.
Con lo sviluppo del mercato dello spettacolo nella Cina continentale sono nate le star, è nata la musica pop, rock e indie cinese anche se Taiwan si è fatta strada in Cina a discapito di Hong Kong. Eppure le star della prospera città-stato coloniale trasformata in territorio cinese continuano a dominare autobus, cartelloni pubblicitari e pensiline nella Cina continentale. “Hong Kong è il massimo della peculiarità, è un posto insolito”, commenta Kwok in maniera riflessiva. “Piccola, ma a elevata densità e la competizione è spietata. Tutti gli attori devono avere il proprio marchio registrato e costruirsi la propria carriera. Nel settore dello spettacolo gli attori e i cantanti sono tutti bravi e molti eccellono in entrambe i campi. Non è come negli USA dove gli artisti o sono bravi attori o bravi cantanti. Anche nella Cina continentale le due cose sono separate. Ma a Hong Kong molti di noi fanno tutto. È un buon esempio e anche una caratteristica speciale di Hong Kong”. Dei re divini del Cantopop, gli altri sono Leon Lai, Jacky Cheung e Andy Lau, solo Kwok e Lau, anch’egli un cantante, un ballerino e un attore versatile che ha corteggiato la Cina continentale, sono ancora alla luci della ribalta. Kwok ci riesce perché spesso porta una ventata d’aria fresca nella sua carriera e perché svolge le tante e diverse attività a rotazione con sapiente abilità. A dicembre e gennaio ha realizzato l’ambizioso Aaron Kwok De Showy Masquerade World Tour Live 2011 con 17 spettacoli di tre ore intense di ballo che ci fanno capire come faccia a rimanere così in forma.
“L’impostazione era diversa, con l’80 per cento delle canzoni a ritmo veloce e una squadra di ballo”, ci spiega Kwok. “Ogni due o tre anni faccio una tourné. Negli ultimi tre anni mi sono concentrato di più sui film, quindi ho voluto dare una nuova impronta. Dal 1990 sono anche un cantante e interagisco molto con i fan quindi non devo scrivere delle nuove canzoni perché le memorizzino. Sono un animale da palcoscenico, non si riesce a capire che artista sono solo dai CD. Ho bisogno di un grande palcoscenico e di ballerini. L’ultimo tour è piaciuto molto, molti dei miei amici ne hanno parlato benissimo. Questi spettacoli rappresentano l’apice della mia maturità artistica sotto ogni punto di vista e in generale sono stati tanto sfarzosi da scioccare. Quindi mentre ero impegnato in questi spettacoli prevaleva il mio amore per il canto. Ma prima ho amato di più girare dei film, mi innamoro di volta in volta di quello che sto facendo”, ci spiega. In precedenza Kwok aveva dedicato diversi anni alla sua carriera da attore spingendosi dai ruoli d’azione della gioventù alle note più drammatiche degli anni successivi.
Successivamente nel 2005 e nel 2006 si aggiudicò il titolo di miglior attore ai Golden Horse Awards, il più importante riconoscimento dell’industria del cinema di Taiwan, rispettivamente per i film Divergence e After This Our Exile. Kwok è uno dei due unici attori che si sono aggiudicati due titoli consecutivamente. “La recitazione mi consente di diventare una persona diversa, è come avere due anime allo stesso tempo. È un’esperienza più matura che ti arricchisce” descrive. “La mia carriera nello spettacolo è stata dedicata a lungo all’80% al canto e al 20% alla recitazione. Nel 2003 ho invertito le proporzioni e adesso è metà e metà. Per i film preferisco il genere drammatico perché il canto è già molto movimentato, mi piacciono le cose più interiori, emozionali e toccanti. Penso che negli ultimi anni il mio lavoro abbia acquisito un carattere più maturo” commenta Kwok con tono riflessivo. “È una questione di tempi. Tutto è una questione di tempi. Come nel caso delle auto, in certi periodi della tua vita ti piacciono determinati modelli. Il lavoro, le doti recitative sono tutti elementi parte dello stesso ritmo, tutti con un loro tempismo e sono perfetti. Dall’inizio fino a oggi è sempre stata una questione di tempismo. Il successo è una questione di tempismo”.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine n.16

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