Correre sulla pista di casa

Felipe Massa e Rafaela

Con Rafaela e Felipe Massa, sulla nuova California HS più potente e più leggera, sulla strade del Principato di Monaco aspettando il GP di Formula 1. Felipe e Rafaela vivono a Monaco: che effetto fa correre sulle strade di casa?

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“Dammi mille baci, poi cento, poi altri mille, poi ancora cento, poi altri mille, poi cento ancora”. I versi di Gaio Valerio Catullo, poeta latino del primo secolo avanti Cristo, rievocano in tutti noi la magia del momento in cui le nostre labbra si congiungono a quelle della persona che amiamo. Se parliamo però di baci con un pilota di Formula 1 nell’esercizio delle sue funzioni – nel privato avrà sicuramente le stesse reazioni di noi mortali – la prima cosa che gli viene in mente sono quelli che scambia coi guard-rail di Monte Carlo. Quelle barriere d’acciaio vengono leggermente sfiorate tantissime volte durante un weekend di gara e sono il limite estremo verso cui bisogna andare se si vuole fare la differenza sul tracciato più affascinante e, al tempo stesso, più assurdo del calendario iridato. Per farcene raccontare i segreti siamo andati a trovarne uno che conosce a menadito praticamente ogni centimetro di questo tracciato, che lo ha percorso migliaia di volte: a piedi, magari mano nella mano con la sua compagna, in bicicletta, in macchina incolonnato nel traffico e a trecento all’ora dentro l’abitacolo di una monoposto di Formula 1. Il pilota in questione è Felipe Massa, ormai da anni residente nel Principato di Monaco, che ci ha accompagnati su e giù per il Principato a bordo di una Ferrari California Handling Speciale, in compagnia di Rafaela, la moglie e fedele compagna.

“La pista è molto stretta e si passa sempre molto vicino alle barriere di protezione: ogni tanto le tocchiamo, solo un po’, proprio come accade quando si dà un bacio o una carezza” racconta Felipe. “Questa corsa non è molto impegnativa dal punto di vista fisico perché non ci sono curve veloci e la media è piuttosto bassa ma è davvero stressante sotto il profilo mentale: non si può sbagliare nulla, la minima sbavatura si paga a carissimo prezzo. Qui ci vuole più testa che fisico. Certo che fare il giro perfetto, quello che ti fa essere in pole, dà un piacere unico, è un’emozione indescrivibile”. Poi, questo giro secco, bisogna ripeterlo per decine di volte, con la pista che cambia per il deposito di gomma che la monoposto lasciano e, a volte, ma statisticamente neppure troppo di rado, perché arriva uno scroscio di pioggia. Poi bisogna ripeterlo al massimo con la vettura sempre più leggera man mano che la benzina si consuma e le gomme si deteriorano. L’unica cosa che non cambia mai, proprio mai, sono quegli alti guard-rail, quelle lame di acciaio che delimitano il percorso e che si offrono, tentatori, a baci e carezze da scambiare con le grosse gomme della monoposto. A volte, ma questo è meglio evitarlo, anche per dolorosi schiaffoni che possono segnare la fine dell’idillio.

“Felipe Massa, da anni residente nel Principato di Monaco, che ci ha accompagnati a bordo di una Ferrari California Handling Speciale, in compagnia di Rafaela, la moglie.”

Per Felipe il Gran Premio di Monaco è la seconda gara di casa, dopo quella di Interlagos, il circuito del sobborgo di San Paolo che ospita il Gran Premio del Brasile. “Sono fortunato, non credo che ci siano altri piloti che possano dire di avere due gare casalinghe, due Gran Premi dove, uscendo dalla pista, puoi andare a dormire nel tuo letto e non in una stanza d’albergo” spiega il brasiliano. “Sono due posti completamente diversi l’uno dall’altro ma mi piacciono molto entrambi”.
A due mesi dalla gara, Monaco sta già effettuando la sua muta stagionale per assumere la pelle di una pista di Formula 1. “Questa città cambia tantissimo quando c’è il Gran Premio, diventa quasi irriconoscibile” dice Felipe “non si riesce più a trovare non soltanto un posto in albergo ma anche i ristoranti, di qualsiasi categoria, diventano praticamente inavvicinabili. Per non parlare dei prezzi, che salgono in maniera vertiginosa. Il traffico impazzisce, anche perché alcune strade vengono chiuse o aperte soltanto poche ore al giorno. E poi ci sono i guard-rail che cambiano totalmente l’aspetto delle strade. Io quando sono in pista impegnato in un giro veloce sono troppo concentrato per poter pensare a dove mi trovo. Però magari alla fine di un run, nel giro di rientro, torno a realizzare di essere nella città dove vivo e rivedo quei posti dove magari mi fermo a comprare il giornale, o a prendere un gelato, oppure passo accanto ad un ristorante dove mi piace andare con la famiglia e con gli amici”. Fra una fermata e l’altra per salutare amici o semplici tifosi – Felipe è molto popolare fra i suoi concittadini – abbiamo chiesto al ferrarista di spiegarci quali sono i punti più impegnativi e difficili del tracciato monegasco. “Onestamente, non c’è una curva più o meno difficile di un’altra” risponde Felipe. “C’è chi dice che il tunnel sia difficile ma questo credo sia il frutto di una percezione ‘televisiva’: nei fatti per noi in pista il passaggio dal buio alla luce non rappresenta un problema più grande di quanto non lo sia la larghezza della pista. In realtà il momento più delicato è la partenza perché ci ritroviamo tutti insieme a dover imboccare la prima curva, quella della chiesa di Santa Devota, ed è facilissimo venire a contatto con un’altra monoposto, rischiando di rovinare tutto il weekend dopo pochi metri. Mai come in questa gara la posizione sulla griglia di partenza è fondamentale per il risultato finale. Non ci sono KERS e DRS (il sistema di riduzione della resistenza aerodinamica installato sull’ala posteriore, n.d.r.) che tengano: sorpassare in gara è sempre un’impresa, anche quando si ha un secondo di margine come prestazione”.

“Voglio approfittare della California per godermi un po’ la mia città d’adozione: capote abbassata, sole e vista sul mare. Quando corro qui, tutto questo non esiste. L’unico panorama sono i guard-rail…”

In effetti, percorrendo mentalmente il giro, la lunga rincorsa sulla salita che porta al Casino non permette tentativi di sorpasso. Una volta, quando i freni non erano ancora in carbonio, si poteva tentare l’azzardo alla fine della discesa dopo l’Hotel de Paris, nella curva a destra di Mirabeau. Guai farsi tentare dal tornante della Vecchia Stazione, quello poi diventato dell’Hotel Lowes e oggi Hotel Fairmont, quando il treno è stato sotterrato per lasciare posto ai condomini. Qui, con le auto quasi ferme, sembra di avere il varco. Ma subito dopo c’è il contatto, spesso fatale. Scendendo verso il tunnel non c’è possibilità di provare: tutti in fila senza appello. Il vero tentativo, molto rischioso ma unico possibile, è quello della frenatona prima della chicane del porto. Qui le monoposto toccano la massima velocità ma è anche facile andare via dritti col rischio di finire nelle protezioni. Nessuna speranza neppure al Tabaccaio, alle Piscine o alla Rascasse. Tutti in fila anche qui. Poi c’è l’illusione della frenata dopo il rettilineo, a quella santa Devota che Felipe ricordava. Ma ancora una volta i tempi sono cambiati: coi freni di oggi non c’è modo di tentare e, se lo si fa, il conto da pagare rischia di essere molto salato.
Felipe ci ha preso gusto e non accenna a fermarsi: iniziamo così un nuovo giro. Che stia già prendendo le misure per le qualifiche del prossimo 26 maggio? “No, tranquilli” risponde sorridendo a noi e a Rafaela “le strade sono comunque sempre affollate ed è difficile superare i sessanta all’ora, proprio come in pit-lane. E allora voglio approfittare della California per godermi un po’ la mia città d’adozione: capote abbassata, sole e vista sul mare. Quando corro qui, tre giorni l’anno, tutto questo non esiste. L’unico panorama sono loro: i guard-rail…”.
Tanti saranno stati i baci dati da Felipe a questi guard-rail in nove partecipazioni al Gran Premio di Monaco. Chissà quanti saranno stati quelli che si saranno scambiati con Rafaela proprio negli stessi punti della pista ma di questi soltanto Catullo potrebbe dirci qualcosa…

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine n.17 di maggio 2012

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