L’eccellenza del Tailor Made

Tailor Made

Il progetto Ferrari Tailor Made permette ai clienti di personalizzare le proprie vetture, unendo le migliori professionalità italiane nei campi del design, pelli e tessuti, inclusa la lana pregiata, il velluto e il cashmere per gli interni e l’imperiale. Scopriamo i segreti di una delle più antiche aziende di filati italiana, la Vitale Barberis Canonico, che collabora con Ferrari a questo progetto

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Sono passati poco più di dieci anni da quando a Maranello si decise di offrire ai clienti la possibilità di personalizzare la propria vettura. Il progetto prendeva il nome da un autentico sarto della carrozzeria, quel Sergio Scaglietti che ricordiamo con affetto proprio su questo numero del Magazine. L’idea ebbe un tale successo da far sì che praticamente tutte le Ferrari oggi prodotte vengono personalizzate, almeno per un particolare, per il singolo cliente.

“Tailor Made è nato così: per offrire la personalizzazione della propria Ferrari secondo i gusti più specifici ed inattesi del cliente.”

A questo servizio, continuamente arricchito nei contenuti, si aggiunge l’altro che consiste nel realizzare, per i clienti che desiderano un unicum, modelli così detti “one-off”, cioè progettati dal foglio bianco, come è il caso della bella SP12 EC, appena ritirata da Eric Clapton. Rimaneva però uno spazio tra la personalizzazione classica e le one-off. Uno spazio in cui la Ferrari potesse essere fatta su misura senza, per questo, cambiarne la carrozzeria (questa è una regola che vige da sempre, gli interventi non riguardano mai le prestazioni che sono ai massimi livelli già all’origine). Tailor-made è nato così: offrire la personalizzazione della propria Ferrari secondo i gusti più specifici ed inattesi del cliente, sotto la regia del Ferrari Design, ispirandosi a modelli già esistiti nelle corse o tra le più raffinate GT del passato, oppure interpretando gusti e stile di vita del cliente stesso. Lapo Elkann, che insieme a Flavio Manzoni, direttore di Ferrari Design, ha portato idee e creatività all’iniziativa, ha rivestito la sua California in tessuto denim, con un risultato sorprendente. Non meno sorprendente la FF con i sedili in morbido tessuto gessato da sartoria abbinato a morbida pelle naturale e con bagagliaio rivestito in legno di teck, presentata alla stampa a Maranello.

La realizzazione di modelli Tailor-made non si limita, ovviamente, ai rivestimenti. Prevede lavorazioni, materiali e colorazioni originali e diverse, esattamente come il concetto di vettura richiede. C’è una sola costante in tutto questo: l’eccellenza assoluta dei materiali utilizzati. Ferrari, infatti, per creare queste vetture uniche sceglie, e non ci sarebbe da dubitarne, esclusivamente eccellenze. Con un requisito in più, che siano eccellenze rigorosamente italiane. In questo numero presentiamo il caso dei tessuti che hanno, in Italia, una tradizione forse unica se si pensa che anche il Duca di Kent ed il Principe Carlo vestono con tessuti della stessa manifattura che ha fornito il gessato utilizzato per la FF Tailor-made proposta da Ferrari ai media internazionali. Si tratta della Vitale Barberis Canonico che produce, a Pratrivero, in Piemonte, da quattrocento anni, tessuti sartoriali ricercati nel mondo intero. Questa attenzione quasi maniacale nella scelta dei fornitori di tessuti destinati al progetto, vale anche per i velluti di Ermenegildo Zegna e Apollo, le moquette e i rivestimenti dell’imperiale realizzati con filati Loro Piana e Blot e per il tessuto denim di Indigoscape. In tutti i casi la Ferrari esegue prove di usura e resistenza, oltre a quelle relative alla sicurezza.

“Ferrari, per creare queste vetture uniche sceglie, e non ci sarebbe da dubitarne, esclusivamente eccellenze italiane.”

Per capire meglio cosa si intenda per eccellenza italiana, siamo andati nel biellese, la regione celebre per la produzione di tessuti pregiati e cashmere grazie alla sua specialissima acqua, appena sgorgata dalle falde alpine ed a forte durezza, requisito fondamentale per tintura e finissaggio. Francesco Barberis Canonico, ultimo anello insieme al cugino Alessandro di generazioni e generazioni di laboriosi ed appassionati tessitori, ci fa strada lungo i tornanti che dalla pianura portano a Pratrivero, guidando la sua 360 Modena color argento metallizzato: “siamo qui da quattrocento anni. Anzi, da ben prima visto che questa valle è celebre per i suoi tessuti fin dall’epoca romana. Il primo documento che prova la nostra tradizione di produttori di lane pregiate risale al 1663 quando vendemmo al duca di Savoia, antenato di quella che sarà la casa regnante italiana, delle pezze di saia grigia”. Pratrivero è sulle pendici della valle dove scorre il torrente Sessera e lo stabilimento della Vitale Barberis Canonico si sviluppa su più livelli, seguendo il pendio della montagna fino a lambire la preziosa acqua che, insieme alle lane ed alle raffinate e ultramoderne tecnologie installate, costituisce il segreto dell’azienda. “Abbiamo una speciale fortuna nella nostra famiglia, quella della complementarietà: mio padre Luciano, come me, ha una particolare vocazione agli aspetti commerciali e di comunicazione (Francesco oggi ha assunto anche la responsabilità del design e dell’immagine), mentre mio zio Alberto e suo figlio Alessandro (oggi Amministratore delegato) hanno una grande passione per la tecnologia e la produzione”.
Visitando lo stabilimento si rimane colpiti da quello speciale mix di artigianalità e avanguardia tecnologica che ricorda perfettamente ciò che si scopre quando si visita la Ferrari. Anche a Pratrivero, come a Maranello, abili lavoranti operano manualmente sui tessuti, esattamente come accade sulle pelli Frau delle Ferrari. E lo stesso accade per le tecnologie, avanzatissime. “Molte delle macchine che utilizziamo sono il risultato di progetti fatti direttamente da noi per poter essere sempre all’avanguardia. La tintura, per esempio, opera 24 ore su 24 senza alcun intervento umano, tutto programmato su base informatica”. In effetti entra il filato grezzo per uscire, classificato secondo una complessa scala cromatica, ed essere indirizzato alla tessitura secondo una rigorosa programmazione che segue mode e tendenze del gusto. “Lo stesso vale per i telai” che, per inciso, sono accuratamente chiusi in appositi alloggiamenti per diminuire l’impatto acustico della battitura, “che girano ad 800/850 colpi al minuto, rispetto ad una media di 4/500 del settore”.

Il percorso è affascinante: si parte dalla lana sucida, appena arrivata dall’Australia, con i processi di lavaggio e pettinatura, per arrivare alle pezze di tessuto finito, raccolte in un sofisticato magazzino, interamente automatizzato dove viene conservato a temperatura ed umidità controllate.
Già, perché se il risultato finale è perfetto, tanto da garantire alla Vitale Barberis Canonico clientela del più alto lignaggio in tutto il mondo, inclusa la Casa Reale inglese della quale è ‘By appointed to the Duke of Edimburg, Queen Elisabeth, The Prince of Wales road mark’, anche la materia prima deve essere perfetta. “Le nostre lane vengono dalle pecore australiane, oltre che dalle capre del Sud Africa per il mohair e dalle capre della Mongolia per il cashmere” spiega Alberto Vitalis Canonico che, pur dichiarandosi pensionato, mantiene una preziosa presenza in azienda, mentre cerca in un classificatore una pubblicazione che vuole mostrarci. Si tratta di un fascicolo titolato ‘A guide to classifying & preparation of wool clips 18,5u and finer’, appositamente realizzato per dare agli allevatori australiani i parametri di raccolta e classificazione delle lane destinate alle aste cui l’azienda prende parte. “Ci sono diversi tipi di lana presentati all’asta e la classificazione è fondamentale per poter essere certi di comprare solo l’eccellenza. Riceviamo in tempo reale i lotti proposti all’asta e facciamo le offerte solo per il segmento che, dall’analisi dei dati da noi elaborata, corrisponde alla qualità che cerchiamo”. Per farci capire mostra il tabulato di un’asta effettuata appena poche ore prima, dove Barberis Canonico ha comprato solo pochissimi lotti ritenuti appartenere al livello atteso. “La nostra esperienza – sottolinea Francesco – è duplice: non siamo solo compratori, ma anche venditori di lane perché produciamo anche in due fattorie di proprietà nel New England in Australia: la Green Hill e la Clavering. In questo modo possiamo fare l’esperienza necessaria per valutare ogni aspetto legato al mercato ed all’andamento della qualità”. In effetti stagioni più o meno piovose danno pascoli diversi e rese differenti, e questo comporta la necessità di realizzare accurati blending per garantire omogeneità nel filato. Tra l’altro l’effetto della stagionalità ha risultati perfino contrapposti: se un anno piovoso porta ad un’ottima alimentazione per le pecore, allo stesso tempo la loro natura brada le porta a raccogliere sul vello un numero superiore di impurità fatte di rovi ed erba secca che richiede un laborioso lavoro di pulitura e controlli.
Concludendo il giro dello stabilimento si arriva ad un complesso sistema di vasche che raccolgono, per depurarla, la preziosa acqua usata per le lavorazioni. A valle un laghetto, con anche una barca deposta sulla riva. Nelle acque guazzano carpe e pesci rossi, in ottima salute. “Lo zio la beve anche, a riprova di una purezza assolutamente equivalente a quella che la stessa acqua ha prima del processo di lavorazione” commenta compiaciuto Francesco.
Risalendo le scale che portano al piano di ingresso dove si trova, tra l’altro, la direzione del design che studia sempre nuovi tessuti per un mercato che, pur nella riconosciuta classicità, vuole continuamente rinnovarsi, incontriamo Alessandro che, neppure a dirlo, esce dal reparto produzione dove i telai girano vorticosamente. Da perfetto piemontese non è uomo di molte parole. Per lui il pensiero continuo è il progresso dei processi produttivi, l’invenzione di nuove macchine, la messa a punto di tessuti adatti ad ogni stagione e per ogni parte del mondo. Di tessuti adatti anche agli interni, davvero unici, della Ferrari di chi vuole esprimere la propria eleganza anche nel più minimo dettaglio.

“Il bello del nostro progetto Tailor Made” aveva commentato, pochi giorni prima Lapo Elkann alla presentazione “sta nel fatto che possiamo, a richiesta, sostituire i tessuti da una stagione all’altra se il cliente lo richiede”. Auto che seguono la moda, in altre parole. Impensabile fino ad oggi. D’altra parte, sulla varietà di possibili tessuti, a Pratrivero esiste la più ampia delle risposte: in uno spettacolare archivio attiguo alla direzione del design sono raccolti centinaia di faldoni che contengono campioni di tessuti in lana provenienti da produttori italiani, inglesi, francesi ed americani dal 1800 ad oggi. Una fonte inesauribile di ispirazione che dalla bell’epoque al liberty ed al decò arrivano al dopoguerra ed agli stilisti di ieri e di oggi. “Il nostro riferimento, da sempre, è il sarto. Da Caraceni a Panico in Italia, fino ai sarti di Savile Road a Londra, e poi ovunque nel mondo, è a loro che pensiamo quando produciamo i nostri tessuti. Se sono graditi ai sarti, evidentemente lo saranno anche per i confezionisti di alto livello” conclude Francesco, accompagnandoci verso la piccola strada di montagna che passa di fronte all’ingresso, dove è parcheggiata la nostra vettura. Anche se non lo dice, quando parla di confezionisti di alto livello si riferisce ad Hermès ed Armani, a Brioni, Kiton e Zegna, solo per citare alcune delle aziende che utilizzano tessuti Vitale Barberis Canonico per i loro capi spalla di più alta qualità.
E’ freddo ma c’è il sole, sulle montagne la neve ha già fatto la sua comparsa e nella piccola trattoria, dove si mangia come cinquant’anni fa, hanno preparato la polenta ed i funghi dei boschi della zona. Da restarci qualche giorno! Incontriamo anche il sarto del paese. Si chiama Giovanni Barberis Organista. Parenti? “No. O forse sì, qui a Pratrivero ci chiamavamo tutti Barberis. Allora, per distinguerci, tanti anni fa, abbiamo completato i nostri nomi con quello che caratterizzava la famiglia. Un mio avo era organista, loro invece avevano, oltre alla filatura, anche dei canonici in casa, cosa importante anche a quei tempi, e sono diventati Canonico. Com’era diverso il mondo…”. Sicuro? Non proprio, a Pratrivero, anche se le macchine di produzione sono modernissime, tutto ricorda un mondo, mite e laborioso, che forse non c’è più. E per il quale si prova una giustificata nostalgia.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine n.16 di marzo 2012

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