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Tetsuya Kumakawa

Il ballerino classico Tetsuya Kumakawa è uno dei più grandi nomi nel mondo della danza, e il successo come direttore artistico della compagnia di balletto che lui stesso ha fondato gli ha permesso di dedicarsi alla passione per la Ferrari. Peccato che, come ci spiega in questa intervista, la carriera gli lasci poco tempo per godere appieno della sua sempre più nutrita collezione di modelli del Cavallino Rampante

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“Perché, non pensi sia perfetta per me?” risponde malizioso Tetsuya Kumakawa alla mia domanda “Perché Ferrari?”. Poi sorride e si lancia in una calorosa analisi del più celebre in assoluto dei prodotti italiani. È appoggiato alla sua 246 Dino, forse la più bella Ferrari di sempre. “Quand’ero giovane, ho sempre pensato alla Ferrari come a una specie di status symbol, un obiettivo, un oggetto che avrei sempre desiderato poter possedere” dice. “A quell’epoca poi mi interessava molto la velocità, mi sono sforzato moltissimo di diventare una persona che potesse essere perfetta alla guida di una Ferrari. Guidavo per liberarmi del rumore che sentivo nella testa! Con il passare del tempo però, è andato aumentando il mio rispetto per la tradizione della Ferrari, per la sua perfezione artigianale.

“Ammiro la bellezza e l’arte di come è costruita la Ferrari, una bellezza che non si trova in auto progettate da un computer e prodotte da una catena di montaggio.”

Ammiro la bellezza e l’arte di come è costruita, una bellezza che non si trova in auto progettate da un computer e prodotte da una catena di montaggio. Forse è una cosa che sento perché sono un ballerino classico, lavoro con musica e coreografie nate centinaia di anni fa, assorbendo la storia e il lavoro degli artisti che mi hanno preceduto”. Nel suo paese, il Giappone, Tetsuya Kumakawa è una superstar, oltre ad essere una figura di primo piano nel firmamento mondiale del balletto. Nato e cresciuto in Hokkaido, la prefettura più a nord del paese, è stato il primo ballerino giapponese a vincere la medaglia d’oro al Prix de Lausanne, uno dei concorsi più prestigiosi per la valorizzazione dei nuovi talenti tra i ballerini classici. Questo accadde 1989, a soli sedici anni, e lo stesso anno fu il primo ballerino asiatico a entrare a far parte del Royal Ballet, a Londra. Molte altre volte è stato il primo: Kumakawa è stato il più giovane ballerino a diventare solista e nel 1993 è diventato primo ballerino, il livello più alto della compagnia. La sua fama è cresciuta non soltanto grazie alla tecnica elaborata – i salti altissimi e le piroette vertiginose che lasciano senza fiato – ma anche alle sue doti di attore, ammirate in ruoli come Romeo in Giulietta e Romeo e Basilio nel Don Chisciotte. Naturalmente ha danzato con l’élite del balletto mondiale, Maya Plisetskaya, Sylvie Guillem, Darcey Bussell, Viviana Durante e Miyako Yoshida, ed è senza dubbio il danzatore più celebre del Giappone. Nel 1999 Kumakawa ha lasciato la Royal Opera House per creare la K Ballet Company, dall’iniziale del suo nome, che da allora si è guadagnata la fama di una tra le più potenti e celebri compagnie di ballo del Giappone. Kumakawa è un direttore artistico vigoroso, dirige e coreografa quasi tutte le produzioni del repertorio della K Ballet, inclusi capolavori classici come Il lago dei cigni, Lo schiaccianoci, La bella addormentata, Giselle e Coppelia. Oltre a scegliere i ruoli principali, in alcune occasioni si è perfino cimentato con la progettazione della scenografia e affianca al ruolo di direttore artistico quello di supervisione dei programmi d’insegnamento della scuola di ballo organizzata dalla sua compagnia.
Ma la sua fama travalica i confini della danza. Kumakawa ha recitato in due film e per la sua interpretazione in uno di questi ha ricevuto l’equivalente giapponese dell’Oscar come migliore attore protagonista. Le sue apparizioni in televisione e nelle pubblicità l’hanno reso molto celebre anche al di fuori del mondo del balletto. Naturalmente è molto conosciuto anche per la sua passione per le auto, passione che, come spesso accade, affonda le sue radici nella giovinezza. “I ragazzi della mia età sono la cosiddetta ‘generazione supercar’. Alle elementari collezionavamo gomme per matita a forma di Lamborghini e Porsche, scommettevamo su quale sarebbe arrivata più lontano lanciandola con la matita” ricorda Kumakawa. “Se fossi cresciuto in una grande città come Tokyo, forse sarebbe stato diverso, ma a Hokkaido quelle macchine meravigliose io non le avevo mai viste.

“Un’adorazione che è stata proiettata alle stelle da La corsa più pazza d’America: mi ricordo ancora quanto mi piaceva Sammy Davis Jr., alla guida di una Ferrari 308.”

Un’adorazione che è stata proiettata alle stelle da La corsa più pazza d’America: mi ricordo ancora quanto mi piaceva Sammy Davis Jr., alla guida di una Ferrari 308, nel film. Ho sempre pensato fossero cose al di fuori della mia portata, ho iniziato a danzare a 10 anni e allora non conoscevo nessun ballerino in Giappone che avesse avuto successo commerciale e fama. A dodici anni un mio amico mi disse: ‘Noi una supercar non l’avremo mai’, quelle sue parole mi sono rimaste stampate nella memoria per molti anni”.
Quando ha iniziato a danzare per il Royal Ballet, in Inghilterra, da adolescente, ha comprato la sua prima auto, una Triumph Spitfire. “Poi per molti anni ho guidato auto inglesi e giapponesi e finalmente, a 24 anni, ho comprato la prima Ferrari, una 328 GTS rossa. In Giappone c’è un vecchio detto, ‘Saltare giù dal tempio di Kiyomizu’, che indica quando ti butti a fare qualcosa. [Il tempio di Kiyomizu è uno dei templi più antichi di Kyoto, la cui sala principale è monumento nazionale]. Ovviamente a Londra il tempio di Kiyomizu non c’era, ma ho preso il coraggio a due mani e ho comprato la macchina. Un momento affascinante e sorprendente, il sogno d’infanzia che si realizza, finalmente. L’ho comprata da HR Owen a Knightsbridge e nello showroom ho notato anche una F40 nera. Bella da togliere il fiato, un’auto che sembrava fatta in paradiso e che non esisteva davvero nel mondo reale. L’F40 diventò il mio sogno e, tre anni più tardi, sono riuscito ad averla, in Giappone. Credo addirittura prima che venisse fondata la Ferrari Japan”. La Dino 246 di Kumakawa è un’altra fonte di ispirazione. “È praticamente perfetta, è stata realizzata nel 1971 e io sono nato nel 1972, quindi abbiamo circa la stessa età” osserva. “Ho sempre ammirato la bellezza della storia che c’è dietro, che Enzo Ferrari abbia creato questa macchina splendida per amore di suo figlio Alfredo “Dino” Ferrari, morto tragicamente così giovane. Sento una specie di reverenza verso la passione di quest’uomo, che ha creato un’auto in onore del sogno di suo figlio. La sua bellezza è però quasi femminile, per me le mie Ferrari sono come delle fidanzate. La curva dalla vita ai fianchi… La Ferrari F40 nera che ho comprato poco prima dei trent’anni, invece, ha una bellezza più maschile. Da allora, ho avuto anche Ferrari bianche e gialle, ma il mio colore preferito è il rosso, il rosso Ferrari, perché mi ricorda il rossetto rosso che sta così bene alla mia ragazza. Ho anche una F50, rossa anche quella. Nella mia carriera mi sono impegnato a lasciarmi coinvolgere sempre di più, a mettere il cuore nell’interpretazione e nella creazione del balletto classico, e mi sono sentito allo stesso tempo sempre più attratto dalle auto classiche. Se non fosse per la mia passione per la danza, non so se avrei amato tanto le Ferrari. Ma, allo stesso tempo, mi attira anche la nuova 458 Spider”. E con questo direi che la risposta alla domanda sulla Ferrari l’abbiamo avuta.
Prossima domanda? Forse quella inevitabile: perché la danza classica?
“Non sono io che ho scelto il balletto, è il balletto che ha scelto me” ha dichiarato Kumakawa in una celebre intervista all’inizio della sua carriera. Da allora, talento baciato da Tersicore, la musa della danza, Kumakawa ha danzato e lottato per consolidare la cultura della danza classica in Giappone, paese in cui il pubblico era limitato rispetto ai paesi occidentali, dove quest’arte è nata ed è stata coltivata per secoli. “In Giappone è l’opera lirica ad attirare un pubblico più vasto, rispetto al balletto, soprattutto se si parla di pubblico maschile. La danza classica viene considerata una forma d’arte adatta solo alle donne, alle ragazze, ma per me è invece una delle forme più alte d’arte performativa, che comprende la bellezza del movimento, della musica, della letteratura e dell’arte figurativa. In passato mi sforzavo di farmi venire delle idee per attirare maggiore pubblico maschile verso il balletto, ora invece penso sia giusto che attragga semplicemente coloro che ne comprendono e apprezzano la bellezza. Guardando al passato, penso che prima la gioia del teatro era molto più comune tra la gente, una cosa vera, reale. Adesso basta accendere la TV o il computer e si trova qualsiasi cosa. Come ballerino e coreografo, la mia missione è quella di mantenere viva questa antica tradizione e, allo stesso tempo, cercare di svilupparla creando e aggiungendo qualcosa di originale, qualcosa di nuovo che soddisfi il pubblico attuale. Sento lo stesso spirito di una tradizione che si coniuga con l’evoluzione quando ammiro le Ferrari”.

La K Ballet Company conclude la sua stagione annuale con una messa in scena de Lo schiaccianoci, per le feste natalizie. Kumakawa ha creato una sua versione di questo capolavoro pieno di sogni, utilizzando come strumento la bellezza della musica armoniosa di Tchaikovsky. Oltre ad essere il direttore artistico della K Company, è stato recentemente nominato per cinque anni alla direzione artistica dell’Orchard Hall, una delle sale da concerto più celebri di Shibuya, a Tokyo. Nel febbraio del 2012 debutterà con Cenerentola per celebrare i lavori di restauro della sala, dirigendo e coreografando un altro capolavoro classico composto da Sergei Prokofiev.
Kumakawa non è mai stato così impegnato e il suo successo non è mai stato così sfolgorante, unico lato negativo: ha sempre meno tempo per guidare le sue amate Ferrari.
“Gli impegni e le riunioni si moltiplicano e diventa sempre più difficile trovare del tempo libero per guidare, soprattutto durante la settimana, quindi è diventato un piacere del week-end. Quando non ho il tempo di guidarle, vado in garage e le guardo, le mie auto, ne ammiro la bellezza, mi siedo al volante e ne condivido lo spazio”. Ma per Kumakawa c’è un legame molto evidente tra queste due sfere contrastanti della sua vita. “Per me creare è qualcosa che accade nella mente. Quel che sogno e costruisco nella mia testa mi sembra più reale di tutte le cose che vedo intorno a me. Credo sia questa, l’essenza della creazione. In questo senso quel che mostro in teatro è quasi virtuale, un sogno che diventa realtà. La gente viene a sedersi nell’auditorium per godere di questi sogni, qualcosa di completamente inventato che poi diventa reale sul palcoscenico. Forse è così che mi sento quando sono al volante della mia auto. Godo del sogno creato da Ferrari, delle possibilità illimitate realizzate e sostenute dall’orgoglio della tradizione e dall’arte della vera creazione artigianale”.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine n.15 di marzo 2012

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