Andare lontano

Luca di Montezemolo e Jochen Zeitz

La collaborazione tra Puma e Ferrari dura da tempo e ha portato a grandi successi. Jochen Zeitz, Amministratore delegato del gruppo Sport & Lifestyle della PPR, ci rivela la visione, comune alle due aziende, di una sostenibilità basata sulla fiducia in se stessi e su una mentalità vincente, sia dentro che fuori dalla pista

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“La natura è la nostra casa”, dice Jochen Zeitz, AD del gruppo Sports & Lifestyle della PPR e capo del comparto sostenibilità. “Tutti abbiamo una relazione con la natura”. Siamo sprofondati nei divani di una suite nel quartier generale dell’azienda, in Baviera. La stanza è illuminata dalla splendida luce dorata del tramonto che entra dalla finestra, le sue parole indicano chiaramente quanto l’amore per il mondo naturale sia per lui fonte di una profonda ispirazione, pari alla sua passione per la sostenibilità. Questo 48enne dal successo inarrestabile ha completamente ribaltato le sorti del brand Puma già l’anno dopo essere stato nominato Amministratore Delegato all’età sconvolgente di 30 anni. Inutile dire, di un uomo arrivato a questo livello, che è un lavoratore instancabile, che non sembra avere nessuna intenzione di rallentare il ritmo. Ha un acutissimo fiuto per gli affari e la sua struttura snella rivela un’attitudine a uno stile di vita sportivo, eppure l’ecosfera, e il nostro posto come attori al suo interno, resta la sua vera grande passione. Ecco perché Zeitz – lettore di Freud, ex studente di medicina e occasionalmente corridore di maratone – sorride e, per descrivere il senso del legame tra Ferrari e Puma, fa un paragone ispirato dal mondo della natura. Una collaborazione attiva dal 2000, quando l’azienda di Herzogenaurach ha iniziato a fornire abbigliamento tecnico per la Scuderia.

“Ferrari e Puma sono marchi simbolo, vere e proprie icone che rappresentano una sintesi tra performance e stile”

“Sono entrambi marchi simbolo, vere e proprie icone che rappresentano una sintesi tra performance e stile” dice Zeitz. “E poi ci sono due animali, il puma e il cavallo. Una simbiosi perfetta in cui due marchi si uniscono a creare qualcosa di veramente unico, per i loro fan e consumatori. C’è una relazione solida oggi, tra Ferrari e Puma, dei cui benefici godono entrambi i marchi. Ferrari, da sempre sinonimo di eccitazione, perfezione tecnologica e glamour focoso, è la perfetta alchimia tra performance e stile”, dice Zeitz. “Il design si sposa ad altissimo livello con prestazioni eccellenti e il tipo di emozione creata intorno al brand ha pochi altri esempi al mondo. Come se non bastasse, la Ferrari realizza tutto questo nel settore del lusso, quindi giocando ai massimi livelli”.
Intanto, sotto la guida di Zeitz, anche Puma ha realizzato un grandissimo scatto in avanti a livello globale. Il patrimonio dell’azienda include innovazioni tecnologiche (sono stati i primi a sviluppare i tacchetti a vite per le scarpe da calcio) ma anche i riflessi dorati di tante vittorie sportive (nel calcio, Pelé, Maradona ed Eusebio sono stati tutti atleti Puma e più di recente l’uomo più veloce del mondo, Usain Bolt, ne ha portato il marchio). Puma offre inoltre attualmente un numero crescente di linee di moda e abbigliamento sportivo e collabora con alcune della principali organizzazioni sportive del mondo. Di recente, costruendo sul successo ottenuto su larga scala, Zeitz ha iniziato ad applicare con grande convinzione una visione del business molto più lungimirante, con un significato che trascende quello del settore dell’abbigliamento e dell’attrezzatura sportiva e che viene da radici insospettabili.
Sostenibilità: una parola importante, un concetto complesso e ampio anche se spesso poco compreso. Per lui, però, ha un significato molto netto e anche un’applicazione molto chiara nel suo settore. “Spesso, quando parliamo di sostenibilità economica, pensiamo a quanto un’azienda possa avere successo a lungo termine”, dice. “Dal mio punto di vista, però, la sostenibilità deve andare molto oltre. Non possiamo essere sostenibili negli affari se non lo siamo anche dal punto di vista sociale e ambientale. Invece di lavorare contro la natura dobbiamo trovare il modo di lavorare insieme, essere sostenibili su tre pilastri, quello economico, quello sociale e quello ambientale. Questa è veramente l’idea olistica di sostenibilità”. Alla Puma, l’impegno va dal generale al particolare. Nel maggio di quest’anno Zeitz ha ricevuto le lodi della comunità degli affari per aver lanciato la prima iniziativa contabile dei profitti e delle perdite ambientali da includere nella struttura finanziaria dell’azienda. L’idea cioè, come dice Zeitz, che “Se la natura fosse un sistema, quanto dovrebbe far pagare all’umanità i servizi che offre? Noi consideriamo sempre gratuiti i servizi che la natura ci offre, ma ci chiediamo, per esempio, quanto ci costa l’inquinamento? Se la natura e la terra fossero degli azionisti, cosa chiederebbero per cominciare a far pagare i servizi?”. Si tratta di una strategia visionaria e ardita, lanciata in un ambiente in cui, per essere onesti, non tutti i leader hanno la stessa coscienza ecologica di Zeitz.
La sostenibilità è anche una pratica di tutti i giorni presso il nuovo quartier generale della Puma, appena fuori Herzogenaurach, dove nel 1948, dopo aver diviso la società con il fratello Adolf (che fonderà poi l’Adidas), Rudolf Dassler lanciò il suo marchio. Gli ampi spazi in vetro e acciaio, decorati dal logo del felino che salta, sono già di grande effetto: ciascuno dei brand di settore dell’azienda (golf, calcio, motori, atletica eccetera) ha poi una sua showroom in stile zen nel Puma Vision Brand Centre, e sul viale fuori ci sono le impronte di Bolt, Maradona, Armin Hary e del campione di salto a ostacoli Colin Jackson.
Ma sostenibilità significa pensare anche molto in piccolo, e non solo in grande. Un cartello, in una cornice di perspex nell’atrio, indica il progresso dell’azienda nell’effettuare cambiamenti che la portino a una maggiore eco sostenibilità: ci sono delle caselle, alcune sono annullate con scritto “fatto” e altre riportano la scritta “in progress”. Di solito l’atrio di una grande azienda è molto ben illuminato (probabilmente con un costo non indifferente), sorge spontanea dunque la domanda sul costo per l’ambiente di tutte queste teche dai potenti riflettori puntati sulle novità dell’azienda.
Zeitz assimila la sua visione della sostenibilità aziendale alla guida di un’auto di Formula Uno. “È un po’ come se si riuscisse a vedere solo l’abitacolo, senza arrivare agli altri due terzi della macchina” dice. “Se si vuole guidare in modo sostenibile, bisogna considerare tutti gli elementi. Ciò che non viene misurato, non può essere gestito. Dare un valore economico ai servizi che prendiamo dalla natura e all’impronta che ci lasciamo dietro, significa lavorare in termini olistici”.
Gli sport motoristici sono stati sottoposti a una grande pressione perché si facesse più attenzione all’ambiente, nel tentativo di ribaltare l’immagine tradizionale di spettacolo dissoluto basato sullo spreco di benzina. Una delle differenze principali tra la maggior parte degli sport e la Formula Uno, è che agli esseri umani per funzionare non serve la benzina”, sostiene Zeitz. “Mangiare carne non fa molto bene all’ambiente però, e questo significa che sia le auto che gli esseri umani possono avere, sulla natura, un impatto molto negativo”. Eppure Zeitz insiste sugli “aspetti positivi” della Formula Uno nel contribuire alla sostenibilità e, da bravo cacciatore di innovazione e paladino dell’evoluzionismo tecnologico, li vede nel potere di aziende come la Ferrari di incidere sull’avvento di cambiamenti anche nel mondo della F1, grande produttore di CO2. Le sfide dello sport possono essere tecniche ma anche umane, così come lo sono i punti di forza. “La F1 è l’incarnazione stessa della tecnologia, in cui l’uomo e la macchina si impegnano insieme ai massimi livelli. Una piattaforma di innovazione incredibile, ma anche un legame fortissimo nella squadra che sta dietro al pilota, che deve agire con la massima coesione perché la tecnologia prenda vita. Proprio in quest’ambito la Ferrari ha sempre svolto un ruolo straordinario, mostrando da un lato passione per lo sport e dall’altro traducendo questo slancio in tecnologia all’avanguardia”. C’è da aggiungere che la collaborazione tra Puma e Ferrari non ha mancato di esprimere punte di grande evoluzione nel campo dell’attrezzatura sportiva, con la scarpa da gara ad alte prestazioni Kranftek SF, “compendio di minimalismo e funzionalità nelle calzature per piloti professionisti”, secondo i produttori, insieme alla tuta in materiale iperleggero e ignifugo che protegge la pelle di Fernando Alonso e Felipe Massa. Puma, dice Zeitz, offre “Innovazione nella sicurezza e nelle prestazioni”.
Jochen Zeitz è un uomo d’affari atipico, per il quale non esiste una giornata di lavoro tipo. Gli affari lo portano in giro per il mondo e, dice, non si rilassa mai in senso tradizionale, è sempre spinto dalla curiosità e dalla ricerca delle differenze. Ha viaggiato molto in Africa (dove ha un’azienda agricola e gestisce diverse imprese sostenibili attraverso la sua fondazione Zeitz, organizzazione senza scopo di lucro), studia psicologia e nutre la sua grande passione per l’Italia. “L’adoro, semplicemente”, dice, “non solo perché ho studiato latino per 12 anni, per un anno mi sono anche preparato per entrare alla facoltà di medicina a Firenze. La passione, il cibo… alcuni dei miei migliori amici sono italiani, è un paese straordinario, il mio preferito in Europa”. Più della Germania? “Probabilmente sì” dice, con gli occhi che brillano. “Gli italiani, in generale, sono più positivi. Certo, io sono cresciuto qui [in Germania] e questo qualcosa conta, ma diciamo che mi sento a casa in Italia così come mi sento nel mio paese. Mi considero un cittadino del mondo, un globetrotter forse”. Per Zeitz sostenibilità non è solo una parola d’ordine legata alla sua concezione degli affari, è proprio una visione del mondo ben articolata che, secondo lui, dovrebbe essere applicata rigorosamente ai meccanismi del commercio. Difficile dubitare delle sue convinzioni etiche, ma da dove vengono, esattamente? Nel 2009 Zeitz è stato co-autore di un libro, che raccoglie una serie di dialoghi, intitolato Gott, Geld & Gewissen (Dio, Denaro & Principi), insieme a Padre Anselm Grün, monaco benedettino e teologo dell’abbazia di Münsterschwarzbach, in Baviera. Il progetto scaturisce dall’incontro tra i due, avvenuto al tavolo dei relatori di una conferenza sul mondo degli affari. Zeitz ha risposto a una sorta di chiamata a esplorare con maggiore profondità le aree di sovrapposizione tra religione e business. Ce ne sono molte, dice, soprattutto per quelle aziende che lottano per essere sostenibili. “La religione predica l’etica e indica come gli esseri umani dovrebbero comportarsi gli uni con gli altri e con madre natura, e come vivere in modo etico tutti i giorni. Il business, senza l’etica, non funziona. I monasteri benedettini sono molto sostenibili, sono lì da centinaia e forse migliaia di anni, c’è un valore intrinseco di sostenibilità nelle religioni. Un’azienda non è un istituto religioso, ma ha comunque bisogno dei valori e di molte delle cose che la religione offre”.
“Cresciamo in un certo modo, ragionando per compartimenti stagni” aggiunge Zeitz. “Per esempio pensiamo che ‘La religione si preoccupa dell’etica, il governo stabilisce le regole, la società civile punta il dito quando qualcosa non va e il mondo degli affari produce denaro e crea posti di lavoro’. così funziona il pensiero stereotipato che sono stato abituato a seguire durante i miei studi. Ma non è così che dovrà pensare la prossima generazione, dovrà imparare a ragionare in modo molto più olistico. Dobbiamo aprire la mente e capire l’effetto delle nostre azioni sulla società e sulla natura in senso lato, solo così troveremo soluzioni sostenibili”. Che lo sport debba svilupparsi in modo sostenibile è un dato di fatto. Sostiene Zeitz: “Chi fa sport, come atleta, vuole respirare aria pulita e alla resa dei conti se la natura non è sostenibile, come faremo a mantenerci in salute? Vogliamo vivere bene e godere della natura”. Allo stesso tempo, da leader nell’ambito della grande cultura pluralistica e globale dello sport, Zeitz considera il gioco un’attività profondamente umana: un atto semplice, essenziale, che contiene una capacità di cambiamento positivo. “Forse per le regole della F1 essere sportivi significa arrivare primo, secondo o terzo sul podio ma per noi, esseri umani, non è solo questo. Significa dare il meglio, e farlo con gioia.

“Lo sport ha un ruolo centrale nella società attuale, e che sia praticato per divertirsi o ad alto livello è comunque in grado di insegnarci molti valori.”

Ci piace la sferzata della competizione, ci piace farlo, lo sport, guardarlo, tenerci in forma. Lo sport ha un ruolo centrale nella società attuale, e che sia praticato per divertirsi o ad alto livello è comunque in grado di insegnarci molti valori. L’idea stessa, alla base dei giochi olimpici, è quella di incontrarsi e competere in modo pacifico. Lo sport può portarci verso un mondo migliore”. In Zeitz c’è sicuramente un po’ di idealismo, ma è quel che ci vuole in un periodo così pervaso di pessimismo e problemi. La sua visione di sostenibilità legata allo sport e al mondo degli affari, le sue idee sul commercio come progetto etico e umano, la sua fondamentale umiltà rispetto alla posizione dell’uomo nell’ecosfera sono posizioni che probabilmente si rifanno tutte al suo amore per la natura. Oggi gli uomini d’affari sono incoraggiati a identificarsi con i predatori – e perfino con i killer. Eppure quanti di questi presunti cacciatori si rendono davvero conto di come i veri predatori inseguano la loro preda nel completo rispetto suo e della biosfera che abita? Zeitz è cresciuto in una famiglia in cui la caccia era una tradizione, il suo amore per la natura è nato nei campi e nelle foreste della Germania prima e nelle pianure africane poi. “Se trascorri molto tempo in mezzo alla natura, ti cambia” dice. Quel che ha imparato dal contatto con le leggi dell’evoluzione è anche che “dobbiamo renderci conto che il business non può continuare a sfruttare la natura per realizzare un profitto. Se ci resta un briciolo di senso etico, dobbiamo imparare a NON andare avanti come sempre, dobbiamo farci delle domande e innovare, per trovare la maniera di aiutare il mondo degli affari ad agire in accordo con la natura, non contro di essa”. Puma prende il nome da un simbolo del mondo naturale che unisce aggressività, velocità e bellezza. Alla fine è naturale che l’azienda si veda come elemento della massa in evoluzione dell’ecosfera.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine n.15 di marzo 2012

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