In difesa dell’eredità del Re del pop

John Branca e la sua 458 Italia; foto Scott Pommier

John Branca, avvocato dello star system, si è fatto un nome approntando megacontratti per superstar mondiali del calibro dei Rolling Stones, Beach Boys, Fleetwood Mac e dell’ancor più celebre Michael Jackson. Oggi Branca, che è un appassionato Ferrarista, contribuisce a mantenere viva la memoria del Re del pop con uno straordinario spettacolo, l’IMMORTAL World Tour. Lo abbiamo incontrato a Los Angeles

Estimated reading time: 16 minutes

John Branca è esausto. Il noto avvocato del mondo dello spettacolo in forza allo studio Ziffren Brittenham è rientrato da neanche 15 minuti dall’ennesimo viaggio di lavoro a Las Vegas, l’ultima puntata di quella che sembra, almeno negli ultimi 12 mesi, una corsa transcontinentale senza fine che lo ha portato, solo a Las Vegas, ben 12 volte, ma anche a Montreal sei volte, con escursioni assortite a Vancouver, New York, Ottawa, Venezia, Londra, Detroit, Maranello e oltre. A un’età (60 anni) e con un grado di successo (epico) che gli darebbe tutte le scuse del caso per trascorrere un po’ più di tempo nella sua villa in stile italiano da 14.000 metri quadrati nell’esclusiva area di Beverly Park a Beverly Hills in compagnia della moglie Linda, dei figli John Connor, nove anni, e Dylan Gregory, di sette anni, e la sua Ferrari, una 458 Italia (anche se non necessariamente in quest’ordine!), Branca è più itinerante che mai. E fatta eccezione per Maranello, dove è stato invitato per visitare l’azienda, il motivo di tutti gli altri viaggi di affari può essere ascritto a un unico fattore: la scomparsa nel 2009 di Michael Jackson. Se il nome Branca non vi dicesse nulla, mettiamola così: il programma in onda da anni sul canale di TV VH1 può spingersi Behind the Music (oltre la musica), ma quando lo si fa, quando si va oltre le quinte, ecco che si entra nel mondo in cui opera John Branca. A partire dagli anni ’70 si è probabilmente rivelato uno degli avvocati più influenti nel mondo dello spettacolo negli Stati Uniti, se non nel mondo intero. Ha rappresentato ben 29 membri del Rock & Roll Hall of Fame, inclusi i Doors, i Rolling Stones, i Beach Boys, i Fleetwood Mac e gli ZZ Top. Il suo modo innovativo di concludere contratti ha trasformato praticamente ogni aspetto del settore: il mega-contratto da 50 milioni di dollari siglato da Branca per i quattro album degli Aerosmith è stato il primo di questo genere; il lavoro che ha svolto sul tour Steel Wheels dei Rolling Stones ha cambiato radicalmente la produzione dei tour di concerti che toccano numerose città; il contratto che ha redatto nel 2005 tra Korn e la EMI ha creato un rapporto simbiotico tra gli artisti e la rispettiva etichetta e questo è diventato uno standard. Più recentemente ha venduto i repertori dei Rodgers, di Hammerstein, Leiber e Stoller a cifre da capogiro. Il cliente, tuttavia, al quale viene più frequentemente associato è Michael Jackson.

Per più di trent’anni, con qualche pausa, è stato l’avvocato di fiducia del Re del pop. Branca ha svolto un ruolo determinante nella transazione più famosa del settore discografico di tutta la storia: la vendita del repertorio dei Beatles a Michael Jackson e, successivamente, la fusione della ATV Music di Michael Jackson con Sony, per creare, per quanto scontato, la Sony/ATV. I due sono stati talmente amici che Jackson, accompagnato dalla scimmietta Bubbles, fece da testimone al primo matrimonio di Branca (con Little Richard che officiava). E fu nella primavera del 2009, dopo che i due non collaboravano dal 2006, che Branca ricevette una telefonata che lo informava che il Gloved One (l’inguantato) desiderava parlargli in merito al suo tour di rentrée in Europa. Dopo alcuni incontri preliminari e un po’ di brainstorming, Jackson affidò nuovamente l’impresa a Branca. Prima di partire con il progetto l’avvocato portò la sua famiglia a Cabo San Lucas per qualche giorno di necessario riposo e relax. Mentre era in vacanza, a poco meno di otto giorni di distanza dalla sua reunion con Michael Jackson, Branca ricevette una telefonata che lo informava della morte del Re del pop. In un testamento del 2002 Branca era stato nominato co-esecutore del patrimonio di Jackson, assieme a John McClain (della Interscope Records), ma quando Jackson morì non si sapeva se era stata redatta una versione più recente. Nessuno aveva provveduto a farlo. Quando Branca e McClain presero in mano le redini della situazione, il debito presente era pari a 400 milioni di dollari e Branca perseguì tre diversi obiettivi: 1) fare in modo che l’impero creato da Jackson saldasse i propri debiti e navigasse nuovamente in buone acque, 2) ripristinare e potenziare l’immagine di Michael Jackson come uno dei più grandi uomini di spettacolo di tutti i tempi e 3) garantire che qualcuno si prendesse cura dei figli di Jackson e dei suoi cari. A breve termine il tutto si tradusse in un concerto su DVD (This Is It) con incassi da capogiro, in un video-dance-game della Ubisoft di grande successo, in nuovi album e progetti per un museo interattivo.

Ma l’ultimo, e sicuramente più ambizioso progetto, è lo stravagante tour mondiale Michael Jackson, THE IMMORTAL del Cirque Du Soleil che ha debuttato nell’ottobre 2011 in Canada, a cui ha fatto seguito la prima statunitense nel dicembre 2011 a Mandalay Bay, a Las Vegas, dove sono arrivati i primi applausi scroscianti alla vigilia di un tour della durata di due anni in tutto il mondo. Ecco perché Branca viaggia in continuazione ed è esausto il giorno della nostra intervista. Ma Branca è un tipo tosto e si attiene al regime alimentare Cenegenics, pubblicizzato con le immagini di un ragazzo settantenne che sembra uscito da un fumetto di Charles Atlas. Quindi dopo avere scattato qualche foto si scusa e si ritira per cambiarsi e quando torna indossa occhiali da sole sportivi da aviatore color ghiaccio, una giacca in pelle French Connection, una t-shirt nera IMMORTAL, un cappellino giallo e nero Ferrari e un orologio sempre Ferrari regalatogli da Linda. In breve ha un aspetto cool. Dopo tutto, dietro a Branca si nasconde un cuore da rocker. Da adolescente aveva suonato in una band che aveva fatto da supporter ai Doors all’Hullabaloo Club a Los Angeles. E l’unico motivo per cui ha avviato la sua carriera nell’ambito legale come consulente per la pianificazione patrimoniale è perché non aveva mai sentito parlare di avvocati del mondo dello spettacolo, finché non lesse un articolo dedicato a Elton John sulla rivista Time. “È come se mi si fosse accesa una lampadina”, ci dice. “Pensai subito che quello era il mio lavoro”. Questa sua affinità al mondo della musica spiega il perché è pronto a ‘tutto’ per stringere un contratto e anche perché diversi anni fa ha avviato il Musicians Assistance Program per aiutare i musicisti che hanno problemi di alcool o di dipendenza da altre sostanze ed è oggi il presidente emerito dell’organizzazione che nacque successivamente dal programma, MusiCares.
Diamo un’occhiata alla sua 458 Italia con esterni blu Tour de France e pinze freno e stemma gialli. “I miei colori alla University of California” sottolinea scherzoso Branca nell’invocare la sua alma mater. Siamo seduti così in basso, così vicino all’asfalto che mi viene da pensare a una sorta di cartello, simile a quello che si vede nei parchi giochi all’ingresso delle varie attrazioni: “Per guidare questo veicolo devi essere in grado di camminare a carponi senza superare questa altezza”.

Nel corso degli ultimi 15 anni Branca ha posseduto una sfilza di Ferrari, la F355, la 360, la 575 M, la F430, la 599 e ora la 458. “Ogni generazione è stata un salto quantistico in termini di design e prestazioni” sostiene. “Sono tutte vetture completamente diverse”. Ha già ordinato la 458 Spider. Appena saliamo in macchina Branca alza lo stereo, un impianto Reus Systems elaborato con 13 altoparlanti da 900 watt e un modulo woofer da nove pollici, con la stessa intensità di un concerto rock per farci ascoltare California Gurls di Katy Perry con Snoop Dogg. Il sound generato è la cosa più simile che esista a un iPod direttamente collegato al cervello. “Non modifico l’architettura” sottolinea Branca. “È molto importante. Mi piace rispettare la tecnologia e il design di una vettura. Non voglio apportare grossi cambiamenti. Non modifico la plancia. Faccio solo un upgrade del sistema con cavi, altoparlanti e fili”. Per questo stesso motivo utilizza solo pneumatici originali. Cerca tra le canzoni del suo carica CD da sei unità che contiene Tina Turner, Muddy Waters e la colonna sonora di IMMORTAL. “Ti fa venire voglia di ascoltare la musica quando ha un sound così” dice sorridendo. E poi … via che si parte.

“La Ferrari evoca una passione che nessun’altra auto può emulare. E’ come unirsi a un club dove tutti condividono le stesse sensazioni”

Branca vive nelle vicinanze di una strada tortuosa che porta alla vetta di una montagna e anche per il nostro viaggio le parole d’ordine sono “tortuoso”, “montagna” e “vetta”. “Per fortuna non c’è nessuno per strada”, dice un nanosecondo prima di lanciare il motore, come se volesse dimostrarci che la 458 è capace di un’accelerazione 0-100 km/h in poco più di tre secondi. Come se io non avessi creduto alle sue parole!
Ho avuto modo di incontrare Branca professionalmente diverse volte nel corso degli anni e quel suo fare sbarazzino è sempre nascosto dietro a una coltre di riservatezza, la riservatezza caratteristica di chi deve fare attenzione alle proprie parole per non tradire mai involontariamente la fiducia di un cliente. Ora dietro a un volante quella sua reticenza sparisce. E mentre procediamo sbandando tra un tornante e l’altro si vede che si sta divertendo impressionandomi positivamente e allo stesso tempo spaventandomi a morte. Non l’ho mai visto divertirsi tanto.
Cinque chilometri dopo e dopo 10 mie virtuali frenate sull’inesistente pedale del freno, raggiungiamo la nostra meta: il Beverly Glen Deli. Mentre ci avviciniamo al parcheggio del centro commerciale, Branca preme un pulsante e aggiunge “Un’altra grande cosa che le Ferrari hanno è questa: premi un pulsante e il davanti si alza, così ogni volta che percorri una rampa non danneggi l’auto. E’ una delle invenzioni più geniali di tutti i tempi”.

Il centro commerciale Beverly Glen non è molto grande, ma la prima domenica di ogni mese è un punto d’incontro per il Ferrari Owners’ Club e altri appassionati ferraristi che portano qui le loro auto per fare quattro chiacchiere e confrontare, ammirare e tirare a lucido i loro amati modelli. Branca possiede anche una Rolls-Royce Ghost e una Bentley Azure, ma è la Ferrari che ha nel sangue. “Evoca una passione che nessun’altra auto può emulare. E’ come unirsi a un club dove tutti condividono le stesse sensazioni. Acquisti un’auto sportiva di successo realizzata da un costruttore che ci mette l’anima e lo fa in grande stile”. Ci dice che ci sono altre vetture sportive con specifiche simili, ma prive di quel je ne sais pas quoi che fa della Ferrari un’auto con un’anima. “Sono antisettiche. Sali su una Ferrari ed è tutta un’altra cosa”. Ha le idee talmente chiare in materia che ha scritto anche un pezzo per il Ferrari Opus dal titolo ‘Perché adoro le Ferrari’. Il testo recita ‘Sono di origini italiane e ogni italo-americano che ha la possibilità di acquistarsi una Ferrari dovrebbe farlo. E’ parte del nostro patrimonio. E’ nel nostro DNA, tanto quanto visitare Roma o Venezia, ammirare l’architettura e la pittura, apprezzare la moda Made in Italy oppure gustare i favolosi piatti della tradizione italiana. La mia Ferrari si sente a casa con le mie collezioni di putti italiani del 18esimo secolo e di pezzi d’antiquariato veneziani”.

“La Ferrari è un’opera d’arte. A volte ho come l’impressione che potrei appendere la mia Ferrari in salotto e rimanere lì a rimirarla”

Al ristorante, davanti a un pollo arrosto e verdure, Branca, con lo sguardo quasi assorto nei suoi pensieri, sottolinea con enfasi: “La Ferrari è un’opera d’arte. A volte ho come l’impressione che potrei appendere la mia Ferrari in salotto e rimanere lì a rimirarla”. Ma poi si lamenta del fatto che i frequenti voli e il traffico perenne di Los Angeles non gli consentono di guidare la sua Ferrari tanto quanto vorrebbe. “Di solito la usi per andare dove?” Gli chiedo. “Al ristorante Beverly Glen Diner” mi risponde ridendo. Poi aggiunge “Ci sono un paio di circuiti nelle vicinanze che frequento quando il tempo me lo consente”. Va anche sul circuito di Las Vegas con una Ferrari quando può.
La nostra conversazione scivola su Michael Jackson, le Ferrari e lo spettacolo del Cirque Du Soleil, due argomenti che ben presto si uniscono. Branca ci racconta spontaneamente, ad esempio, che “il fondatore di Motown, Berry Gordy, ha dichiarato che Michael Jackson è stato il più grande uomo di spettacolo che sia mai esistito e io penso che, alla stessa stregua, la Ferrari sia il più grande costruttore di vetture sportive di tutti i tempi”. E: “A Michael Jackson piacevano le Ferrari? Beh, l’arte e il lavoro di Michael erano tutti incentrati sull’eccellenza e sulla ricerca della perfezione, concetti che le Ferrari incarnano al 100%”. E c’è dell’altro. Jackson guidava una Ferrari in uno dei tre spot che girò per la Pepsi negli anni ’80. Un altro parallelismo: Branca si lascia sfuggire che 20 e rotti anni fa lui e Michael erano stati al primo spettacolo in assoluto del Cirque a Santa Monica, tenutosi allora in un tendone. “Michael ne rimase entusiasta” aggiunge Branca. Un’infatuazione che continuò negli anni e che ha portato alla decisione di realizzare uno spettacolo Jackson Cirque. Branca è stato coinvolto in ogni fase della nascita e dello sviluppo dello spettacolo, motivo per cui si reca spesso a Montreal, sede del Cirque Du Soleil, e Las Vegas così assiduamente. Ha assistito a tutte le prove, alle prove di costume, alle ri-prove senza costumi, alle ri-prove con i costumi, alle prove con le luci, alle prove con le luci ma senza costumi, alle ri-prove con luci e costumi… avete capito cosa voglio dire. Lo spettacolo high-tech da 105 minuti che si svolge generalmente innanzi a un pubblico di 8.000–14.000 spettatori, ha un budget di 40 milioni di dollari, un cast di 65 artisti, un’equipe totale di 220 addetti ed è veramente uno show sorprendente con giochi pirotecnici, gigantesche esplosioni con fumo, immensi schermi, acrobati di fama mondiale, contorsionisti, ginnasti cinesi, enormi marionette, un guanto bianco danzante che accompagna un paio di scarpe nere con calzini bianchi (proprio come quelli portati da Jackson), un violoncello elettrico elettrizzante, un corpo di ballo proveniente da tutto il mondo che ricrea e reinterpreta i passi più caratteristici di Michael Jackson supportati da molti dei componenti storici della sua band e un impianto audio all’avanguardia. Il Michael Jackson, THE IMMORTAL World Tour toccherà 65 città e a partire dal dicembre 2011 la vendita di biglietti ha già generato più di 100 milioni di dollari di incassi con ancora otto mesi di tour nell’America del Nord. Branca è già stato coinvolto nella prossima collaborazione Jackson-Cirque che troverà sede fissa a Las Vegas. Questa volta si tratta di uno spettacolo non itinerante che aprirà i battenti a maggio 2013 nel teatro Lion King da 2.000 posti a Mandalay Bay.

E come potrete facilmente intuire, Branca è custode di tante storie e vicende riguardanti il grande Michael Jackson, inclusa la seguente, quella che ha cambiato tutto: dopo che l’album Thriller era uscito da 18 mesi, Jackson rivelò a Branca che voleva realizzare un video della canzone che dava il titolo all’album. I video musicali stavano ancora muovendo i primi passi allora, con un budget in media pari a 50.000 dollari. Jackson disse a Branca che voleva un budget di un milione di dollari. Branca era scioccato, ma Jackson diede l’ordine: “Trova un modo per farlo”. Branca contattò i produttori del programma TV Showtime coinvolgendoli nel finanziamento del film Making of Thriller, il primo video in assoluto girato secondo i canoni cinematografici. E così il video dal budget stratosferico fu realizzato, ma prima della sua uscita i membri più anziani della comunità dei testimoni di Geova di Jackson lo informarono che la presenza di zombi e licantropi era considerata un’istigazione alla demonologia e gli consigliarono di non lanciare il video.
Jackson ordinò quindi a Branca di distruggerlo. Branca penso’ “Non ha senso” e si scervellò per trovare una soluzione e non buttare via un video da un milione di dollari. Ricordandosi che Jackson era un grande fan di Bela Lugosi, si inventò che Lugosi era molto religioso (Branca non sapeva se era vero) e gli fece vedere che aveva aggiunto un disclaimer al film Dracula in cui si dichiarava che il film non costituiva in alcun modo un’incitazione al vampirismo. Jackson rimase colpito ed è questo il motivo per cui, se avete una copia del video di Thriller, vedrete che all’inizio compare un disclaimer simile. E così Jackson entrò nell’olimpo delle star, MTV mandò in onda per la prima volta un cantante nero e il corso della musica cambiò per sempre.
Considerando i costi associati alla gestione dell’impero lasciato da Jackson, Branca naturalmente punta su più di un cavallo simultaneamente. Quando questo articolo è stato scritto Branca stava anche ultimando un contratto con un suo cliente e amico da lungo tempo, Carlos Santana (Branca fece in modo che Santana ricevesse una laurea ad honoris causa dall’Occidental College qualche anno fa … Santana è il primo a laurearsi nella sua famiglia) per una serie di eventi alla House of Blues di Mandala Bay, che vedono Santana suonare per periodi di tre settimane diverse volte all’anno. La sua energia non conosce limiti. “L’idea di uno spettacolo dedicato a Michael Jackson non itinerante al Lion King Theater e Carlos che suona live per diversi periodi all’anno a 100 metri di distanza sono per me l’avverarsi di un sogno” ci rivela Branca.

Il pranzo è finito e risaliamo a bordo della Ferrari. John ha promesso che mi farà provare qualche emozione forte durante il viaggio di rientro e non delude le aspettative. Mentre stiamo percorrendo l’ennesimo tornante mozzafiato, al sound di Nutbush City Limits di Ike e Tina Turner e John vede che sto affondando i pugni contro il sedile, si volta verso di me sogghignando. “Non ho neanche iniziato a spingere veramente”. (Per la cronaca giura di non superare mai i limiti di velocità). E, senza motivo, aggiunge con noncuranza “E non sono nemmeno un granché come pilota”. “Non me lo dire adesso! Dimmelo quando saremo tornati a casa!” gli urlo in tutta risposta. Quando si aprono i cancelli di casa sua, pronuncio involontariamente un “Grazie al cielo!”, ma, proprio come fanno i bambini appena usciti da un parco divertimenti, avrei subito voglia di fare un altro giro. Il mio corpo è percorso ancora da fremiti di adrenalina, ma John annuncia all’improvviso che andrà a fare un riposino. E’, dopo tutto, esausto.

To get more of The Official Ferrari Magazine mix of people, lifestyle, arts and culture: Subscribe now
  • Daniel Garbelli

    io amo le ferrari