V12 in concerto

La performance del violoncellista Mario Brunello sul circuito di Fiorano; foto Alberto Novelli

Il celebre violoncellista Mario Brunello ha scoperto la poesia dei diversi sound dei motori V12 Ferrari in una speciale giornata a Fiorano. Il primo accordatore di questi speciali “strumenti” è stato il Direttore Tecnico Ferrari Roberto Fedeli, che cura personalmente il suono di ogni nuovo modello, supportato da una vera passione per la musica. E’ infatti chitarrista e leader della Red House Band

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E’ un concerto decisamente originale. Unico. Gli elementi dell’orchestra sono solo otto, oltre ad un maestro molto speciale, ma ognuno è dotato di 12 cilindri per far musica. Eh sì, perché un motore Ferrari non fa rumore, suona. Lo aveva descritto così anche Herbert von Karajan, lo Schumacher della musica, parlando della sua Testarossa.
Si suona a Fiorano. In pista ci sono otto capolavori di Maranello, dalla prima, storica 125 S del 1947, all’ultima nata la FF, la prima “rossa” a quattro ruote motrici e con sedili posteriori ribaltabili come una station wagon. In più c’è il tocco dell’artista: Mario Brunello, uno dei violoncellisti più celebri al mondo, che ha portato con sé lo strumento del mestiere. Protetto da una custodia volutamente dipinta in rosso Ferrari c’è un violoncello del ‘600 che vale perfino di più di un’automobile col Cavallino. Il padrone di casa, l’ingegner Roberto Fedeli, direttore tecnico della Ferrari, non ha invece portato la sua chitarra, quella che guida la Red House Blues Band, il gruppo dei dipendenti Ferrari che ha già inciso tre dischi. Oggi, Fedeli, ha portato il suo sapere. Tra i suoi mille compiti, necessari a far nascere le nuove Ferrari c’è infatti anche quello di “comporre” la musica dei motori, di studiarla come fosse in sala d’incisione e poi di farla eseguire da valvole, pistoni e scarichi. “Dietro al suono c’è esattamente lo stesso studio che troviamo per definire lo stile di una nuova vettura – racconta l’ingegner Fedeli – quando una persona si avvicina a una Ferrari prima la guarda, poi la tocca, quindi la ascolta e infine la guida. Il suono è uno dei quattro livelli di percezione di una vettura. Bisogna riconoscere ad occhi chiusi che si tratta di una Ferrari e se è un 12 o un 8 cilindri. Bisogna percepire la voce e la storia di quel motore. Si lavora sul suono costantemente perché il problema è quello di arrivare alla definizione del tipo di musica che si vuole far ascoltare. In un certo senso si crea il suono prima ancora del motore. Ci si comporta esattamente come se si stesse componendo un brano musicale su un computer, esattamente come si fa oggi. Poi i suoni vengono fatti ascoltare in cuffie ad un comitato ristretto. Una volta scelta la musica giusta tocca agli ingegneri trasformarla in pezzi di metallo che dovranno dare quel suono. Ma non è la parte più difficile. E’ molto più difficile individuarlo quel suono giusto. Poi si lavora su valvole, pistoni, impianto scarico o aspirazione”. E la musica è servita.

Ascoltare un motore Ferrari come si ascolta un cd musicale o, piuttosto, un concerto. La sfida è lanciata e Mario Brunello, artista che ha suonato il suo violoncello, oltre che nei teatri più celebri al mondo, perfino in cima al monte Fuji, l’accetta volentieri. Davanti a lui ci sono otto Ferrari a 12 cilindri da ascoltare e commentare. Un giro di pista di fianco a un collaudatore per ogni vettura. Un assaggio che fa aumentare l’appetito tanto che ,a fine giornata, Brunello ripone il suo violoncello nella custodia rosso Ferrari, infila il tutto nel baule da famigliare della nuovissima FF e si siede al volante accanto all’ingegner Fedeli per un giro di pista. Meritato come l’applauso del pubblico.
La musica comincia a suonare con la 125 S del 1947, la prima Ferrari della storia, un 12 cilindri da meno di 1500 cc. Una barchetta con il suono del motore che ti aggredisce direttamente senza barriere: “Stavo proprio ascoltando il rilassamento dei meccanismi, il motore che si sta riassestando – racconta Brunello scendendo dalla vettura – come un antico strumento, ha bisogno di un inizio lento ma poi è interessante sentire i due diversi suoni dell’aria e delle valvole, che sono molto evidenti. Mi viene in mente uno di quegli organi portativi del ‘600, che ha bisogno del mantice manuale per suonare”. Non c’è dubbio. Anche se gli accordi, anche per via del tempo, non sono sempre quelli giusti, fin dalla prima Ferrari della storia non si può parlare di rumore. Si deve parlare di musica.

“Con la 365 GTB4 Daytona ho riconosciuto qui un assieme armonico di suoni, come un vero e proprio quartetto d’archi”

Il secondo strumento della giornata è una Ferrari 250, un gioiellino, la Ferrari di maggior successo tra gli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta. 3000 di cilindrata ed un motore diventato celebre per i successi in pista, oltre che in strada. Brunello questa volta è seduto all’interno dell’abitacolo, di fianco al collaudatore che spinge la Ferrari sul rettilineo di Fiorano: “Essere dentro un abitacolo e non ‘sopra’ ad un motore, come sembra che sia quando vai su una vettura aperta come la 125, cambia sicuramente gli effetti sonori. Anche qui però c’è la sensazione del doppio suono delle valvole, di quest’aria che gira. Qui il suono diventa molto più profondo, viene da dentro. Se con la 125 S la tonalità della musica era indefinibile, qui potremmo parlare tranquillamente di un do maggiore, una tonalità che ha un colore lucente, quasi metallico, ma nello stesso tempo si appoggia su toni gravi. Il suono è profondo fin da quando comincia con la messa in moto e continua a esserlo anche in piena accelerata. E’ un bordone [strumenti a fiato o a corda che emettono suoni gravi e continui], musicalmente parlando”.
La terza Ferrari in programma da ascoltare è una 365 GTB4 Daytona del ’68. Una di quelle Ferrari che hanno esportato il mito del Cavallino negli Stati Uniti diventando oggi oggetto del desiderio dei grandi collezionisti. Questa è appena uscita dal reparto che a Maranello si occupa delle vetture storiche restaurandole come si fa con gli affreschi nelle chiese, con le opere d’arte nei musei. “Qui non si parla più di uno strumento solista, ma di musica da camera. Ho riconosciuto qui un assieme armonico di suoni, come un vero e proprio quartetto d’archi. Mi spiegavano che in questa vettura le valvole sono azionate da quattro alberi a cammes e in effetti si sentono i quattro strumenti che si fondono in una musica. Si riconosce subito la gamma delle voci che compongono un’armonia, l’apporto di più elementi distribuiti come in una partitura”.
Con la quarta prova si sale sulla Testarossa del 1984, una Ferrari dirompente che segnava una rottura netta con il passato. Una macchina vistosa, dura. Bassa, larga, squadrata. Fuori dai codici del tempo, ma con un carattere eccezionale. Il modello che arriva in pista a Fiorano esce dalla collezione privata di Piero Ferrari, il figlio del fondatore. “Si sente subito che la musica arriva prepotentemente da dietro – racconta Brunello – il motore posteriore ti dà subito una sensazione di potenza. Come in una orchestra la sezione degli ottoni sostiene e spinge, e come nel motore del Testarossa, la tecnologia comincia a essere al servizio degli strumenti. Il suono di corni, trombe comincia ad essere elaborato, non più solo naturale come nel passato, ma con chiavi e tasti”.

“Ho avuto la sensazione di una certa intimità con il motore, come quando uno strumentista sente particolari che solo lui può avvertire”

L’evoluzione del suono prosegue con la musica della 550 Maranello del 1996. Siamo ormai nei tempi moderni. Le forme tornano ad essere morbide, le linee ricercate. Ma sotto il cofano il 12 cilindri sviluppa 485 cavalli. “Ho avuto la sensazione di una certa intimità con il motore, come quando uno strumentista sente particolari che solo lui può avvertire. Quando si cerca di ottenere il massimo dallo strumento e si arriva al limite della pressione dell’arco sulla corda, si sviluppano suoni che solo il musicista percepisce, rendendosi conto di quale equilibrio sia necessario tra peso dell’arco, velocità, intensità della forza che si esercita: abilità e precisione. L’abitacolo della Maranello comincia a essere un luogo raffinato con un grande comfort, ben diverso dai modelli precedenti, ma quando acceleri il motore diventa il principe, il padrone di casa. Qui comincio a pensare agli strumenti della grande liuteria italiana del Settecento, le forme sono ormai codificate e si lavora sui particolari, anche i più piccoli”.
L’orecchio fine del musicista è atteso ora alla prova più dura. L’urlo della FXX, in pratica una Formula 1 da strada, che si sente a chilometri di distanza. L’ingegner Fedeli lo paragona ad un Heavy Metal, non proprio la musica che ama suonare con il suo gruppo, ma una musica che di travolge. “Questo non è un suono, è un’esperienza. Non fa parte dei suoni normali a cui siamo abituati. Ma non è distorto, anzi ti porta a scoprire una dimensione sonora che quasi fa bene alle orecchie. Mi ricorda quelle ‘macchine sonore’ che si usano oggi con l’elettronica, apparecchiature che non servono a nulla quando sono ferme, ma che poi appena attivate si esprimono al massimo delle loro incredibili potenzialità. La Fxx in accelerazione mi ha fatto venire in mente una scena di “2001 Odissea nello spazio” quando si entra nel tunnel del futuro e si viene avvolti dalla musica di Ligeti, il compositore di musica contemporanea che è riuscito a rappresentare l’onda sonora, ed esprimerne la sua potenza. E’ un’esperienza sonora, un altro mondo, un altro pianeta rispetto a tutto quello che ho sperimentato prima”.
e con la Fxx si viaggia nello spazio, con la 599 GTO si torna sulla terra. Ma è solo un’impressione perché sotto il vestito c’è un 12 cilindri da 670 cavalli che fa volare la GTO sulla pista di Fiorano con un giro record di 1’24’’. “E’ una vettura dal suono molto più rock di tutte le altre”, spiega Fedeli. E’ la vettura stradale con le prestazioni migliori mai prodotta a Maranello. “Spettacolo puro” aggiunge Brunello con un sorriso estasiato, “Qui siamo allo Stradivari. Sembra una macchina pensata per la strada ma non si allontana molto dalla Fxx. Emozionante e spettacolare. Ho provato le stesse sensazioni quando ho suonato il violoncello ‘Cristiani’ di Stradivari di Cremona. Lo strumento più bello che abbia mai visto, basta toccare una corda per sentire l’emozione che ti sale dentro. Un po’ come quando mi sono seduto su questa GTO….Volevo fare un altro giro… Un re maggiore meraviglioso, luminoso, solare, emozionante”.

Il viaggio si completa con un balzo nel futuro. Ecco la Ferrari FF che ancora deve essere consegnata ai primi clienti (e sono già molti in trepida attesa). “Qui siamo sul sontuoso, possiamo immaginare una grande orchestra sinfonica impegnata nell’esecuzione di una sinfonia di Bruckner o di Mahler: virtuosismo, tradizione e genio. Qui tutto funziona, c’è qualcosa di speciale in ogni angolo di questa vettura…”. L’ultimo capolavoro. “Il suo suono mi piace un sacco – aggiunge l’ingegner Fedeli – è un suono che viene da lontano frutto di quasi un anno di lavoro. E’ incredibile. Io ci risento la musica che amo, il blues”. E’ una musica che ti sale verso il cuore mentre gli occhi si riempiono con le linee insolite e originali di questa prima Ferrari a quattro ruote motrici. Un altro salto verso nuovi limiti, nuove frontiere.
Il silenzio cala sull’autodromo. I concertisti sono disposti a semicerchio, si riconoscono tutti, dall’antico organo al bordone, dal quartetto d’archi allo Stradivari. In mezzo, il Maestro, col suo violoncello del maestro liutaio Maggini del ‘600, attacca un preludio di Bach. I suoni dei motori appaiono lontani, ma non sono dimenticati. Anzi, sembrano mescolarsi alle note profonde che chiudono questa giornata unica, probabilmente irripetibile.

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