L’immagine perfetta di una Ferrari

Creando il giusto riflesso sul parabrezza; foto Max Sarotto

Le prime immagini che rivelano l’arrivo di una nuova Ferrari sono certamente molto importanti, ma come si fa a fotografare un nuovo modello? L’angolatura, la luce e i dettagli stilistici che caratterizzano l’auto sono solo alcuni dei fattori che contribuiscono a creare il servizio fotografico di lancio. Il fotografo Max Sarotto rivela i trucchi del mestiere.

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Il senso della vista è il modo più immediato con cui percepiamo il mondo intorno a noi, e quello dal quale dipendiamo di più. L’ondata di reazioni che provoca in tutto il mondo la notizia dell’uscita di un nuovo modello Ferrari illustra perfettamente come, dopo tutto, i commenti dei mezzi di comunicazione tendano a concentrarsi sulle linee dell’auto e sul suo aspetto estetico. Non sorprende quindi che Ferrari dedichi molto tempo alle foto realizzate per lanciare i nuovi modelli.

Quando si tratta di creare le prime immagini di una nuova auto, la Ferrari usa un set statico e non dinamico, che permette al fotografo di catturare meglio la bellezza della vettura, senza distrazioni. Le foto che ne risultano verranno utilizzate per comunicare la prima immagine al mondo dei media, poi per la brochure dell’auto e per molti altri usi.
Il lancio di un nuovo modello è avvolto sempre da grande riservatezza. La Ferrari non commenta mai i nuovi modelli – e neppure l’intenzione di svilupparne uno – preferendo annunciare tutto quando la vettura viene effettivamente presentata: nome, immagini e scheda tecnica. L’intero lancio inizia a Maranello, dove il management Ferrari decide la data di presentazione del nuovo modello e quella in cui il lancio viene reso pubblico. Poi viene la decisione sui colori, che può dare origine a un dibattito molto lungo e si basa sulla storia del marchio, sullo stile dell’auto e sul modo in cui il colore ne sottolinea il carattere, oltre che sulle tendenze più attuali. Infine si decide il fotografo e lo stile dell’immagine. Da sei anni a questa parte la Ferrari ha scelto di lavorare con il giovane e talentuoso fotografo torinese Max Sarotto.

Circa tre settimane prima del lancio della macchina iniziano le sedute fotografiche per gli scatti statici, a porte chiuse, in uno studio al quale pochissimi hanno accesso. Le auto arrivano di solito in piena notte e vengono scaricate direttamente all’interno, con una copertura che ne nasconde le forme. Anche chi viene autorizzato a entrare non può portare con sé macchine fotografiche né telefoni, e le immagini che vengono scattate sono poi inviate criptate attraverso un sito FTP di sicurezza.
Per una o due settimane Sarotto e la sua squadra – due assistenti, due tecnici delle luci e un esperto di post-produzione – passano la maggior parte delle ore di veglia chiusi nello studio fotografico. Iniziano guardando l’auto, che vedono per la prima volta, con estrema attenzione, per capire se tutto va bene ed entrare in contatto con le linee, la forma, il volume, il colore e la personalità.
Vedere dal vivo un modello nuovo della Ferrari per la prima volta – prima di chiunque altro – è un momento di grande emozione per Sarotto e la sua squadra. Certo, sono dei grandissimi professionisti, ma sono anche appassionati e lavorare per la Ferrari per loro è comunque un sogno che diventa realtà.

Il processo fotografico inizia con la cosiddetta “ricerca dell’angolatura”

per la quale di solito ci vogliono un paio di giorni. Girando intorno all’auto – ad altezze e lunghezze focali diverse – il fotografo fa circa 500-600 scatti dell’auto, a intervalli di 15 gradi. L’obiettivo di questi scatti è stabilire gli angoli migliori dai quali presentarla. Gli scatti vengono inviati alla Ferrari, dove il Brand Management e il Design Centre decidono quali verranno poi utilizzati. Vengono scelti essenzialmente in base alla necessità di spiegare al meglio l’auto e il design, i volumi e le qualità essenziali. Si desidera catturare in immagini bidimensionali l’impressione emotiva che l’auto vista dal vivo comunicherà. Allo stesso tempo, le immagini devono esprimere la personalità dell’auto, coinvolgere chi guarda e ovviamente mostrarne la bellezza in modo contemporaneo. Oltre a questo, il management Ferrari decide anche lo sfondo sul quale ambientare l’auto e il tipo di luce da usare, cosa che può sembrare di poco conto, ma che invece ha un impatto molto forte sulla percezione del modello. Cambiando il colore, la consistenza e le ombre si può trasformare l’immagine di un’auto spettacolare e piena di personalità in quella di un’auto datata e piatta, e vice versa.
Mentre a Maranello si fa la scelta delle angolature, Sarotto e la sua squadra stanno già lavorando al set delle luci. Cosa particolarmente difficile nel caso delle Ferrari, perché quasi tutti i nuovi modelli vengono presentati in un rosso pastello (rosso corsa) invece che in colori metallizzati. Il colore metallizzato esprime al meglio il volume in un’immagine statica – anche con una luce casuale o indiretta – mentre i colori pastello hanno bisogno di luce diretta e calibrata con assai maggior precisione.

Le immagini devono esprimere la personalità dell’auto

Nei primi giorni del servizio fotografico vero e proprio di solito sono presenti alcuni funzionari del Brand Managment e del Design Centre della Ferrari, per esaminare e discutere i dettagli delle luci con il fotografo e la sua équipe. Discussioni che spesso riguardano dettagli infinitesimali – curve da sottolineare o materiali da mettere in evidenza, insieme alla personalità, da esaltare.

Per ogni scatto ci vuole più o meno una giornata di lavoro e il 95% del tempo viene impiegato per sistemare le luci. Vengono usati circa 50 fari per uno scatto dell’auto intera. La maggior parte dei proiettori sono a illuminazione diretta al tungsteno – molto vicina alla luce solare naturale, ma si usano molte altre fonti di illuminazione, per sottolineare le caratteristiche fisiche dei diversi materiali, per esempio le luci al neon, per mettere in evidenza i pannelli di metallo e di fibra al carbonio curvata, oppure delle piccole luci dette “dedolight”, molto soft e utilizzate per esaltare i dettagli, e altre ancora per illustrare al meglio i dischi dei freni o gli interni della vettura.
Per realizzare un particolare scatto ne vengono fatti di solito cinque o sei diversi, con diversi set luce, che vengono poi assemblati in post-produzione.
Sarotto usa una macchina fotografica digitale da 11 anni. Anche se ammette che ci sono ancora delle differenze, tra questa e la pellicola, le discrepanze sono ormai minime e la pellicola non è più considerata superiore. Ma la cosa più importante è che la fotografia digitale permette di evitare gli sprechi e gli scatti di prova a cui si era abituati con la pellicola.
La macchina fotografica digitale che usa Sarotto crea immagini a 60 megapixel, di una tale qualità da poter essere ingrandite fino a dimensioni notevoli senza nessuna perdita di qualità (aspetto assai importante nel fotografare le auto, considerando la distanza necessaria per riprenderle tutte intere). Alla domanda su quanto costi la sua attrezzatura fotografica, Sarotto sorride e risponde: “Quasi come una Ferrari. Ma nella vita bisogna fare delle scelte”, anche se non è poi così evidente che sia convinto di aver fatto quella giusta.

Una volta realizzati tutti gli scatti, arriva la fase della post-produzione. La camera oscura è acqua passata, superata dai grandi schermi dei Macintosh e da Photoshop. Partendo da scatti piuttosto grezzi, vengono prese le migliori esposizioni e gli scatti con i diversi set luci e vengono ritoccate insieme, rendendole omogenee. Qualsiasi difetto viene corretto. A volte succede che alcuni pezzi dell’auto non siano ancora disponibili; in questo caso lo scatto viene integrato sulla base delle immagini del prototipo. Una cosa interessante è che i display sul cruscotto vengono quasi sempre ricostruiti al computer, perché la macchina fotografica non riesce a catturarli al meglio, ma ci sono anche altri elementi dell’auto che appaiono diversi, in fotografia, da come sono nella realtà – ad esempio i finestrini, che tendono al verde azzurro – e anche questi vengono corretti affinché l’immagine si avvicini il più possibile alla realtà così come viene percepita.
Recentemente alcuni produttori di automobili hanno deciso di utilizzare immagini generate dal computer, basate su modelli matematici CAD (progettazione computerizzata). Anche la Ferrari ha provato a percorrere questa strada. Ma quando chiediamo al fotografo se pensa che un’immagine generata totalmente al computer possa prendere il posto di uno scatto dal vero, diventa pensieroso. “Prima o poi succederà, questo è certo, ma ancora non è arrivato il momento. Almeno per le immagini statiche, per il video è un’altra cosa. Se le confrontate con dei veri scatti, le immagini al computer mancano ancora di realismo. Non hanno volume e, anche se suona strano, mancano le variazioni e i difetti del mondo reale. Ma, cosa ancora più importante, il tempo per realizzare un’immagine generata da computer di alta qualità è di due o tre settimane, molto più di una foto classica”.

Come ultima cosa, chiediamo a Sarotto in che modo lavorare per la Ferrari è diverso rispetto a lavorare per altre case produttrici. Sorride e dice: “Beh, la Ferrari è diversa da qualsiasi altra auto. Fare una bella foto di una cosa così bella è facile. Lo farei anche gratis!”. Poi aggiunge: “Lavorare per la Ferrari in realtà è molto difficile per un fotografo. Primo perché il rosso pastello ha bisogno di effetti luce molto complessi, per far sì che l’auto venga fuori come vogliamo: moderna, sportiva, anche aggressiva, eppure allo stesso tempo le foto Ferrari devono esprimere un forte elemento di eleganza e classicità. Ma, cosa più importante ancora, lo staff Ferrari ama la sfida. Cercano la perfezione e sono attenti a ogni dettaglio, cosa che emerge chiaramente dalle prestazioni delle loro auto e dai risultati nelle corse. Che ci crediate o no, anche sul set fotografico l’attenzione al dettaglio è la stessa! Per quasi tutti gli altri produttori io parlo solo con l’agenzia, che poi a sua volta tiene i rapporti con l’ufficio comunicazione del cliente. Con la Ferrari, invece, ho un contatto ravvicinato con molti dei funzionari, progettisti, esperti di comunicazione, ingeneri e perfino manager. Anche negli scatti, c’è molto lavoro. Le immagini vengono controllate in ogni minimo dettaglio, prima di essere approvate. Tutti sono informati al meglio sulla progettazione e sulle foto, il risultato è per tutti molto importante. Davvero, per un fotografo è un sogno che diventa realtà avere un cliente così attento al lavoro. Con loro io sento di aver imparato molto”.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine nr 9; maggio 2010

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