458 Italia. Tutto è pronto, possiamo montarla

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Il motore è passato al banco prova, la carrozzeria ha superato i controlli qualità, tutti gli altri componenti saranno pronti just in time. E’ il momento del montaggio. Operazione complessa e che richiede maestria e grande attenzione. Pronti all’ultima emozione.

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CARROZZERIA

Quando entriamo nel grande padiglione della carrozzeria, quello frutto del talento architettonico di Jean Nouvel, la sensazione è quella di essere in una cattedrale. La scocca, rossa, perfetta, è già arrivata. Viene agganciata per lo smontaggio di porte, cofani e semitelaio posteriore. Separatamente, infatti, verranno montati gli accessori delle portiere e il gruppo motore cambio differenziale. La linea, infatti, si divide in più tratti: a quella principale, dalla quale partiamo montando i cablaggi – incredibile, qualcosa come trenta chilometri di fili, ben inteso raccolti in matasse- si affianca quella che preparerà l’insieme degli organi meccanici montati sul semitelaio posteriore. Quando motore, cambio e sospensioni saranno tutte assemblate, un robot veicolo, perfettamente addestrato, porterà l’insieme della meccanica ad incontrare la carrozzeria che, a quel punto, visto che siamo alla stazione 20 è già molto avanzata nel montaggio. Prima di tornare al lavoro, quello fatto da noi, per intenderci, bisogna segnalare che c’è anche un’altra linea indipendente, di sette stazioni, dove vengono interamente montati i cruscotti.

Tutto questo operare in parallelo è, ovviamente, perfettamente sincronizzato per essere sempre just in time. Mentre siamo impegnati coi cablaggi, il cruscotto è già quasi finito e arriviamo esattamente in tempo per montare la parte centrale, quella che è sotto gli occhi di chi si trova al volante. Subito dopo, infatti, dopo avere subito il processo di verifica funzionale, il cruscotto viene montato sulla 458. L’operazione, che ha luogo, come tutte quelle che richiedono lo spostamento di cose pesanti, col supporto di una attrezzatura che sostiene e bilancia il pezzo stesso, si rivela più laboriosa del previsto. Le prime esperienze, mi dicono, servono proprio a verificare i possibili inconvenienti o le migliorie da apportare al processo. Man mano che si passa alle nuove stazioni- il tempo di ciascun è di 20 minuti- la macchina prende forma. Fatte tutte le connessioni elettriche e inserite le protezioni termiche e acustiche, si arriva alla stazione 20. Qui l’inserimento del gruppo motore, cambio e intero retrotreno, rappresenta un momento di grande delicatezza ed emozione. L’0perazione riesce perfettamente e nelle stazioni immediatamente successive si montano sospensioni e freni anteriori, si collegano i tubi dei liquidi, si montano fari e scudi anteriore e posteriore, fino ad arrivare a ruote e volante. Come già detto, ogni operazione ha il supporto tecnico di apparecchiature specifiche e opportune dime. I fari, ad esempio, richiedono grande precisione e chi opera utilizza adeguati attrezzi di riscontro. Per le ruote, tutto è invece automatico: un apparecchio porta la ruota alla giusta altezza, evitando ogni sforzo, e un altro, con cinque testine destinate ad avvitare altrettanti dadi, fa compiere l’operazione di avvitamento in un istante, come se fosse un pit-stop della Formula 1. Ormai sono stati inseriti anche oli Shell e liquidi di raffreddamento. Finalmente la macchina, ormai completa nella meccanica, viene posata a terra per effettuare le ultime operazioni. Alla stazione 40 si montano le portiere, la cui chiusura e apertura viene ripetutamente verificata, fino ad arrivare, alla stazione 46, all’inserimento dei sedili. Le ultime tappe sono familiari: pieno di V Power, controllo di del funzionamento di tutti gli apparati elettrici ed elettronici attraverso il collegamento ad una apparecchiatura di riscontro e…accensione. Il motore si avvia senza esitazioni. Il suo suono è lo stesso che avevamo sentito due giorni e mezzo prima al banco prova. Ma ora la prova si farà su strada, su un percorso di oltre cento chilometri che conosceremo nei prossimi numeri del Magazine. Sarà anche quella una bella esperienza.

Un’ultima informazione: tutte le operazioni di cui abbiamo parlato, è importante ricordarlo, hanno luogo con la vettura sempre posizionata nel modo più ergonomico per chi lavora: se la macchina è agganciata dall’alto, può essere ruotata o alzata e abbassata in finzione dell’operazione che deve essere svolta e dell’altezza del tecnico al lavoro. Sulla pedana mobile, che fa avanzare la vettura, ci sono due pedali che possono farla alzare o abbassare in funzione delle necessità lavorative. Fantastico.
All’ultima stazione , di fatto un traguardo, troviamo il Direttore della produzione, il solido e rassicurante Nillo Zagni e Ernesto Alagia, responsabile Polo Veicolo. Ci facciamo reciprocamente i complimenti. Quelli che facciamo a loro sono sinceri: ammirazione per questo meraviglioso orologio di precisione che sa, puntualmente, portare alla luce oggetti magici come le Ferrari. Quelli che riceviamo, anche se scherzosi, anche: per chi fa questo lavoro, una testimonianza diretta come quella che abbiamo fatto, è un modo per far capire cose che, altrimenti, si potrebbero dare troppo facilmente per scontate. La straordinaria unione di artigianalità, manualità e tecnologie non si scopre se non come abbiamo potuto fare noi.
Quando la prima 458 Italia lascia la linea nei componenti del team c’è soddisfazione, ma velata. Come per le vittorie in Formula 1, un successo significa ancora maggior impegno per i prossimi appuntamenti. La numero due è già arrivata. Da adesso in poi inizierà la crescita nella cadenza e, ad ogni nuova macchina, ciò che è sembrato nuovo, diventerà naturale. Poi, e anche questo è interessante, inizierà la gara tra operai e tecnici, dei suggerimenti per migliorare la qualità e l’efficacia del processo. Ma anche questa è un’altra storia, che potremo vedere in futuro. Ciò che invece possiamo dire, in questa occasione, è una sola cosa: benché avessimo visto tante volte la fabbrica e i nostri colleghi al lavoro, solo adesso possiamo dire di aver capito quale e quanto realmente sia il loro valore e quello, da non trascurare, di una Ferrari che ha avuto la volontà, grazie al suo Presidente, di investire nelle tecnologie produttive più avanzate ed ergonomiche. Formula uomo, oggi, sappiamo che non si ferma ai begli edifici di architettura, ma arriva al lavoro di ciascuno, ogni giorno. Ogni giorno.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine numero 7, Dicembre 2009

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