Una storia d’amore

Ralph Lauren with his cars; foto Richard Corman

In occasione della mostra di Parigi, dove sono esposti alcuni degli esemplari migliori della sua collezione di auto, Ralph Lauren, maestro di stile e amante dei motori come espressione d’arte, rivela a The Official Ferrari Magazine i segreti della sua passione e della sua maniera di interpretare il meglio della vita

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Come ci si deve vestire per andare a conoscere Ralph Lauren? Potrebbe sembrare una domanda superflua, invece non lo è se ci si ferma un istante a rifletterci sopra. Sulla scia della migliore tradizione del Sogno Americano, Lauren ha creato un impero grazie al proprio talento come life-style designer. Se non altro per rispetto di questo famoso architetto dello stile, un incontro con lui impone una notevole attenzione al dettaglio.
Abbiamo appuntamento presso la spettacolare sede della sua azienda, a Manhattan, al 650 di Madison Avenue. Non appena si emerge dall’ascensore al sesto piano, si giunge in un atrio dalle pareti ricoperte di legno scuro e ci si trova di fronte a un grande cavaliere di bronzo, su un piedistallo, impegnato a giocare a polo. Siamo arrivati.
L’attesa è breve, la stanza è impeccabile in ogni dettaglio, proprio come i suoi empori, famosi in tutto il mondo come emblemi di un modo molto particolare di pensare la vita. Ralph Lauren utilizza un metodo comodo e rilassato, dotato di profonde radici e un’invidiabile coerenza. Lo stile è una costante, sebbene la moda cambi di continuo e il tempo non si fermi mai. Quando compare, con un ampio sorriso sul volto, noto la raffinata semplicità del suo abbigliamento. Niente giacca, ma una maglia tinta unita con bottoni e la cravatta, anch’essa tinta unita, sopra una camicia bianca. È il look di un uomo che non ha nulla da dimostrare. Il suo ufficio mescola il fascino agevole di una stanza dei giochi con l’approccio proattivo alle cose che ci si può attendere da una persona che da lunghissimo tempo è alla testa di un business così intrigante e impegnativo.
I suoi abiti contrastano nettamente con la cravatta che ho scelto di indossare per lui. Non bisogna dimenticare, infatti, che quest’uomo è colui che ha dato avvio alla sua straordinaria avventura vendendo cravatte ai suoi compagni di scuola, mentre era ancora un semplice studente.
La mia è un capo raro, appartenente alla collezione creata dal famoso architetto Ettore Sottsass agli inizi degli anni ’80, il periodo in cui fondò in Italia il movimento postmoderno chiamato Memphis. La nota, mi chiede se può darle un’occhiata, la tocca così come si confà a un esperto. Non commenta, ma la nostra conversazione è già iniziata. E gli inizi sono sempre importanti.
Il nostro incontro di oggi è un colpo da maestro per The Official Ferrari Magazine: Ralph Lauren concede molto poco di sovente interviste. Forse ha compreso il potere del mistero. Abbiamo molto di cui parlare però, se non altro vista la sua decisione di esporre al pubblico parte della sua fantastica collezione d’automobili. La mostra, che si è aperta al Musée des Arts Décoratifs al Louvre, a Parigi, il 28 aprile, è una testimonianza della sua notevole dedizione all’auto. Tra queste vetture (17 in totale, trasportate in Europa con tutte le cure e le attenzioni del caso) ci sono cinque Ferrari. E Ferrari speciali, specialissime, sia classiche sia contemporanee, simbolo di una passione che dura nel tempo.

“I miei prodotti si rifanno a un’eleganza senza tempo, vanno avanti e non diventano mai datati”

Il che ci porta alla prima domanda: cos’è il buon gusto per Ralph Lauren? “Non mi occupo di moda io, ma di stile” risponde. “C’è una differenza enorme. I miei prodotti si rifanno a un’eleganza senza tempo, vanno avanti e non diventano mai datati. E la cosa curiosa è che per la Ferrari vale un concetto molto simile. Credo che la Ferrari abbia mantenuto la propria immagine e il marchio lavorando costantemente sulla qualità di ciò che costituisce l’Azienda. Così nasce questo progetto, e i progetti diventano dei classici. Mi dedico con impegno alla realizzazione delle mie collezioni, ma diventano dei classici nei guardaroba delle persone; diventano quegli oggetti dei quali dici, quando arriva il momento “Oh no, non voglio disfarmene, non voglio farne a meno” c’è il desiderio di tenerli, quei capi. Le Ferrari, se non altro nella mia esperienza, migliorano con l’età. Sono sempre emozionanti, nuove, teatrali, ma poi diventano classiche. Non è poco”.
Lauren ha la tendenza naturale a guardare avanti. Si prenda, ad esempio, la sua affermazione per cui una Ferrari è molto di più della sua classica combinazione di colori. “Credo che il mondo sia cambiato e la Ferrari di certo vende molto auto rosse, ma vende anche molti altri colori. Ritengo sia positivo che la Ferrari non sia più solo l’equazione diretta automobili rosse; non è una squadra corse, e un’azienda che gareggia, è un’azienda globale presente in tutto il mondo. Posso andare in Cina e vedere la Ferrari, la percezione è di certo eccitante, ma non ha nulla a che vedere con il colore… [pausa] quello che è accaduto alla Ferrari oggi è che è diventata un’azienda più globale. Sono teatrali, ma sono auto per gente che ha gusto e quel gusto lo ritrovano nelle auto. Rispettano il marchio perché rappresenta qualcosa. Non devono necessariamente essere rosse, possono essere di qualsiasi colore”.
Questo profilo universale va oltre l’‘italianità’, c’è un parallelo molto chiaro che può essere delineato con gli stili propri di Lauren, che vanno molto oltre l’idea classica dell’eleganza americana. “C’è uno spirito americano ma è anche uno spirito molto internazionale perché ora sono presente in tutto il mondo. Credo che chiunque entri in uno dei miei negozi in Europa possa dire, “Oh, Ralph Lauren, lo conosco, mi piacciono le sue cose” ma poi in realtà non si sa con esattezza la sua provenienza “E’ americano? È inglese? È francese? O italiano?” non si potrebbe dire lo stesso per la Ferrari? La gente la guarda e ne riconosce il marchio, conoscono il nome, sanno che è italiana, ma tutti l’adorano”.

La maggioranza delle Ferrari della collezione di Lauren sono rosse. Tuttavia, e ci tiene a sottolinearlo, il valore del marchio del Cavallino Rampante va molto oltre un semplice colore. “Si tratta di una squadra corse e il rosso è il colore della squadra corse. La Ferrari è un purosangue assoluto, non è semplicemente un’auto appariscente, è un’auto che si è evoluta con anni di condizionamento e si è affermata come vero capofila in termini tecnologici. È un’auto che puoi acquistare e goderti, senza doverti preoccupare della qualità. E in un mondo di consumi di massa è una nozione intrigante. Sono pochi i marchi al mondo ad avere questo tipo di riconoscimento”.
Prima dell’intervista ho visitato il sontuoso negozio Ralph Lauren su Madison Avenue. Ogni dettaglio diventa un’ispirazione per l’arredamento della propria casa (oltre che per la scelta del proprio abbigliamento), così pare un po’ bizzarro che il grande edificio che ospita le sue auto sia rigorosamente bianco all’interno, senza alcun tipo di decorazione tipica di Lauren. Perché? “Perché sento la grande bellezza delle auto. Ho progettato il garage affinché fosse una galleria, così quando le osservi, le auto, vedi la semplicità dello sfondo e l’emozione procurata dalle auto”.

“Le Ferrari sono sempre emozionanti, nuove, teatrali, ma poi diventano classiche. Non è poco”

Oltre alle molte Ferrari, nella sua collezione si possono annoverare delle meravigliose Bugatti ante-guerra, delle Jaguar e delle Bentley che hanno vinto a Le Mans. E poi delle Mercedes, delle Alfa, delle Porsche… tutte a dimostrazione della sua profonda passione per le auto da corsa. L’edificio che le contiene si chiama il “Garage”. O, per essere precisi, il “D.A.D. Garage”, nome che riunisce le iniziali dei due figli di Lauren, David e Andrew e della figlia Dylan. “E’ perfetto, non voglio essere pretenzioso, mi piace che la gente si sorprenda quando entra. Quindi quando chiedono “Dove tieni le auto?” io rispondo che stanno nel garage. Ma poi quando entrano esclamano “Ah, però! Alla faccia del garage!” Se dicessi che è un museo, direbbero “Santo Cielo, non è mica granché come museo”. [ride] L’amore di Lauren per la Ferrari è iniziato quasi per caso. La sua prima esperienza fu una guida: “Conoscevo le Ferrari e possedevo una Morgan inglese e una Porsche Turbo. Non avevo una grande esperienza di Ferrari, però. Un amico, il proprietario della rivista Rolling Stone, mi portò a fare un giro. Lui voleva guidare la mia Porsche e io la sua Ferrari e, una volta che eravamo agli Hamptons, una mattina facemmo un giro e mi innamorai del sound della Ferrari”.
L’esperienza che però gli aprì veramente gli occhi fu una visita a Londra. “Stavo uscendo dal Connaught Hotel e vidi una Daytona Spider nera, una Daytona Spider del 1972. Era nera, tettuccio nero, carrozzeria nera, interni neri e mi chiesi “Ma che macchina è?” Pensai che fosse fantastica. Me ne innamorai e feci una riflessione “Dove posso procurarmene una?” Tornai a casa e scoprii quante ne erano state prodotte – appena 125 – così pensai che stavo entrando in un mondo completamente diverso, che queste auto erano difficili da reperire, speciali, sarei stato ancora più intrigato. Comunque la trovai e l’acquistai, e quello fu l’inizio della mia passione Ferrari. Una sorta di febbre per la Ferrari. E continua tutt’oggi”.
Nel magnifico volume che presenta la sua collezione d’auto, Lauren riconosce alla Ferrari una caratteristica unica: ciascuna auto ha un proprio spirito e un proprio temperamento. “Ho una vasta esperienza di auto e sono tutte diverse. Le guido tutte, dalla GTO alla Daytona Spider, alla 250 LM alla 250 GT Berlinetta, al prototipo P2/3 alla F40. Con il trascorrere degli anni, seguo lo sviluppo delle auto. Tra le auto da strada, ho avuto una F355, una 360, una F430 e ora una 458 Italia e la GTO. È una cosa che mi emoziona molto e ora sto aspettando quella nuova, la nuova supercar. Me le sono godute le auto e quando sono in Colorado [dove possiede un ranch] le posso guidare su strade libere, proprio come quelle svizzere”.
Chi meglio di un uomo nella posizione di potere guidare tutti i diversi tipi di Ferrari può dirci come si sono evolute le vetture del Cavallino Rampante nel corso del tempo? “Beh, le Ferrari contemporanee vanno via lisce come seta, sono molto compatte. Il cambio lo si sente alla meraviglia. Le vetture meno recenti hanno più carattere, a causa della mancanza di perfezione. Sono più difficili da guidare, ma in un certo senso danno più soddisfazione, perché occorre veramente essere un pilota per guidarle bene, per cambiare correttamente e per prendere le curve nella maniera giusta. Devi conoscere la tua compagna, sapere come gestirla e guidarla correttamente, per trarne il massimo piacere. Con le auto nuove puoi essere un pilota mediocre e sentirti invece un asso. Ti danno l’impressione di essere un pilota da corsa, ma in realtà è tutto insito nell’auto stessa”.

“Per me guidare un’auto è una forma di arte in movimento”

Come fa un uomo così esigente, a capo di un impero globale della moda con un patrimonio netto personale che la rivista Forbes ha valutato intorno ai 4,6 miliardi di dollari, a trovare il tempo di mettersi al volante delle sue preziose vetture? “Non mi sono mai considerato un collezionista. Mi considero un appassionato di auto e non mi è mai venuta voglia di rivenderle, dopo averle acquistate, le ho sempre tenute. Le amo e le guido. Per me guidare un’auto è una forma di arte in movimento. Non ho investito in dipinti; ho investito nei miei hobby, e cioè le auto. E poi un dipinto non lo puoi guidare”.
Verissimo. E a confermare quanto appena detto, Lauren partecipa regolarmente alle manifestazioni delle auto classiche, sul favoloso e impegnativo circuito di Laguna Seca, che si tiene ogni anno ad agosto e al Pebble Beach Concours d’Elegance. Dove preferisce vedere trionfare i suoi gioielli? “Preferirei vincere una gara. [ride] Credo vada di pari passo, se fossi un grande pilota mi piacerebbe avere una macchina grandiosa che fosse bella, ma vorrei vincere la gara. Le auto nel mio garage sono in primo luogo da guidare e solo in seconda battuta da ammirare. Quando esco la mattina, guardo le auto e dico “Wow, che meraviglia” poi ci salgo e la sensazione è tutta un’altra cosa, c’è la guida. E dopo un po’ non ci pensi più all’aspetto dell’auto. Sei al volante e diventa una parte di te”.
Quindi, uno stilista come Lei può essere anche un pilota?
“Non credo, credo sia un’altra faccenda. Ci sono sensibilità diverse ed emozioni diverse.
Quando disegni ti emozioni, stai mettendo su carta nuovi concetti, ma quando sei alla guida sono la velocità e la potenza a darti la carica, e si tratta di un tipo di energia diversa, è come uno sport. Quando guidi è come fare sport e quando lavori e disegni c’è di mezzo una parte diversa del cervello. Per me le auto rappresentano una fuga da ciò di cui mi occupo, ma l’estetica delle auto è collegata all’estetica di come disegno. La poltrona sulla quale lei è seduto in questo momento è in fibra di carbonio (parte della Collezione Casa Ralph Lauren, un pezzo che unisce lo stile Art Deco alla modernità). Me stavo seduto in una delle mie auto e pensai “Devo proprio realizzare una poltrona di fibra di carbonio”. E l’idea mi è venuta a partire da un’auto”.
Ma questo per lui forse significa che le straordinarie linee delle auto classiche, piuttosto che ispirare un certo design, suggeriscono uno stile di vita, un look addirittura, sullo stile di Isadora Duncan? “Io disegno per uomo e per donna. Parte della loro vita, parte del loro stile è costituito da come si vestono, dove vanno, i ristoranti che frequentano, e le auto fanno parte della personalità delle persone, in particolare le auto sportive, rispetto a quelle da strada. L’auto è parte della loro vita”.
Quando si visitano i saloni dell’auto, come quelli di Ginevra o di Detroit, ci si trova davanti un universo fatto da modelli reali e da concept car che guardano al futuro. Poi ci si rende conto che ci sono anche modelli dal passato che sono stati reinterpretati, hanno ricevuto un nuovo look, che ci sanno emozionare di nuovo. Basti pensare alla Mini, alla Fiat 500 o al Maggiolone della VW. Un uomo così appassionato di auto, con un senso così spiccato del gusto, come considera il design contemporaneo delle auto? “Credo che uno dei problemi di alcune delle auto americane sia la somiglianza. Ma una manciata di aziende quali Porsche, Ferrari, McLaren, Lamborghini, creano grandi auto che hanno un vero carattere. Ciò che ammiro in loro è il design e la maniera in cui sono state costruite per la strada. Sono state create per gareggiare, così le prese d’aria e tutto il resto che ne consegue fa parte dell’emozione. La velocità è l’aspetto più importante, insieme all’handling e al cambio, e quel pacchetto è contenuto in una confezione che può essere un capolavoro”.
In quanto uomo d’affari, Lauren comprende alla perfezione in che misura gli investimenti su un’auto da mercato di massa possano compromettere le scelte stilistiche. Sa anche come essere critico. “La gente usa l’auto normalmente, sull’autostrada, ma ci sono sempre persone che possiedono una seconda o una terza auto che è bellissima; auto i cui proprietari desiderano guidare in campagna, per fare un giro. E aspettano con ansia quel momento, il momento di portare fuori l’auto. Dicono “Forza, abbandoniamo la città a bordo della nostra Ferrari”. Abbassiamo la cappotta, quel che si dice guidare sul serio. Penso però che anche le auto da uso quotidiano necessitino di un po’ di immaginazione. Ritengo che di certo in America la mancanza di immaginazione sia uno dei problemi di quelle auto – mancanza di immaginazione e produzione di massa”.
Naturalmente ci sono cose che non cambiano mai; la passione di un bambino per le auto è fatta per durare. “Quando esco con una delle mie auto, i ragazzini mi circondano e tutti si voltano per vedere che auto è, alle volte è troppo imbarazzante! Quando ero piccolo guardavo le auto americane, me ne stavo seduto con i miei amici a guardare le Oldsmobile e le Cadillac e a contare le auto, ma non le distinguevo nemmeno, non si notavano le differenze. Ma il brivido dell’auto sportiva resta sempre. Non credo sia sparito”. Nel corso del tempo, si è sviluppato un reciproco apprezzamento e comprensione tra Luca di Montezemolo e Lauren. Ferrari e Ralph Lauren condividono filosofie simili, in quanto aziende: rispetto del passato, bilanciato da uno sguardo costante al futuro. Entrambi sono marchi del lusso unici e insostituibili e non è un caso che lo stile di vita e dell’abbigliamento di Montezemolo corrispondano a quelli di Ralph Lauren, proprio come la passione di Lauren per la Ferrari non è molto diversa dall’amore che Montezemolo trasmette ogni giorno. A dimostrazione di quanto detto, in occasione della presentazione della FF alla stampa internazionale al Salone dell’Auto di Ginevra, il Presidente di Ferrari ha citato Lauren come ispirazione per il modello a trazione integrale.
“Ricordo esattamente cosa ho fatto” precisa Lauren “ero a Pebble Beach e incontrai Luca per la prima volta. Ci presentarono e io dissi subito “Perché non realizzate un’auto a trazione integrale, credo che sarebbe importantissimo, e credo che sarebbe molto entusiasmante realizzarla anche per la Ferrari, perché ci sono un sacco di giovani che amano le Ferrari, ma la Ferrari potrebbe essere molto di più; potrebbe essere un’auto a trazione integrale, perché la gente ha bisogno di un’auto del genere per certi periodi e in certi momenti…”. Ci è voluto un po’ di tempo, ma alla fine l’hanno fatto”.

Lauren ha anche spinto il Presidente a investire in un progetto d’ampio respiro a Maranello, forse perché, in occasione di una visita negli anni’90, Montezemolo ebbe l’impressione che l’americano fosse rimasto leggermente deluso. “Non sono rimasto deluso dalla visita alla Ferrari, ero emozionato; è stato affascinante, soprattutto vedere come venivano fatte le cose e come diverse persone lavoravano su una vettura, a mano, ne sono rimasto molto colpito… e poi ho visto la galleria del vento. Essere lì con Luca che mi spiegava tutto e mi presentava i vari lavoratori, è stato veramente emozionante. Niente delusione, assolutamente”.
Le due aziende hanno altre cose in comune naturalmente, in particolare il notevole appeal a livello globale. Gli americani, così ben rappresentati nello stile dal designer newyorkese, sono i maggiori acquirenti al mondo di Ferrari. Funziona in entrambe le direzioni. “Gli uomini e le donne d’Italia adorano Ralph Lauren perché ne apprezzano la classicità degli abiti. L’Italia è un luogo importantissimo per me perché gli italiani amano ciò che realizzo e ne comprendono la concezione”.
Mercati nuovi, come la Cina ad esempio, sono importanti per entrambe le aziende. Lauren annuisce, è d’accordo. “Credo che la Ferrari e Ralph Lauren abbiano un patrimonio, hanno uno stile che è contemporaneamente senza tempo e tuttavia nuovo, oltre all’integrità del prodotto. Credo che i cinesi siano interessati al patrimonio; sono interessati a sapere come sono nate le auto e come sono oggi, quindi credo apprezzino l’aspetto storico, oltre a capire com’è l’azienda. Le Ferrari stesse sono un simbolo di stile, gusto e sport”.
Delle molte auto che possiede e che sono state create a Maranello, quali sono le sue preferite? “Allora, possiedo una 458 Italia nuova ed è proprio fantastica. È un’auto moderna, è gialla e l’adoro. Per quel che riguarda le auto meno recenti, ce ne sono molte che amo, ma ciò che più mi riempie di gioia è mettermi alla guida delle GTO. Hanno un cambio particolarmente liscio. E la California Spider… Le amo tutte…la Daytona… sono tutte fantastiche”.
E ora la domandona: quale ha più stile? “Credo che una delle Ferrari più belle sia la Pontoon Fender Testa Rossa, l’auto dal look più incredibile. Ma mi piacciono moltissimo tutte. Amo la Spider, la 275 GTB4 cabrio… quella è bellissima per le linee così curve…”.
Improvvisamente i membri dello staff di Lauren iniziano a gesticolare. Lo attendono per un’altra riunione. Ma l’agenda dovrà attendere un altro po’. “Credo che l’emozione della Ferrari sia la sua attitudine all’emozione… sono emozionanti, non sono solo classiche. Sono emozionanti. Non importa che sia rossa… può essere gialla, nera… qualsiasi colore va bene per l’emozione Ferrari. I design sono sempre creativi, c’è sempre qualcosa di nuovo che viene fuori. C’è emozione in un’auto nuova, in una Ferrari nuova; non solo nella carrozzeria, ma anche negli interni. Cambiano sempre, e migliorano sempre. Vedo i cambiamenti nella tecnologia, vedo i cambiamenti nel design, il che rende quest’azienda un’emozione vivente. Non sono sempre disponibili e questo è un fattore fondamentale nell’emozione”.
Magari sei mesi o un anno… “Appunto. Non è il massimo, ma aspetti” (ride).
Mentre ci accompagna, con una cortesia che rispecchia lo stile che lo caratterizza, lo invitiamo a tornare a Maranello, il luogo della tecnologia e dei sogni che è diventata la Ferrari di oggi, grazie agli stimoli forniti da persone come lui. Ci chiede di salutargli Luca, sorride. “Ci vediamo presto” dice, in piedi, sulla soglia.

Pubblicato su The Official Ferrari Magazine numero 13, maggio 2011

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